Il re degli hacker si racconta

19/08/2011 - Kevin Mitnick, per la sua abilità di pirata informatico, ha passato anni in carcere. Oggi, redento, pubblica la sua autobiografia Negli anni ’90 non vi era più grande hacker di Kevin Mitnick. Un personaggio talmente noto in tutto il mondo

     
 

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Kevin Mitnick, per la sua abilità di pirata informatico, ha passato anni in carcere. Oggi, redento, pubblica la sua autobiografia

Negli anni ’90 non vi era più grande hacker di Kevin Mitnick. Un personaggio talmente noto in tutto il mondo per le sue scorribande nei sistemi informatici protetti di mezzo mondo, da guadagnarsi un posto nella lista dei “Most Wanted” (i più ricercati) dell’FBI.

CRIMINALE REDENTO - Oggi Mitnick, che ha 48 anni,lavora come consulente per la sicurezza informatica e in questi giorni, dopo tre settimane di vacanza (le prime in 11 anni), è tornato a Las Vegas per partecipare a Def Con, una convention di esperti di sicurezza informatica che ogni anno attira 14mila dei maggiori cervelli del settore. Proprio a Las Vegas il Daily Beast ha raccolto la sua testimonianza sulla sua autobiografia di prossima pubblicazione, dal titolo affascinante di “Ghost in the Wires”. Mitnick descrive la sua vita un po’ come il film “Catch me if you can”, che racconta la storia di Frank Abbagnale.

IL CARCERE – Il paragone è in effetti azzeccato: alla fine della sua roboante carriera, si è fatto 46 mesi di prigione, una parte dei quali sono passati in isolamento a causa dei timori del governo sul fatto che Mitnick avrebbe potuto trasmettere i codici di lancio dei missili nucleari tramite telefono. Oltre al carcere, l’hacker più famoso del mondo ha anche dovuto pagare migliaia di dollari di risarcimento.

HACKER A TEMPO PIENO - “Quando ero giovane non parlavo mai in pubblico di ciò che facevo. Gli hacker di oggi amano l’attenzione dei media, hanno un approccio completamente diverso e non penso che questo derivi da uno sfizio o da una sfida intellettuale. Credo che l’attenzione dei media gli serva per raggiungere e farsi amare dalla gente” Racconta Mitnick, che oggi è pagato per fare ciò che un tempo gli costò anni di carcere. Le grandi società lo assumono infatti per violare i propri sistemi informatici, mettendone così in luce le vulnerabilità.

CONSIGLI AI PIU’ GIOVANI - Riguardo il gruppo Anon, che sembra essere composto da ragazzi sempre più giovani, Mitnick ammette di non comprendere il loro approccio nel rapporto col pubblico ma si dice comunque ammirato: “questi ragazzi hanno colpito target importanti, come ad esempio la Sony”. Se dovesse entrare in contatto con qualcuno di loro, confida, li incoraggerebbe ad utilizzare le proprie competenze in modo più “socialmente accettabile”. Via via che sfuma l’attenzione dei media, resta solo la punizione, e il carcere fa schifo. “Non vorrei vederli passare quello che ho dovuto passare io” dice, ricordando gli anni di isolamento in cui fu imprigionato come minaccia alla sicurezza nazionale, e il dolore del sistema federale di giustizia penale. “Queste cose ti rovinano la vita”. Oggi, comunque, tutti i misfatti di Mitnick sembrano perdonati e lui usa la sua esperienza in modo positivo: “anziché crackare un sistema e ottenere in cambio una scarica d’adrenalina, irrompo in un sistema informatico e ci scrivo sopra un rapporto”.

     
 

1 Commento

  1. Who M. I scrive:

    Quante fesserie si dice sui c.d. “Hackers”… Che interesse avrebbe potuto avere Mitnick a lanciare dei missili nucleari? Sicuramente meno di quanti invece li hanno costruiti o comprati con i soldi dei contribuenti… I governi e le autorità dovrebbero sul serio mettersi sulla pubblica gogna se facessero un “mea culpa” su tutta l’attività velata di controllo ed invasione della privacy dei cittadini in luogo di erseguitare coloro che cercano di carpire i segreti di questa “Mano morta” che prova ad agguantarci uscendo da tv, compure ecc.

    FREE KEVIN. VIVA IL CONDOR! ;)

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