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Dritan Demiraj: l’uomo che confessa l’omicidio di Lidia Nusdorfi a Mozzate

L’alibi si è rivelato falso. Interrogato per diverse ore, Dritan Demiraj, un fornaio di origine albanese di 29 anni, è stato arrestato per l’omicidio di Lidia Nusdorfi, la donna di 35 anni assassinata il primo marzo nel sottopassaggio della stazione di Trenord a Mozzate (Como)Intorno alle 22.30 di domenica, il 29enne è crollato e ha confessato le sue responsabilità, alla presenza del suo legale, Nicolò Durzi. Fermato anche il datore di lavoro, che avrebbe fornito il falso alibi per la sera del delitto, confermando come l’uomo si trovasse al lavoro. A scatenare la furia omicida sarebbe stata la gelosia: alcuni mesi prima dell’omicidio la donna aveva infatti deciso di lasciare l’uomo, cominciando una relazione col cugino, poco più che ventenne, dello stesso Demiraj.

LIDIA NUSDORFI MOZZATE

DELITTO MOZZATE: FERMATO L’EX COMPAGNO DRITAN DEMIRAJ – La vittima, di 35 anni, era originaria di Rimini e si era trasferita da poco tempo con la famiglia in provincia di Como. Se in un primo tempo si credeva che la donna fosse stata colpita nel sottopassaggio alle spalle dopo essere scesa dal treno, grazie a un filmato i carabinieri hanno compreso come la vittima si trovasse alla stazione perché qualcuno le aveva dato un appuntamento. Per i carabinieri l’aggressione è stata quindi mirata e non casuale, come dimostrerebbe la stessa dinamica di quanto accaduto. Qualcuno l’ha attesa nel sottopasso, l’ha presa alle spalle e l’ha ferita con diverse coltellate, prima di scappare a piedi. Letali sono stati i colpi inferti alla gola e al torace. Sono questi i pochi elementi certi da cui è partita l’indagine della procura di Como. L’ipotesi è quella di un’omicidio legato alla vecchia storia sentimentale tra la vittima e l’ex compagno. Secondo quanto ha riportato il Corriere della Sera è stata una videocamera di sicurezza a riprendere ogni istante dell’omicidio di Lidia Nusdorfi. Immagini che avrebbero portato al fermo di Dritan Demiraj. Lo stesso ex compagno era stato a lungo interrogato dai carabinieri: il fornaio, che vive nella città della Riviera romagnola con i figli di 5 e 11 anni avuti dalla donna, aveva ricostruito gli ultimi mesi di vita della vittima. La loro relazione si era interrotta nell’agosto dello scorso anno a causa di una nuova relazione: la donna si sarebbe innamorata del cugino di Dritan, un ragazzo poco più che ventenne, con il quale si frequentava ormai da sei mesi.

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L’ALIBI E L’OMICIDIO DI LIDIA NUSDORFI– A spingere l’omicida sarebbe stata quindi la gelosia. Dopo la fine della relazione, la donna aveva lasciato Rimini e si era trasferita da parenti a Mozzate. Demiraj era stato inizialmente sentito come persona informata sui fatti. Dal suo racconto sarebbero però emerse diverse incongruenze, tali da accentrare su di lui i sospetti. In un primo tempo però l’uomo aveva fornito un alibi che sembrava metterlo al riparo dalle accuse. Aveva spiegato di aver passato tutta la notte nella bottega del fornaio dove è impiegato. Una testimonianza confermata dal datore di lavoro. Caduto l’alibi , da testimone Demiraj è diventato indagato. Poi fermato insieme allo stesso datore, che gli avrebbe fornito il falso alibi.

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Photocredit: Il Corriere della Sera

Ad avvertire le forze dell’ordine erano stati due giovani egiziani, che stavano aspettando il treno e avevano sentito un urlo . Raggiunto il sottopassaggio, uno di loro aveva notato un uomo, un giovane che si stava allontanando dalla stazione sotto la pioggia, con l’ombrello aperto. L’altro aveva invece visto la donna ferita, chiamando i soccorsi. Non era bastato per salvare la donna, morta dissanguata. Nata in provincia di Milano, a Garbagnate Milanese, Lidia Nusdorfi si era trasferita da poco nel comasco, dove era ospite di parenti.  Demiraj si trova adesso in stato di fermo, così come il datore di lavoro che aveva confermato il falso alibi.