Economia

Draghi contro Tremonti, cosa c’è dietro lo scontro

TUTTO IL RESTO E’ IDEOLOGIA – Tutto il resto è fantasia, barzelletta, demagogia da raccontare al popolo che ha bisogno di un capro espiatorio da additare al pubblico ludibrio. Spesso per mere funzioni utilitaristiche: è chiaro che il cosiddetto “passo indietro” che si chiede di fare alla concorrenza e al libero mercato serve a far fare un passo avanti alle fauci fameliche di chi sta dall’altra parte. Di chi, insomma, in nome dell’italianità delle banche ci fa pagare i più alti costi bancari d’Europa, per fare un esempio, o di chi in nome dell’italianità dei cieli ci fa foraggiare una banda bassotti del trasporto aereo. A carico nostro, ‘che l’Italia è l’unico posto al mondo dove il cittadino è un Signore (e offre lui) e l’imprenditore un pezzente che sta sempre lì con il piattino in mano a chiedere l’elemosina. Ecco che quindi si sta già oggi facendo passare un aiuto di Stato come il decreto sulle banche per un provvedimento “di sistema, senza il quale sarebbe il disastro. Domani, sarà la volta delle assicurazioni; poi dell’energia, e via andare fino a esaurimento scorte di fregnacce. Nel caso (clinico?) di Giulio nostro, c’è anche dell’altro. Il commercialista di Sondrio, laureato in giurisprudenza, attacca davvero Draghi perché il nostro Governatore è più rispettato e considerato di lui (chissà perché, eh?). E nella sua testa pensa che potrebbe costituire un ostacolo alla sua ambizione, specie quando il caro Silvio non ci sarà più. Draghi, alla politica italiana, non ci pensa per niente: ha altre e più alte ambizioni.

LA FANTASIA AL POTERE – Per perseguire questo obiettivo, Tremonti se ne frega di apparire incoerente a chi lo ascolta attentamente. Come quando si straccia le vesti raccontandoci che questa è la crisi più grave di sempre, ed evocando presente e futuro di lacrime, sangue, dannazione e distruzione, e poi uscirsene con una manovrina che sposta lo 0,3% del Pil. Tanto, chi volete che se ne accorga? Se ce n’è bisogno, lui è pronto a presentarsi a Ballarò e a fare un figurone prendendosela con un colpevole a caso, utilizzando quel linguaggio immaginifico che è proprio delle poesiole e delle canzoni d’amore, non certo dei ragionamenti di senso compiuto. Tremonti apre bocca e gli dà fiato, fidandosi della sua eloquenza e del fatto che interlocutori seri non ne ha e il pubblico lo sta ad ascoltare al massimo per quattro-cinque minuti, e così non si rende conto dell’intrinseca contraddizione insita nel sostenere un attimo prima che sta per venire giù il mondo e un attimo dopo che i nostri buoni del Tesoro sono i migliori, come se parlasse di piatti tipici regionali e non di obbligazioni di credito. Passano due interruzioni pubblicitarie, ed eccolo lì pronto a polemizzare con chi – come Draghi – gli ha consigliato di tagliare le tasse per stimolare l’economia, cosa che era anche scritta nel programma economico del partito che l’ha eletto in parlamento, programma buono al massimo come carta igienica visto che il giorno dopo il ministro ha scritto nel Dpef che non taglierà le tasse fino al 2012. In un paese normale, una cosa del genere avrebbe causato il suo inseguimento con il forcone in mano e che qualcuno lo cospargesse di piume e pece. In Italia, Tremonti può dire a Draghi: “Zitto tu, che non hai vigilato“. E la gente ci perde pure tempo a scrivere e leggere i retroscena sui giornali.

E’ TUTTO A POSTOTremonti è un incanta-fessi. Non conosce alcun metodo per tirar fuori l’Italia dalla situazione gravissima in cui si trova oggi, anche perché – lo si deve ammettere a sua parziale scusante – non è in grado di spendere e “sbilanciarsi” viste le inette politiche economiche perseguite negli ultimi 10-12 anni di vacche non magrissime. Perché lo schifo di classe politica (sia la destra che la sinistra) che questo paese si fregia di tenersi non ha mai avuto le palle per fare quelle riforme strutturali che sarebbero fondamentali per permetterci di ripartire. Non lo fa perché ha paura dell’impopolarità che porterebbe, ad esempio, una riforma del welfare e delle pensioni degna di questo nome. Una generale liberalizzazione delle centinaia di mercati ingessati dove pochi fruiscono di rendite posizione a scapito di molti che “had to pay and pay” (cit.). Una spinta verso la ricerca dell’efficienza autentica della macchina-Stato che metta un freno a tutte quelle clientele burocratico-politiche che rendono la politica infinitamente più costosa di quanto produce. Tutto il resto, anche i deliri del ministro Tremonti, sono barzelletta folkloristica. Che ci conferma, una volta di più, che in Italia la situazione è grave, ma non seria.

9 commenti a Draghi contro Tremonti, cosa c’è dietro lo scontro

  1. cordapazza

    quando l’ex-dir scrive “cum ira et studio” (e sottolineo studio) come in questo caso, non ce n’è per nessuno!
    gran pezzo!

  2. Parole sante. Parole vane?

    Un sorriso comunque

    Carlo

  3. 100% d’accordo, purtroppo. E’ triste vedere un governo in teoria espressione dle primo “partito liberale di massa” si vanti di essere stato il primo ad aver paventato l’intervento statale.

  4. Losk

    In un paese serio tremonti verrebbe sonoramente spernacchiato ogniqualvolta esce di casa

  5. AG

    Tremonti che polemizza con Draghi mi sembra proprio il bue che dà del cornuto al bufalo. Perchè verissimo quello che dici sull’immaginifico professore di Sondrio, ma anche l’altro genio dell’economia che sta in via Nazionale e che ha solo da badare alla vigilanza (che al resto ci pensa la BCE) vorrei capire cosa ha fatto quando il sig.Profumo vendeva a tutti a raglio interest swaps. Oppure ad esempio la fenomenale operazione della Popolare Italiana, cioè come far “fallire” invece della sola Lodi anche la solidissima Verona.
    Sinceramente si sente la mancanza di un Carli o di un Baffi sia al ministero dell’Economia sia in via Nazionale.

  6. Giornalettismo,la crisi sarebbe responsabilità dell’ “eccesso di credito di questa era.”??
    Elì,Elì……

  7. gloria

    “in Italia la situazione è grave, ma non seria.”…

  8. Dal punto di osservazione in cui mi trovo, questa diatriba tra Tremonti e Draghi assume un connotato diverso. Tremonti è stato il primo motore immobile che ha fatto crollare il regno in via nazionale di Fazio (Antonio), aprendo la strada al primo governatore non proveniente “dall’interno”.

    Draghi ha ricambiato il favore (ri)affermando la completa autonomia della Banca d’Italia dal Tesoro, decidendo senza interpellare il ministero (che aveva alcuni suoi papabili) nella sostituzione (di ieri) del vice direttore generale Finocchiaro.

    Insomma Tremonti, avendo capito che non avrebbe potuto influenzare l’elezione di qualcuno a sè vicino, potrebbe aver deciso di attaccare frontalmente “l’ingrato Mario”.

  9. qui si corre dietro ai topolini e dall’altra parte scappano gli elefanti.

    il debito pubblico e’ legittimo perche’ e’ legale o perche’ e’ giusto?

    wwww.signoraggio.it

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