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Francesca Barracciu, l’altro «caso Gentile» del governo Renzi

Trentatremila euro di benzina in tre anni, rimborsati dalla Regione Sardegna senza che fossero state presentate le cosiddette «pezze giustificative». È per questo motivo che Francesca Barracciu, neo-sottosegretaria alla Cultura del governo di Matteo Renzi è indagata dalla Procura di Cagliari per il reato di peculato aggravato. Un nuovo «caso Gentile» che mette di nuovo nei guai il governo dell’ex sindaco di Firenze, all’indomani delle dimissioni del sottosegretario alle Infrastrutture di Ncd a causa dello scandalo della censura del quotidiano locale «L’Ora della Calabria».

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Francesca Barracciu (Foto: LaPresse)

FRANCESCA BARRACCIU, IL SECONDO PROBLEMA DEL GOVERNO RENZI – Il «caso Barracciu» esplode pochi giorni dopo la nomina a sottosegretario dell’ex candidata alla presidenza della Regione Sardegna. Una storia che comincia quasi dieci anni fa ai tempi della presidenza di Renato Soru e che culmina con un’inchiesta della Procura del capoluogo sardo sulle spese dei fondi consiliari. Tra gli oltre trenta ex-consiglieri indagati c’è anche la renziana Francesca Barracciu, vincitrice delle primarie del centrosinistra per la Sardegna dello scorso settembre. Un’inchiesta che le è costata la candidatura.

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FRANCESCA BARRACCIU E LE PRIMARIE IN SARDEGNA – Questi i fatti: alla fine dello scorso settembre Francesca Barracciu vince le primarie del centrosinistra per le Regionali in Sardegna. Per lei la strada verso la presidenza sembra ormai spianata, quando il suo nome finisce al centro dell’inchiesta sui rimborsi ai gruppi regionali. Si parla di fatti relativi al quadriennio 2004-2008, ai tempi di Soru presidente, quando la Barracciu era consigliere regionale. Il reato contestatole è pesante: peculato per 33.000 euro di spese non rendicontate, cifra che lei sostiene di aver speso in benzina. Nonostante la sua vittoria alle primarie, la Barracciu –  che dichiara come né Matteo Renzi né altri del Pd le abbiano mai chiesto di ritirarsi – è costretta ad abbandonare la corsa alla Regione Sardegna, Al suo posto subentrerà Francesco Pigliaru, poi eletto presidente alle elezioni dello scorso febbraio.

 

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«LA MIA NOMINA NON È UNA CONTROPARTITA» – Se l’inchiesta che la vede tutt’ora coinvolta le ha precluso la strada della presidenza della Regione – per il Pd sarebbe stato troppo rischioso avere un’indagata alla giuda della Regione Sardegna – lo stesso non si può dire di eventuali altri incarichi istituzionali legati al governo come quello, appunto, di sottosegretario alla Cultura, incarico per il quale Francesca Barracciu ha giurato lo scorso 28 febbraio. La sua nomina ha scatenato subito furiose polemiche, a cui lei ha risposto cercando di chiudere il discorso: «La nomina a sottosegretario alla Cultura non è stata una contropartita per la mia rinuncia alla candidatura alla carica di governatore della Sardegna» – ha detto la Barracciu intervistata dall’emittente radiofonica sarda Radiolina.

FRANCESCA BARRACCIU E LA GAFFE DELLA DELEGA – Non tutti però sembrano convinti e, oltre a chi ne chiede le dimissioni – tra questi figura la deputata di Scelta Civica Irene Tinagli – c’è anche chi attacca la Barracciu sul suo curriculum, considerandola inadatta alla carica di sottosegretario alla Cultura: laureata in Filosofia e in Pedagogia, ex insegnante di scuola superiore Francesca Barracciu aveva già fatto alzare più di un sopracciglio su Twitter subito dopo la sua nomina, quando un utente le aveva chiesto quale delega avesse. La sua risposta era stata un vago «non lo so», parlando di una giornata molto piena e della necessità di «verificare alcune cose nel dettaglio». E a chiedere le dimissioni di Barracciu, insieme agli altri «impresentabili» del governo Renzi – tra cui il ministro delle Infrastrutture Lupi, inquisito per concorso in abuso d’atti di ufficio  – c’è anche Beppe Grillo, che ha chiesto al premier di seguire l’esempio di Alfano e di farli uscire di scena.

(Photocredit: Facebook/Francesca Barracciu e LaPresse)