Dolce & Gabbana e i jeans che uccidono

10/08/2011 - La società di moda è rimasta indifferente agli appelli della Clean Clothes Campaign contro l’uso di trattamenti altamente nocivi del denim Spesso non sappiamo cosa stiamo indossando. O meglio, non conosciamo le sostanze chimiche contenute nei tessuti che entrano in

     
 

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La società di moda è rimasta indifferente agli appelli della Clean Clothes Campaign contro l’uso di trattamenti altamente nocivi del denim

Spesso non sappiamo cosa stiamo indossando. O meglio, non conosciamo le sostanze chimiche contenute nei tessuti che entrano in contatto con la pelle. Molto spesso sono tinture, oppure composti che servono a dare una certa sfumatura o consistenza alla stoffa. Ad esempio, la sabbiatura. Andava di gran moda qualche anno fa, creava quelle macchie slavate che davano al pantalone una stilosa impressione usata. Oggi, su questo trattamento c’è una moratoria, perché sembra che le sostanze impiegate siano altamente tossiche.

PER UN ABBIGLIAMENTO SANO -Lo dice la Clean Clothes Campaign, che ha accusato Dolce & Gabbana di non prestare attenzione a questo problema, rifiutandosi di aderire al bando di questo processo. Tra le maggiori case di moda d’Italia, tre sono accusate di non voler smettere di vendere i “jeans killer” che minacciano la vita dei lavoratori nei paesi poveri in cui sono prodotti. La Clean Clothes Campaign ha iniziato a febbraio, richiedendo ai principali produttori e distributori di moda di bandire la sabbiatura: le grandi quantità di polvere di silice prodotta in questo passaggio potrebbero portare alla silicosi, una malattia polmonare potenzialmente letale. Il processo è stato vietato in Turchia nel 2009, dopo la prova che 46 ex operatori addetti alla sabbiatura avevano contratto la silicosi.

LA PETIZIONE – Quasi 34.000 persone hanno firmato la petizione pubblicata dalla Clean Clothes Campaign. Il portavoce italiano della campagna, Deborah Lucchetti, ha fatto sapere che un certo numero di noti progettisti, produttori e rivenditori avevano già eliminato l’abbigliamento in jeans sabbiato dalle loro collezioni. Tra questi anche Levi’s, H&M e C&A. In Italia sia Gucci che Versace hanno risposto favorevolmente all’appello. Gucci, in particolare, è stato “responsabile e avanzato… maturo.”

DOLCE E GABBANA RESTANO INDIFFERENTI – Ma Lucchetti ha anche fatto sapere che Giorgio Armani, Roberto Cavalli e Dolce & Gabbana non si sono mossi. “In questi sette mesi, sono le uniche aziende che sono rimaste del tutto indifferenti”. “Dolce & Gabbana mi hanno addirittura telefonato per ringraziarmi per l’informazione ma che non erano interessati. Ero abbastanza sorpresa, questo è un problema serio. Molte persone sono morte a causa della sabbiatura”. In una dichiarazione rilasciata il 5 agosto, Change.org accusa Dolce & Gabbana di aver “cancellato dalla bacheca di Facebook i messaggi che i membri dell’associazione avevano inviato chiedendo che il divieto di sabbiatura fosse adottato anche da questa società”. Nessuna delle tre società nominate dalla Clean Clothes Campaign si è resa disponibile a commentare la questione con la stampa.

     
 

14 Commenti

  1. ernesto scrive:

    ehmm.. sono dannose per l’ambiente, ma non per chi indossa i vestiti…. date la notizia giusta……

    • fiorenza puccetti scrive:

      infatti : non sono nocivi per chi li indossa, ma sono nocivi per chi tratta il denim con questo procedomento ( non dolce e gabbana, ma i lavoratori che sono addetti alla sabbiatura e pertanto respirano silice !!!)

      • ernesto scrive:

        la lavorazione del denim non è più pericolosa di altre lavorazioni tessili… e le lavorazioni tessili sono meno pericolose per la salute di molte altre lavorazioni…. se poi si deve dire che dolce e gabbana sono degli assassini… direi piuttosto che sono degli evasori fiscali……

    • FilOZ scrive:

      La notizia è giusta, infatti c’è scritto: “sono accusate di non voler smettere di vendere i “jeans killer” che minacciano la vita dei lavoratori nei paesi poveri in cui sono prodotti.”

  2. linken scrive:

    La chiesa cattolica uccide migliaia di cinesi!

    questo sarebbe stato il titolo se venivano sabbiati
    dei crocefissi, quindi:

    OMOSESSULI ASSASINI!

    • Tommaso scrive:

      Il tuo ragionamento fa acqua da tutte le parti: 1. I crocifissi non sono un simbolo prettamente cattolico ma cristiano 2. La chiesa cattolica è un organizzazione di persone ben precisa che raccoglie ogni sorta di individui, inclusi gay, accomunati da ideali e dogmi 3. Roberto Cavalli non è affatto gay e comunque sia non c’entrano le preferenze sessuali ma la loro avidità/superficialità.
      Prova a ragionare meglio.

      • linken scrive:

        quanto c’hai messo a scrivere questa marea di ca.gate?

        • Tommaso scrive:

          Non ha nessuna importanza. La vera domanda è: perché non sei riuscito a rispondere argomentando le tue ragioni? io una risposta ce l’avrei… la tua totale ignoranza. Bella replica complimenti!

  3. tiziano scrive:

    Io me li ricordo quei jeans.. 600 euro! Li mortacci loro!!

  4. TReX scrive:

    Dolce e Gabbana stanno attenti solo al denaro. Se gli chiedessero di firmare una linea di preservativi per gay lo farebbero subito, pur di guadagare di più….oops gli ho dato un’idea?

  5. Tommaso scrive:

    Non ha nessuna importanza. La vera domanda è: perché non sei riuscito a rispondere argomentando le tue ragioni? io una risposta ce l’avrei… la tua totale ignoranza. Bella replica complimenti!

  6. Fabrizio scrive:

    In Turchia ci sono centinaia di persone che stanno aspettando la morte per silicosi e problemi polmonari. Lavoravano alla “sabbiatura” dei jeans di grandi firme, anche italiane. Per 200 euro al mese. Possono rinunciare a qualche soldo quei due sfruttatori di Dolce e Gabbana? Passerebbero sopra i cadaveri dei loro stessi genitori, pur di fare soldi! Che schifo! Boicottiamo tutti i loro prodotti.

  7. fabio scrive:

    certo e’ che siamo in un mondo di m… si puo’ fare di piu’ oltre che firmare petiziononi
    1- comprare abiti che costano decisamente meno
    2- comprare abiti nuovi e lasciarli invecchiare con l’uso
    3- comprare abiti (per chi puo’ permetterseli) con costi elevati ma senza una firma in evidenza,
    tanto nessuno puo’ ragionevolmente pensare che siete sponsorizzati dal produttore

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