Il nuovo libro di Carlo Maria Martini è dedicato alla città del conflitto, dove il cardinale è voluto tornare per il suo “diario di bordo”
Carlo Maria Martini, cardinale, vescovo di Milano, è in libreria con “Conversazioni notturne a Gerusalemme”. Già, notturne. Perchè la notte è il momento
dell’immaginazione. Si affinano i sensi e, con la complicità delle tenebre, si può meditare sull’uomo, sull’umanità e sul futuro di entrambe. Scevri da quelle pesanti e fuligginose sovrastrutture che la razionalità, indotta dal giorno, impone. Fuori dalla dottrina, a Gerusalemme, in quel laboratorio sperimentale che è la vita. Con i giovani, di notte, che fanno domande su tutto. A Gerusalemme, la città del conflitto. Dove le religioni ebraica, cristiana e musulmana lottano da sempre per questo luogo. A Gerusalemme, perchè è da lì che veniamo. Perchè Gerusalemme è la città dei profeti ma anche del Golgota. Dove la speranza di tutte le fedi convive con la brutalità di tutti gli estremismi. Perchè, se è vero che tutti proveniamo da Gerusalemme, è lì che alla fine del nostro viaggio bisogna ritornare.
UN RITORNO – Ed è lì che è voluto tornare Carlo Maria Martini. A scrivere l’ultimo capitolo del suo diario di bordo. Come Petrarca sul Monte Ventoso. Con il vantaggio di non essere solo, con la voglia di colloquiare, in particolare, con coloro che stanno scrivendo ancora i primi capitoli della propria vita. In questo libro, coadiuvato in questo brainstorming dal gesuita austriaco Georg Sporschill, il cardinale Carlo Mario Martini, il più aperto quasi Papa della storia, parla di tutto con semplicità evitando i toni da cardinale e i tromboneggiamenti da teologo. Alla pari. Come fosse un pen pal friend che risponde ad un suo giovane amico. Certo ha studiato molto la Bibbia, ma ha anche fatto tanta esperienza di vita. E quindi le Scritture sono state masticate come contorno alla vita. Che è sempre stato il suo piatto forte. Uscendo dai sacri palazzi. Guardando alla vita più con l’occhio di chi è nel piazzale di San Pietro e non sul balcone. Per Martini, prima di pensare al ruolo che l’uomo deve avere nella Chiesa, in una comunità religiosa più in generale, occorre preoccuparsi di fortificare i giovani fornendo loro un contesto familiare e scolastico che sia pedagogicamente favorevole. Pedagogicamente è nostro. Il cardinale auspica, più semplicemente, dei giovani forti e sicuri, capaci di scegliere, coraggiosi nel prendere le decisioni. Nessuna lezione frontale. Nessuna gerarchia. Alla pari, come la sua conversazione. L’insegnamento e la crescita del giovane avvengono attraverso il confronto e il dialogo. Scambio bidirezionale dunque. Che presuppone il riconoscimento della dignità dell’altro. Quindi stima e rispetto. L’umiltà da ambo le parti. Per Martini esiste uno spazio in cui, creato questo connettivo, è possibile superare gli steccati ideologici, generazionali, interreligiosi. Perchè il vantaggio di sapersi porre, il vantaggio di questo connettivo è che funziona sempre, in tutte le circostanze in cui la diversità può indurre a muri, divisioni e anche frizioni.
CHE FARE? - “Ai giovani non possiamo insegnare nulla”. Dobbiamo dargli gli strumenti per comprendere e giudicare. La delega e la responsabilità vanno di pari passo. Delega e responsabilità sono valori che trascendono la confessione religiosa. Vengono prima. Questa è la straordinaria lezione del Cardinale Martini. Guardare a quello che viene prima delle fede e dell’essere un buon cristiano. Guardare all’umanità e non al gregge. Un approccio, il suo, che è quello di una Chiesa Riformata. Quindi anche Protestante. Luterana. I giovani sono da tenere in gran conto. Vanno concquistati. Bisogna essere loro amici. Come lui lo è. E se gli sei amico e li conosci, sai che è impensabile immaginare due giovani che si vogliono bene e che non facciano all’amore prima del matrimonio. Sarebbe Innaturale. Innaturale è quindi quell’Ecclesia che vieta l’uso della contraccezione. Barbara è quella Ecclesia che permette la strage in Africa dei malati di AIDS. La Chiesa per il cardinal Martini non può proporre tesi generali su questioni delicate ma al tempo stesso quotidiane come la sessualità o l’omosessualità. Lui stesso preferisce discutere di questi temi, che sono così importanti per la vita civile e di relazione tra gli individui, solo di fronte ad un caso concreto, solo a fronte della conoscenza diretta delle persone coinvolte. La Chiesa, per il cardinal Martini, deve aprirsi riguardo agli abusi sui minori perpetrati da preti. Deve aprirsi perchè il dialogo, il confronto richiedono interlocutori di pari dignità. Che abbiano l’umiltà di ammettere le proprie colpe, di cercare nell’altro il sostegno ed il perdono.
DECIDITI! – Il momento più bello del libro è il capitolo dedicato all’importanza di prendere le decisioni. All’importanza del cammino per arrivare a scegliere cosa è meglio. Martini discute di come dosare il momento, lo spazio della ragione con quello dei sentimenti, del proprio “io” interiore. Di come ascoltare questa voce, questo “io” spesso introvabile. Che va scoperto, e con cui bisogna dialogare per capire cosa vogliamo veramente. Un’intimità, una coscienza e consapevolezza di sé, che va allenata e corroborata. Di come sia spesso difficile capire che ci si trova di fronte ad un’intuizione. Quel momento in cui tutto, di primo acchito, ti pare chiaro. Giusto. Incontrovertibile. Per Martini, i giovani sono molto più avanti degli adulti e degli anziani per quanto riguarda il senso della giustizia. “La giustizia vuol dire legalità, rispetto degli altri e del Creato”. Semplice, quasi banale. Certo. Ma non così tanto se c’è chi pensa che occuparsi del Creato oggi sia come per chi ha la polmonite occuparsi della messa in piega. Alla fine del libro, quando si parla di Chiesa e Politica, Martini è glocal. Affronta infatti i temi internazionali e fornisce indicazioni di come vivere nel proprio piccolo un’esperienza attiva e solidale. Se la parola Dio entra nella costituzione Europea non può che essere un Dio di tutti. Quindi ecumenico. Musulmano, Ebreo e Cristiano. Di fronte alle ingiustizie ed alle disuguaglianze del mondo non aspettare che la depressione ti sovrasti ma prova ad agire aiutando il tuo prossimo. Sentirai la forza che proviene dalla tua piccola ma straordinaria esperienza. Nell’epoca in cui la politica si fa su Facebook, La Politica che vive nel piccolo, nel limitrofo, ma che è attiva ed operosa, certo rasenta l’utopia.
























Ecco, ma un pezzo su questa cosa l’ho scritto prima io! E faceva più ridere!
avevi pure detto che avresti scritto la seconda parte, ricordi?
se sta facendo propaganda elettorale
dice che vo’ diventa’ Papa
ma nun te faccio elegge cocco mio, nun te faccio
Nessuna propaganda elettorale.
bellissimo il post e il suo linguaggio piano e semplice, in lnea con lo spirito del libro: invoglia, semplicemente, a leggerlo:-)
questa recensione sembra una poesia..:)
@Greg: c’hai ragione. Sarà un regalo di Natale.
Ho molta stima del Card. Martini. Lui incarna una bella corrente di pensiero, progressista e all’avanguardia…
http://www.francescogreco.splinder.com
E’ interessante la lettura che offri dell’opera di Martini.
Grazie
(la rigiro a molti)