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Perché l’Egitto non è un paese per turisti

Precipita la situazione in Egitto. Il caos politico degli ultimi giorni ha portato il Ministero degli esteri italiano a sconsigliare ai nostri connazionali di recarsi nelle località turistiche del Paese. Contestualmente, la stessa decisione è stata presa dal governo olandese che ha richiamato i turisti presenti attualmente nella penisola del Sinai ed a Sharm el-Sheik. Stessa cosa per Belgio, Germania e Svizzera.

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L’AVVISO DELLA FARNESINA – Colpa della paura di attacchi terroristici che potrebbero colpire i turisti presenti nel Paese. Nello specifico il ministero degli esteri italiano ha sconsigliato di recarsi in tutte le località del Sinai. Quindi, oltre a Sharm el Sheik, è stato vietato qualsiasi viaggio a Dahab, Taba e Nuweiba. Questo significa che circa 5.000 passeggeri non partiranno con un danno economico notevole per i tour operator che accusano l’Italia di essersi accodata alla Germania con troppa solerzia senza riflettere sulla posizione, come fatto ad esempio dalla Francia. Ma come si può leggere su Viaggiaresicuri, la situazione è probabilmente molto più complicata di quanto non si pensi, tanto che è tutto l’alto Egitto ad essere considerato in pericolo:

Si sconsigliano inoltre tutti i viaggi non indispensabili in Egitto in località diverse dalle aree turistiche dell’alto Egitto, della costa continentale del Mar Rosso e di quella del Mar Mediterraneo.

Inoltre, continua il Ministero degli Esteri, in Egitto al momento c’è un clima d’instabilità e turbolenza che sfocia in problemi per la sicurezza. La situazione può portare ad azioni ostili di stampo terroristico in tutto il Paese. E questo, continua la Farnesina, chiunque si rechi in Egitto dev’essere consapevole della minacce di gruppi jihadisti responsabili di potenziali attentati come quello avvenuto a Taba.

 

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I PERICOLI NEL PAESE – La situazione appare difficoltosa anche nella regione al confine con la Striscia di Gaza, il Cairo, Alessandria, le città del delta e del Canale di Suez. Inoltre, rimanendo in Sinai, c’è anche il problema delle tribù beduine che in passato si sono rese protagoniste di blocchi stradali, sequestri di turisti e violenza nell’area di Nuweiba, sulla strada per il monastero di Santa Caterina. Inoltre, a causa dei problemi crescenti legati al deterioramento della situazione economica, appaiono in aumento i borseggi, le rapine, i furti d’auto. Una novità per l’Egitto che obbliga turisti e locali a rimanere il più possibile vigili. Ma i turisti stanno andando via. Olanda, Belgio, Germania e Svizzera hanno addirittura organizzato voli charter di rimpatrio.

L’ATTENTATO DI TABA – La causa scatenante di questa decisione da parte delle cancellerie europee è da ritrovarsi nell’attentato avvenuto due settimane fa a Taba, dove un autobus di sudcoreani è stato oggetto di un attentato con un kamikaze che ha causato tre morti e quindici feriti. L’attacco è stato rivendicato dal gruppo quaedista Ansar Beit el Maqdis, i Partigiani di Gerusalemme, che hanno segnalato come l’attacco fosse un avvertimento destinato agli stranieri che devono lasciare il Paese. Al momento solo la costa del Mar Rosso sembra meno rischiosa, in special modo le località di Hurgada, Marsa Alam ed El Quesir. A patto di scegliere tour operator certificati, di non muoversi con mezzi propri e di stipulare un’assicurazione sanitaria.

IL CAMBIO DI GOVERNO – Ma certo l’avvertimento lanciato dai governi europei pone una seria condanna su quello che sarà l’Egitto nei mesi, e negli anni, a venire. Il 14 febbraio arrivò a sorpresa la notizia delle dimissioni del Presidente del Consiglio egiziano, Hazem al-Beblawi, sostituito da Ibrahim Mahlab. La decisione è stata presa da un Consiglio dei Ministri al quale ha partecipato il capo dell’esercito egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, di fatto guida del Paese fino alle prossime elezioni. E dire che la giustificazione di al-Beblawi era che le dimissioni sono arrivate dopo il ritorno della sicurezza nel Paese. Questo, un passo obbligato nella strada per le elezioni che vedono la candidatura di Al-Sisi, non ancora confermata da una annuncio formale, anche perché al-Beblawi divenne Presidente del Consiglio sotto la presidenza Morsi nello scorso luglio, al termine di una nuova ondata di proteste di piazza.

 

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L’INDIGNAZIONE EGIZIANA – L’Egitto spera ancora in un futuro ed in un ripensamento dei governi europei che darebbe una nuova linfa all’economia ed alla tenuta nazionale. Come riporta il quotidiano locale Al-Ahram, il ministro del turismo, Hisham Zaazou, ha espresso la sua sorpresa per la decisione della Germania tanto da aver contattato l’ambasciatore a Berlino, Mohammad Hejazi, per discutere le contromosse. Inoltre il ministro si è messo in contatto con il nuovo premier Mohammed Ibrahim, il governatore del Sud Sinai Khaled Fouda e del capo della polizia turistica Abdul Rahim Hassan. Tuttavia non sono mancate le critiche per una decisione che arriva a pochi giorni dalla fiera del turismo di Berlino che inizierà il prossimo 5 marzo, ricordando che le misure di sicurezza in Egitto garantiscono i turisti con la polizia pronta ad agire in caso di pericolo. Infine Zaazzou ha accusato l’Europa di voler boicottare l’economia egiziana con decisioni che rischiano di portare il paese ancora più nel caos. (Photocredit Lapresse / Gettyimages)