Debunking Emanuela Orlandi – 2
21/07/2008 - CHE HAI DETTO, SCUSA? – Oh, ma mi sbaglio o dice: “io la identificai come Emanuela Orlandi”? No, perché è un distinguo assai importante. Dove aveva visto la Orlandi, Sabrina? Sulle foto dei giornali. Insomma, nella vita tutto può essere:
CHE HAI DETTO, SCUSA? – Oh, ma mi sbaglio o dice: “io la identificai come Emanuela Orlandi”? No, perché è un distinguo assai importante. Dove aveva visto la Orlandi, Sabrina? Sulle foto dei giornali. Insomma, nella vita tutto può essere: ovvero, che realmente la Minardi abbia portato una ragazzina al monsignore, ma che questa ragazzina non fosse Emanuela, ma semplicemente che le somigliasse. Voi che dite? Che è un’ipotesi? Perché, invece quali evidenze abbiamo che la Minardi dica la verità? Rufetto, accusato oggi nel caso Orlandi, dichiara: “C’ è chi dice che assomiglio all’ identikit che avete pubblicato, quello del rapitore della Orlandi. Ma se anche fosse non significherebbe nulla. La verità è che non c’entro null
a così come non c’entra nulla Renatino. Quella casa sulla Gianicolense non era la prigione di Emanuela ma il rifugio segreto dove si nascondeva Renatino ricercato dalla polizia…”. La parola di un pentito contro quella di un’altra persona, anche lui dal passato non limpidissimo. Uno dei più grandi killer della Banda, secondo Maurizio Abbatino, che disse di riconoscerne la voce in quella di Mario, il secondo telefonista. Cavolo, c’è la fila. Parisi dice che era Rufetto, Mancini pur non chiamandolo per nome fa lo stesso, Abbatino pure. Una registrazione c’è. Facciamolo, questo confronto. Perché ne abbiamo tutti da guadagnare. Tutti, nessuno escluso. O sfatiamo un sacco di leggende metropolitane, o abbiamo trovato un collegamento decisivo. A meno che tutto ciò non sia stato già fatto. Con riscontri negativi, magari. Perché spesso è così che accade. Solo che non è stato detto.
A RENATI’, MA CHE DAVERO DAVERO…? - “Forse nun hai capito. Io da 17 anni vado a festeggiare il mio compleanno a casa De’ Pedis, perché è il compleanno anche della mamma di Renatino. Io li ho conosciuti tutti. Sappi solo che lui andava in giro con un’Excalibur, lo sai cos’è? E’ la macchina di Paperon de’ Paperoni. Hai capito di che parliamo? Tutti loro ereno così. E mo’ andasse a vende pe’ 20mila euro a Chi l’ha visto me fa tristezza. Comunque io nun parlo, per una questione di rispetto”. Ho capito, Bellicapelli. Ma che c’entra, scusa? “C’entra. Lo sai, sì, che Placido è andato a offrì 8mila euro al custode di Sant’Apollinare per fargli inquadrare la tomba di De’ Pedis (per il film tratto da Romanzo Criminale)? Lo sai quello che
gli ha detto? Gli ha detto no. Così se fa’. No’ vendese pe’ quattro sordi”. Ma tu te lo sei chiesto ‘a renatì, ma che davero davero’, dì la verità? C’hai pensato che c’entrasse qualcosa co’ la storia? “Non c’entra niente De’ Pedis co’ sta storia. Niente. So’ stati li turchi, oppure i polacchi perché er Papa se voleva anna’ a cura’ llla’ e non hanno voluto. Io me lo ricordo”. Ma dài, questo non è vero e lo sai. “Stop. T’ho detto che nun parlo. Se vuoi, quando se calmano le acque, possiamo andare insieme a casa loro, e vedi che te dicono. Adesso? No, adesso no. So’ troppo incazzati”.
“CHE MALE C’E’ A ESSE DITTATORI, DICO IO!” - Detta così, sembrerebbe quasi un depistaggio, l’ennesimo. A volerlo fare, si potrebbe davvero pensare male (e raramente sbagliarsi). Però, prima di accettare quest’ipotesi, sarebbe bene farsi qualche altra domanda. Ve li ricordate Pierluigi e Mario, i primi due telefonisti? Che dicevano, al telefono? Vaneggiavano di Agça? No, anzi, erano tutti lì pronti a negare l’ipotesi rapimento, a rassicurare la famiglia dicendo che la ragazza si era allontanata volontariamente da casa per la “vita piatta”. Solo dopo il primo messaggio del Papa cominciano a giocare al sequestro politico (e Pierluigi e Mario escono di scena). Perché, se l’intenzione era quella di vendicarsi per uno sgarbo dello Ior e riavere indietro i soldi? Perché raccontare prima una palla? Non avevano il massimo interesse, se volevano fare un po’ di casino, che ci fosse il massimo allarme intorno alla ragazza scomparsa? A voi sembra logico, posto che la Banda fosse davvero nella necessità di rapire una ragazza, invece che qualche prezioso monsignore per fare pressione sul Vaticano?
TUTTO PO’ ESSE – Alla fin fine, può anche darsi che la Banda della Magliana c’entri qualcosa con il successivo depistaggio riguardante Emanuela. Sentite questa: può starci anche che qualcuno abbia avuto (e abbia ancora) l’interesse a farlo credere. Ma tutto ciò si va a scontrare con qualche fatto e qualche ragionamento qui esposto. Anche fragorosamente. Soprattutto, con il rasoio di Occam. Che prove abbiamo del coinvolgimento? Il racconto di un ragazzo che cozza con le abitudini di vita di Emanuela. Le parole di un agente segreto che, seppure gravi, non sembra abbiano avuto riscontri (basterebbe presentarsi dal magistrato facendo nomi per renderli obbligatori); e, in ogni caso, soltanto le sue. Il fatto che, secondo i vigili Sambuco e Bosco, Emanuela
si fermò a parlare con il tizio della Avon davanti al negozio di uno che era collegato alla Banda. Il racconto di una supertestimone che finora non ha avuto altri riscontri (se non quello del bunker), e che – da ciò che è trapelato – non sembra poterne mai avere. Ma, anche qui, c’è un argomento che nessuno ancora ha sollevato: nel precedente pezzo avevamo fatto notare che nessuno dei presunti sequestratori aveva mai dato prova che la ragazza fosse viva: una bella foto con il giornale di oggi, e cose del genere (la Banda lo aveva fatto, durante il sequestro del Marchese). Se De’ Pedis aveva la Orlandi, perché non ha pensato di dimostrarlo a tutti, ponendosi come unico interlocutore in una guerra di gente che voleva accreditarsi del ruolo?Insomma, quella della Magliana sembra proprio essere l’ennesima variazione sul tema “tu mi fai girar, come fossi una bambola”. E avevamo promesso di non divagare, no? Beh, non ci crederete: noi non l’abbiamo fatto. E’ la storia che sta divagando. Se siete arrivati a leggere fin qui, vi toccherà concordare con il finale della prima puntata: Emanuela Orlandi nessuno sa con certezza se è ancora in vita, dal 22 giugno 1983.
(alcune informazioni di questo articolo – e alcune di quelle che seguiranno – sono tratte da Pino Nicotri, Mistero Vaticano, Kaos Edizioni, 2002, e talune fonti aperte; altre da atti processuali e ricerche d’archivio; altre ancora da colloqui privati; la canzone citata nel distico iniziale è cantata da Patty Pravo)
[2 - finirà con "Cos'è che si desidera più fortemente, Clarice?" (cit.)]











son passati quasi due mesi, ma penso che valga la pena mettere un altro commento qui, dove Max Parisi diceva che Abbatino “stava parlando”: ecco il link: http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/10_ottobre/14/e_orlandi_abbatino_banda_magliana_non_c_entra_con_questa_vicenda,16440609.html
ed ecco il testo: “La banda della magliana “non c’entra niente” con la scomparsa di Emanuela Orlandi. Lo afferma Maurizio Abbatino, uno dei capi storici del sodalizio criminale, a ‘La Storia Siamo Noi’, programma di Rai Educational (in onda mercoledì 15 ottobre alle 23:30 su RAi 2). “Si parla molto della Banda della Magliana ancora oggi, quando all’epoca c’erano organizzazioni come Ordine Nuovo o la P2 che stanno nel dimenticatoio. Sembra che la Magliana – afferma Abbatino – sia diventata una discarica: tutto quello che non si riesce o non si vuole venirne a capo, si incolpa la Banda della Magliana”. Abbatino poi aggiunge: “sono sicuro che la Banda della Magliana non c’entra niente con il caso Orlandi. Abbiamo fatto un sacco di cose orrende e gravi, non credo che mai nessuno sia arrivato a sequestrare una ragazzina”.
In realtà la vicenda Orlandi è molto più complessa e gli inquirenti sono ancora al lavoro per cercare delle risposte ai molti interrogativi che fanno di questo caso uno dei misteri più complicati della recente storia italiana.”
Il giornalista’ sig Max Parisi nel libro ”Assassini in Liberta”, scrive cose piene dipura ”fantasia”, in una sua ricerca via internet,vana ”infruttuosa” sbaglia persona e, scambia un certo signore inglese J.Dolan con il frate JJ.Dolan e’ un grave errore da parte di un giornalista di inchieste R.A.I., attribuire a qualcuno la colpa di qualcosa che non e venuto? come la storia del povero frate JJ.Dolan, spero bene ..forse che verra’? da aspettarla la querela per diffamazione, quando il frate , viene a conoscenza del contenuto del libro a pag 30 fino a pag 36,il sig giornalista di inchieste giornalistiche dovra’ dare delle spiegazioni dell’errore fatto, al frate J.Dolan scambiato per un altro .
Pingback: Emanuela Orlandi, mistero (sempre più) buffo
Se nel libro ”Assassini in Liberta”’ del Giornalista Max P., ci sono notizie non ”vere”, e sono da ritenersi non conformi al pricipio di ((verita’)) e, pertanto devono ritenersi sussistenti gli estremi della diffamazione(Art.595 c.p.) chi commette il reato in assenza della persona e’ punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a (516.46 Euro).Il frate ”John Joseph Dolan” dei frati capuccini di Roma ,perche’ non ha querelato il giornalista Max ?? se non e’ vero’? speriamo che lo faccia subito….in modo che tanti giornalisti ,di ”giornali di famiglia” e, gironalisti privati prima di scrivere libri, e articoli devono prima bene informarsi.
John Joseph Dolan
DOLAN – Brother John-Joseph,(1951-2010) OFM Conv. Age 59, died on July 15, 2010 at Salvator Mundi Hospital in Rome, Italy. He was born in Buffalo, NY, May 12, 1951. He is the beloved son of Dorothy (nee Sargent) and the late Eugene J. Dolan; loving brother to Christine (Dan) Bartone-Ford, Coleen (Dan) Beres, Michael (Inson) Dolan, Patrick (Chom) Dolan, Maura (James) Welch, and the late Eugene P. Dolan; godfather to nephews Robert Dolan and Michael Dolan; also survived by many nieces and nephews as well as his Conventual Franciscan brothers. Brother John-Joseph received degrees from Siena College, Loudonville, NY, St. Hyacinth College and Seminary, Granby, MA, and St. Bonaventure University, St. Bonaventure (Olean), NY. In addition, he became a Licensed Practical Nurse at Albany Medical Center, Albany, NY. Over the years, he served the Order and the Church in many capacities in Albany, NY, Rensselaer, NY, Holyoke, MA, Granby, MA, Hoboken, NJ, Charlotte, NC, Philadelphia, PA and Rome, Italy. Deeply rooted in the Franciscan tradition, his early years were spent working in social outreach programs throughout the Province. From 1987 to 1991, he served as the Diocesan Director of Justice and Peace for the Diocese of Charlotte, NC. From 1991 to 1997, he was called upon to share his Franciscan life and wisdom as Director of the Pre-Novitiate Formation Program. In 1997, he was elected to the Provincial Council and served as Secretary of the Province of the Immaculate Conception until 2001 when he was elected Assistant General of the Order. He was re-elected to this important ministry at the 2007 General Chapter and was serving in this capacity at the time of his death on July 15th. In addition to his responsibilities of overseeing the presence, life and ministries of the friars in North America and Great Britain and Ireland, he also generously responded to invitations from all parts of the English-speaking jurisdictions of the Order (Africa, India, Australia and the Philippines) to give classes, lectures and courses on Franciscan spirituality in the Conventual Franciscan tradition. He will live on for years to come in the lives of all those who were touched by his goodness, wisdom and love. A reception of the body will take place at 4 PM on Thursday, July 22, at Our Lady of Victory Basilica, 767 Ridge Road, Lackawanna, NY where the Franciscan Wake Service will be held at 7 PM. On Friday, July 23, a Mass of Christian Burial will be celebrated at 10 AM in the Basilica. Interment will follow in the Friars’ Plot at St. Stanislaus Cemetery, Cheektowaga, NY. In lieu of flowers, donations may be made in memory of Brother John-Joseph to the “Franciscan Friars’ Retirement Fund” (PO Box 629, Rensselaer, NY 12144).
John Joseph Dolan e’ Morto pultroppo senza querelare il Giornalista Max Parisi
La vicenda è senza dubbio squallida anche più di quanto si potrebbe pensare sarebbero in tanti disposti a sottoscrivere la querela. … contro il giornalista’ Max Parisi del libro ASSASSINI IN LIBERTA’, per il dolore di accuse ingiuste nei confronti di John Joseph Dolan che lo ha portato alla morte ”di infarto”.
Caso Orlandi e pista massonica,
s’indaga su una lettera anonima
I carabinieri sequestrano la missiva inviata dalla Sicilia che fa riferimento al gruppo «Phoenix». Il fratello di Emanuela: in realtà era il SisdeNOTIZIE CORRELATE
Leggi la lettera anonima
La lettera-appello del fratello Pietro: riaprite il caso (20 giu’11)
Rivelazioni su Emanuela: la Procura vuole interrogare «Lupo» (19 giu 11)
«I casi Gregori e Orlandi sono collegati», anonimo svela particolari (5 magg 11) scomparsa a roma il 22 giugno 1983
Caso Orlandi e pista massonica,
s’indaga su una lettera anonima
I carabinieri sequestrano la missiva inviata dalla Sicilia che fa riferimento al gruppo «Phoenix». Il fratello di Emanuela: in realtà era il Sisde
I manifesti denunciano la scomparsa della Orlandi (Ansa)
ROMA – Sequestro Orlandi, una lettera anonima rilancia la pista massonica. E riporta in primo piano il ruolo avuto dai servizi segreti italiani (nello specifico l’ex Sisde guidato dal prefetto Vincenzo Parisi) nei mesi successivi alla scomparsa di Emanuela, la figlia del messo pontificio svanita nel nulla a Roma, nei pressi del Senato, il 22 giugno 1983. La missiva, che era arrivata la settimana scorsa a una casa editrice, è stata sequestrata dai carabinieri di Villorba, in provincia di Treviso, su disposizione della procura trevigiana. I militari si sono presentati negli uffici di «EdizioniAnordest», che ha di recente pubblicato il libro-denuncia di Pietro Orlandi Mia sorella Emanuela, e hanno acquisito la lettera e la busta, inviata dalla Sicilia con timbro di Palermo.
«FATELO SAPERE» – Il testo, firmato dal sedicente Kate S. Boards, fa riferimento ai comunicati del gruppo «Phoenix» trovati in alcune chiese romane tra il settembre e l’ottobre del 1983. Erano messaggi ad alto contenuto intimidatorio, in uno dei quali si parlava di «soppressione» dell’ostaggio. Oggi il misterioso estensore della lettera «a una attenta lettura» di quei comunicati (riportati integralmente nel libro) deduce che molti termini usati all’epoca da “Phoenix” (l’espressione «irregolare obbedienza», come anche la locuzione “Order NY – Adc”) sono «chiaramente massonici». Prosegue l’anonimo informatore: «Se non si batte la pista massonico-esoterica, l’unica che non è mai stata seguita praticamente da nessuno, il caso Gregori-Orlandi (qui ci si riferisce anche al sequestro di Mirella Gregori, sempre nel 1983 a Roma, ndr) rimarrà per sempre senza soluzione». «Fatelo sapere a chi di dovere. Distinti saluti», conclude l’anonimo, che in altre parti della lettera elenca altre “coincidenze” dal sapore massonico, come il ritrovamento di 4 sassolini in una busta pervenuta alla famiglia Orlandi a settembre e il disegno di alcuni triangoli in un successivo messaggio di tal “Dragan”.
«PHOENIX ERA IL SISDE» – Il mistero della scomparsa della quindicenne con cittadinanza vaticana, dunque, si infittisce. Il fatto che la lettera anonima sia arrivata alla casa editrice di “Mia sorella Emanuela” potrebbe avere una spiegazione: è proprio nel libro, infatti, che per la prima volta dopo 28 anni Pietro, il fratello maggiore che continua a battersi per “la verità e la giustizia”, rivela una circostanza clamorosa: dietro il gruppo Phoenix, da molti scambiato per un’organizzazione legata alla mafia siculo-americana e da taluni per una sigla di copertura del Kgb, “in realtà c’erano i nostri servizi segreti italiani, e più precisamente il Sisde”.
LA RIVELAZIONE IN CUCINA – Pietro Orlandi lo venne a sapere in circostanze fortuite, a casa sua, nei mesi angoscianti seguiti alla richiesta di scambio di Emanuela con Alì Agca, l’attentatore di Karol Wojtyla: “Dopo il sequestro di mia sorella – ha raccontato il fratello maggiore – a casa nostra veniva spessissimo un agente segreto del Sisde, Giulio Gangi, con il quale era nata una certa confidenza. Eravamo in cucina, non ricordo se a prepararci un panino o un caffè, e al telegiornale stavano parlando dell’ultimo comunicato del gruppo Phoenix. Gangi si girò di scatto, facendomi l’occhiolino, e mi disse: «Quelli siamo noi». Lì per lì non diedi importanza alla cosa, ero solo un ragazzo. Ma oggi, a ripensare ai tanti depistaggi e agli infiniti punti oscuri di questa indagine mai andata fino in fondo, non mi sembra un dettaglio trascurabile”.
I DUBBI RIAPERTI – Il temibile gruppo Phoenix, dunque, altro non sarebbe stato che uno dei tanti “travestimenti” degli 007 italiani nella loro lunga e non sempre limpida storia. Perché, con il rischio di procurare nuovo dolore alla famiglia, i vertici del Sisde scelsero quella linea? E ancora: perché lo stesso Gangi, pochi giorno dopo la rivelazione fatta al fratello ed evidentemente “dal sen fuggita”, annunciò alla stessa famiglia che Emanuela sarebbe stata liberata “entro 15 giorni?”. Sapeva qualcosa? Erano stati suoi superiori ad mandarlo avanti? “Phoenix”, con i suoi comunicati “in codice”, era riuscito a individuare il luogo dove era tenuto l’ostaggio? Dubbi e ipotesi da verificare. E adesso c’è pure chi mette “Phoenix” in relazione alla pista massonica. Si allude forse alla presenza di infiltrati nel Sisde? Di questo che è solo l’ultimo dei mille misteri del caso Orlandi, da oggi, si occupa anche la Procura di Treviso.
Fabrizio Peronaci
04 luglio 2011 19:19