E Tremonti riforma il calendario
12/08/2011 - Non gli è riuscito di cambiare il sistema fiscale. Ma con le vacanze non può fallire E’ l’unica proposta concreta che il ministro “scemo” (cit. Casini) dell’Economia ha portato in Parlamento: “P otremmo accorpare sulla domenica le festività, ferme quelle
Non gli è riuscito di cambiare il sistema fiscale. Ma con le vacanze non può fallire
E’ l’unica proposta concreta che il ministro “scemo” (cit. Casini) dell’Economia ha portato in Parlamento: “P otremmo accorpare sulla domenica le festività, ferme quelle religiose che sono oggetto di Trattato. Può essere un modo tipicamente europeo per aumentare la produttività sistemica”.Una mossa che aumenterebbe i tassi di crescita annuali del Pil (un giorno in più di lavoro, pagato normalmente invece che il doppio), e che Marco Palombi sul Fatto spiega con dovizia di particolari:
Ma di quanti giorni parla Tremonti? Qui il conto si fa più complesso: le festività nazionali sono in tutto 11, otto all’in – grosso religiose (Santo Stefano e Pasquetta non sono “feste di p re c e t t o ”) e tre civili. Rinunciare a queste ultime però sarebbe un po’ duretto: si tratta infatti del 25 aprile, del 1 maggio (già si immagina la reazione dei sindacati) e del 2 giugno: Liberazione, Lavoro e Repubblica. Per questo, anche se Tremonti pare aver escluso le feste religiose, tra quelle in bilico ci sarebbero pure l’Epifania, Tutti i Santi (1 novembre) e Immacolata concezione (8 dicembre). L’obiet – tivo minimo – spiegano fonti di maggioranza – sarebbe arrivare ad eliminarne almeno due o tre subito: gli effetti immediati sulla crescita potrebbero infatti rendere meno gravoso la correzione di bilancio già nel 2012. “E’ una proposta interessante – spiega l’economista Fiorella Kostoris – anche per l’ef fetto annuncio: in Italia si comincia a parlare di aumentare il Pil non per miracolo, ma aumentando le ore lavorate. Ma non credo Tremonti ci riuscirà”.
Secondo la Kostoris l’aumento del Pil sarebbe apprezzabile:
Eppure se i giorni fossero tre, dice l’economista, l’effetto sul Prodotto interno “non sarebbe piccolo: secondo me un mezzo punto percentuale, a cui andrebbe aggiunto qualcosa per il recupero dell’assenteismo che si registra durante i cosiddetti ponti”. In realtà, secondo dati Ocse del 2010, le ore lavorate in Italia non sono poche – 1.802 l’anno, 38 in più della media – ma probabilmente meno produttive che in altri Paesi. E’ quanto sosteneva nel 1998 un personaggio centrale dell’attuale maggioranza e che ieri sedeva accanto a Tremonti: il potente presidente leghista della commissione Bilancio della Camera, Giancarlo Giorgetti. All’epo – ca il nostro voleva addirittura aumentarle le festività, riportandole all’era pre-1977: quel taglio, sosteneva, premiava “lo – giche economicistiche grossolane e superate (…). Di ben altra portata, in questo Paese, avrebbero dovuto essere i provvedimenti a sostegno dell’eco – nomia”.
Solo che abolire le festività avrebbe un effetto recessivo sul consumo, perché sparirebbero i ponti. Ma questo il novello Gregorio XIII non lo dice.












Io, invece, penso a un’altra ricetta, un po’ anomala: primo, chi dichiara oltre i 20000 euro all’anno non paga più nessuna tassa; chi, invece, dichiara meno paga il 60%; chi, addirittura dichiara sotto i 10.000 euro, 90%; inoltre: ticket sanitari: nessuna esenzione da reddito, uguali per tutto; mense scolastiche, tasse scolastiche, università: non più in base al reddito, uguale per tutti; IVA al 10%; tutto ciò che prevede una licenza comunale o dello Stato, in senso più alto, tipo i tassisti: al primo blocco, sequestrate le licenze e date a chi ha voglia di lavorare.
In pochi giorni avremmo dei redditi stravolti, ne sono certo: avremmo taxisti che dichiarano 50000 euro, albergatori che ne dichiarano 100.000, ristoratori che ne dichiarano 120.000 etc: avremmo, finalmente, un po’ di giustizia fiscale, in questo paese di merda
ti dimentiche delle fasce deboli di reddito !
vedi un po’…
caro p, è ovvio che i redditi veramente controllabili (lavoratori dipendenti e pensionati) sarebbero esclusi dalla pressione fiscale: io mi riferisco ai milioni di poveri che hanno diritto a tutto senza pagare un cappero e disprezzano, umiliano, raggirano i ricchi come me, da 70.000 euro all’anno che a malapena riescono a pagare auto e mutuo insieme, che non si sognano di comprare un SUV, che per arrivare al reddito di cui sopra si sono fatti un cu.lo tanto, hanno un’altissima professionalità che è disposizione di tutti, gratis per i delinquenti e a pagamento per chi è costretto a dichiarare tutto.
Geniale. Quindi io che sono un lavoratore dipendente che guadagna poco più di 10 mila euro all’anno (lordi) dovrei vivere con 400 euro al mese. Il mio vicino di casa che fa il mobiliere e che denuncia sicuramente più di 20.000 euro l’anno (sono certo della sua onestà) non pagherebbe più un euro di tasse.
Geniale, davvero!
denuncia sicuramente più di 20.000 euro l’anno : uno su un milione; guarda che se attuassero la mia fanta politica tu vivresti meglio, rileggi e fidati:
sciogliere le province da sola vale 50 miliardi di euro,sapete quanti voti ha preso in parlamento la proposta di legge presentata da IDV 15 giorni fa una trentina,22 voti gli a presi la proposta di rinunciare al vitalizio di circa 3000 euro netti al mese,questa classe politica da destra a sinistra è il problema,noi siamo la soluzione.
aumentare i canoni ai grandi concessionari di beni e servizi pubblici… nulla vero ??
che manovra finanziaria disgustosa vero .tagli dovunque per Tremonti lavoriamo fino a 70 anni così 10 anni se ti va bene e poi muori .
Giustò così.
Un popolo che vota un venditore di pentole deve mettere in conto questo ed altro.
Per quanto può essere simpatico il gabibbo , per quanto possono essere fighe le velinie , o simpatici i ragazzi del grande fratello, le destre non hanno mai fatto gli interessi dei lavoratori dipendenti , operai e fasce deboli in generale.
Non basta qualche anno di pubblicità propagandistica per cambiare la storia.
Ora è giusto che i lavoratori italiani si becchino questa finanziaria classista.