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Chi ha paura dei bambini che cantano per Renzi

La visita di Matteo Renzi alla scuola di Siracusa lascia strascichi pesanti. Soprattutto sui giornali, oggi pronti a puntare il dito contro «i balilla di Renzi», ovvero i bambini che hanno cantato la canzoncina di benvenuto al presidente del consiglio all’istituto Salvatore Raiti. Ma andiamo alla radice delle fonti: ecco il testo.

bambini renzi scuolaI BAMBINI CHE CANTANO PER RENZI – Il giorno dopo è soprattutto Libero ad essere scandalizzato, e richiama un momento storico piuttosto ben definito nella vignetta di Benny che apre la prima pagina:

bambini renzi scuola balilla

Il quotidiano racconta la canzoncina il diretta:

Muoviam la testa, facciamo festa… A braccia aperte ti diciamo «benvenuto al Raiti»…
Non si tratta di una convention, non si tratta di una manifestazione elettorale all’americana dove gadget e balletti sarebbero d’uopo. Stiamo parlando di un primo ministro in carica in visita ufficiale presso un’istituzione scolastica. E all’improvviso un coro ci fa rabbrividire. Alle 9.11, Valentina Cofini, attenta amica, ci retwitta una foto appena pubblicata da Cecilia Carpio, inviata di Agorà, programma Rai. È il testo della canzone che i docenti hanno fatto mandare a memoria ai bambini (i bambini!), si intitola «Clap and Jump per Renzi». La Carpio scrive: «Ecco la canzone che stanno cantando i pupi siciliani a @matteorenzi ». Probabilmente manco sa cosa significa, tra i siciliani, essere «pupi». Oppure lo sa, e usa «pupi» correttamente: vuol dire «marionette»

Lo scandalo del cronista continua:

Siamo felici… E ti gridiamo… Da oggi in poi, dovunque vai, tu non scordarti di noi… Dei nostri sogni… delle nostre speranze… Sgraniamo gli occhi. Non ci crediamo. Pensiamo a una bufala. Una geniale bufala. Stiamo assistendo al sorpasso in diretta del fascismo, per assestarci dalle parti della Corea del Nord, di Kim Jong-un. Sono riusciti in un colpo solo a replicare il piccolo Balilla e a superarlo.

E la foto che occupa le due pagine d’apertura è ancora più esplicita:

bambini renzi scuola balilla 1

I PUPI SICILIANI E MATTEO RENZI – Ma se Libero è indignato, Repubblica schiera il polemista principe Francesco Merlo per criticare la scenetta:

A Siracusa dunque non c’è stata la manipolazione sordida tipica dei regimi ma la paideia, il tentativo di ridurre i bambini a protesi ornamentale, di formarli alla piaggeria e all’adulazione: “non insegnate ai bambini la vostra morale /è così stanca e malata potrebbe far male” cantava il Gaber citato da Renzi persino nei libri. Gaber li vedeva cantare e battere le mani e pensava che facessero “finta di esser sani”, Renzi invece li ha passati in rassegna dando a tutti il cinque.

La situazione, secondo Merlo, è drammatica:

Ma ieri a Siracusa ho visto di peggio. Un retroscena rivela infatti che nell’esibizione di quella scuola di borgata, vicina alla chiesa di Lucia, santa e sempre più cieca, non c’è stato solo l’accanimento politico — e ridicolo — del sindaco Giancarlo Garozzo. Ecco il colpo di scena: la preside Cucinotta, che è la vera regista responsabile dello spettacolino, e la sua vice Katya De Marco sono accanite militanti di Forza Italia. E dunque io, che da quelle parti sono nato, ci ho visto soprattutto la tristezza infinita di un Meridione che è ancora e sempre lo scenario naturale dello zio d’America, e mi sono ricordato che Silvio Berlusconi a Lampedusa fu accolto come un messia, come un conquistador. Perché sempre così è salutato l’uomo potente che viene da fuori, l’uomo del cargo che può essere un capopartito, un cantante, un calciatore, un presidente del consiglio o non importa chi, purché venga appunto da fuori.

Poi, la stoccata finale:

Renzi si rilegga, per risarcire l’Italia, Carlo Levi che racconta di quel tal Vincent Impellitteri che — cito a memoria — tornato dall’America, entra in paese (era la provincia di Palermo e non di Siracusa) su una lussuosa macchina scoperta, ed è accolto dalla gente in festa che lo tratta come uno sciamano: «‘Tuccamu a machina, così ce ne andiamo in America’ gridavano i ragazzi del luogo». Ebbene, Impellitteri non solo non li abbraccia e non dà loro il cinque, ma si addolora e si rattrista al punto che si mette a piangere.