Eccolo qua, Spinozzi. Il quale, casualmente, non era in ritiro con la squadra quel 22 giugno che scomparve la Orlandi. Qualcuna di queste lettere depistatorie pare l’abbia scritta un certo I.M.P. Lo chiama in causa anche Max Parisi a pag. 50 del suo libro, dicendo che venne individuato nel 1985, e ci ricorda che Turkesh a un certo punto inviò una missiva per smentire un altro comunicato. Una cosa fantastica, se ci pensate: praticamente c’è un depistatore che dice a un altro depistatore: “spostati di lì, c’ero prima io”. Un po’ come si fa quando si litiga per un parcheggio, nella Roma assolata di – chessò – zona Ostiense prima di andarsene a prendere un pourboir con Franchino er Negro al Bar di via Chiabrera. Come chissà quante volte avrà fatto Renatino, nelle estati precedenti a questa – Giuseppucci era già morto, all’ep
oca dei fatti, e per fortuna: già dalla morte aveva avuto la sfiga di prendersi l’etichetta di capostipite della Banda della Magliana. Ora pure questa della Orlandi? Sarebbe stata troppo. Dicevamo di Renatino, comunque.
MUCO NASALE SECERNE SUL LAZIALE - Che c’entra con un giocatore della squadra biancoceleste? Ebbene, dovete sapere in primo luogo che alcuni dei boss della Banda erano amici dei giocatori; ne frequentavano i ritiri, e invitavano gli atleti nei loro locali. Alcuni inviti venivano accettati. In più, c’è gente la quale racconta altro, ancora più compromettente. Chi? Ma sempre Max Parisi, diamine! Pagine 80 e 81, op. cit. (mi sento ridicolo a scriverlo): “un figlio dell’uccisa dal mio mostro mi ha detto che: “Quando avete parlato con mia sorella, le avete detto che state lavorando anche sulla Orlandi. Io la conoscevo. Sì, la conoscevo di vista, il suo fidanzato era amico di un mio amico caro. E tutti s’andava a ballare il sabato pomeriggio al Ciak, una discoteca per ragazzini al quartiere Trieste. Lui, il fidanzato della Emanuela, metteva i dischi e ci faceva entrare gratis. Poi ha passato i guai suoi quando è scomparsa. Me l’ha raccontato il mio amico, Roberto. Roberto Abbatino, il fratello di Maurizio della Magliana“. Insomma, Emanuela, che era pudicissima secondo le amiche con cui ci siamo scambiati qualche mail, tanto da non mostrare di avere un ragazzo né nessuno che le venisse dietro, in realtà stava con un disc jockey. Oddio, tutto può essere, per carità. Considerate però che il cancello di Porta Sant’anna si chiude alle 23 e 30. No, per dire la mentalità. La ragazza aveva 15 anni. Però in realtà stava con un disc jockey, anzi, seguendo un’altra traccia simile stava con un altro “mettitore di dischi“, che lavorava a Testaccio. Le discoteche di pomeriggio all’epoca si facevano. Però doveva essere davvero un sogno, questa ragazza, se riusciva a farsi voler bene da uno che stava in disco fino a notte. Nel senso, io che sono un fighetto, uno che fa ballare gli altri, e magari potrei anche aver voglia di divertirmi più tardi dell’ora di cena, debbo stare con una che abita al Vaticano?
LO STOPPER MARCHEREBBE IL CENTRAVANTI - Non divaghiamo. Spinozzi, dicevamo, era uno stopper (secondo altri un terzino) dei biancocelesti. Tra i biancocelesti militava Bruno Giordano, il quale era l’ex marito di Sabrina Minardi, che adesso si accompagnava con Renatino. Ecco quindi che quel messaggio poteva voler essere un segnale che dietro tutto c’era la Banda
della Magliana. Apprezzate i collegamenti: Spinozzi – Lazio – Giordano – Minardi – De Pedis. Ma chi può averlo concepito, un passaggio del genere? Certo non I.M.P. Il quale, raggiunto telefonicamente da Giornalettismo, ci fa sapere che lui ha soltanto mandato quattro comunicati, e che li ha mandati “spinto da vendetta nei confronti dei carabinieri, che mi avevano maltrattato durante un interrogatorio, e perché ero stato vicino di cella di Agça“. I.M.P. era un marittimo anconetano. Oggi vive in un paese di lingua inglese, ed è abbastanza incazzato per essere stato chiamato in causa all’epoca nel libro di Parisi. Tanto per essere chiari: non vorrebbe essere di nuovo citato, come sembra sarà, in un libro di prossima pubblicazione. Chi ha orecchie per intendere, inTenda. Tutti gli altri in campeggio.
TU MI FAI GIRAR, TU MI FAI GIRAR - Un po’ complesso come giro, non credete? Un messaggio davvero trasversale. Chi può averlo mandato? Qualcuno, per avvertire qualcun altro che la Banda ha la Orlandi? Oppure la Banda, che vuole dimostrare a qualcuno che ha la Orlandi? Oppure ancora la Banda, che vuole far credere a qualcuno che ha la Orlandi? Sono plausibili tutte e tre le ipotesi. Probabilità? E’ inutile impegnarsi anche solo a pensarla. Perché a noi interessa relativamente. La domanda vera è: c’è qualcuno che sostiene che Emanuela è viva? C’è, ed è la Bambola. No, non Emanuela: la pupa del boss. Sabrina Minardi dice che a qualche mese dalla sua scomparsa, è viva. Tanto che sarà testimone del suo assassinio. Ma dice proprio così la Minardi? Ecco l’agenzia – in attesa di poter leggere i verbali – che parla del caso:
=ORLANDI:TESTIMONE,LA CONSEGNAI A UN SACERDOTE; ERA INTONTITA = ZCZC AGI2194 3 CRO 0 R01 / (Rif. 2115) ==ORLANDI:TESTIMONE,LA CONSEGNAI A UN SACERDOTE; ERA INTONTITA = (AGI) – Roma, 23 giu. – “Io arrivai li’ al bar Gianicolo con una macchina – racconta – . Poi Renato, il signor De Pedis, con cui in quel tempo avevo una relazione, mi disse di prendere un’altra macchina, che era una Bmw e di accompagnareÂ…Cioe’ arrivo’ questa ragazza, una ragazzina, arrivo’ questa ragazza e se l’accompagnavo fino a sotto, dove sta il benzinaio del Vaticano, che ci sarebbe stata una macchina targata ‘Citta’ del Vaticano’ che stava aspettando questa ragazza. Io l’accompagnai: cosi’ feci. Durante il tragittoÂ…non so quanto tempo era passato dal sequestro di Emanuela OrlandiÂ…la identificai come Emanuela OrlandiÂ…Era frastornata, era confusa ‘sta
ragazza. Si sentiva che non stava bene: piangeva, rideva. Anche se il tragitto e’ stato breve, mi sembra che parlava di un certo Paolo, non so se fosse il fratello. Va be’, comunque, io quando l’accompagnai c’era un signore con tutte le sembianze di essere un sacerdote, c’aveva il vestito lungo e il cappello con le falde larghe. Scese dalla Mercedes nera, io feci scendere la ragazza: ‘Buonasera, lei aspettava me?’. ‘Si’. Si’, credo proprio di si”. Guardo’ la ragazza, prese la ragazza e sali’ in macchina sua. Poi, io, dopo che avevo realizzato chi era, dissi, quando tornai su, a Renato: ‘A’ Rena’, ma quella non eraÂ…’. Ha detto: ‘Tu, se l’hai riconosciuta e’ meglio che non la riconosci, fatti gli affari tuoi’”. (AGI) Pot (Segue) 231306 GIU 08 NNNN
ragazza. Si sentiva che non stava bene: piangeva, rideva. Anche se il tragitto e’ stato breve, mi sembra che parlava di un certo Paolo, non so se fosse il fratello. Va be’, comunque, io quando l’accompagnai c’era un signore con tutte le sembianze di essere un sacerdote, c’aveva il vestito lungo e il cappello con le falde larghe. Scese dalla Mercedes nera, io feci scendere la ragazza: ‘Buonasera, lei aspettava me?’. ‘Si’. Si’, credo proprio di si”. Guardo’ la ragazza, prese la ragazza e sali’ in macchina sua. Poi, io, dopo che avevo realizzato chi era, dissi, quando tornai su, a Renato: ‘A’ Rena’, ma quella non eraÂ…’. Ha detto: ‘Tu, se l’hai riconosciuta e’ meglio che non la riconosci, fatti gli affari tuoi’”. (AGI) Pot (Segue) 231306 GIU 08 NNNN


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Ho letto con interesse. Tuttavia sono necessarie alcune precisazioni. Emanuala Orlandi è stata vista e riconosciuta da un testimone che ho incontrato, quando andava al Ciak (il pomeriggio del sabato e non la sera). E il Ciak a quelle ore era uan sala da ballo per ragazzi. Il Dj era un minorenne e metteva la musica solo in quelle occasioni pomeridiane. Mario Ilario Ponzi l’ho contattato anch’io e sono tante le cose che sarebbe necessario chiarisse una volta per tutte. A iniziare dalla lettera che inviò all’Ansa di Milano firmandosi Turkesh e coinvolgendo Spinozzi e la Lazio, così pure la prima che spedì, nei primi d’agosto del 1983, nella quale venne citata Mirella Gregori, fino ad allora un caso di scomparsa rimasto del tutto estraneo alla vicenda Orlandi. Mi auguro che Mario Ilario Ponzi torni in Italia da Londra, dove si trova, e finalmente dica la verità.
Cordialmente.
Max Parisi
@ max parisi: infatti nel testo c’è scritto: “Le discoteche di pomeriggio all’epoca si facevano”.
Secondariamente, sarebbe interessante sapere se – come sembra dal libro – il ragazzo abbia “riconosciuto” la Orlandi vedendola sui manifesti, oppure se la ragazza si fosse proprio presentata come Emanuela Orlandi a lui. Propendo per la prima ipotesi.
In terzo luogo, sarebbe anche interessante verificare se gli inquirenti hanno seguito o meno questa pista, e se l’hanno scartata con motivazioni valide, o meno. Anche qui, io propendo per la prima ipotesi.
In ultimo, sarebbe interessante sapere se a Giulio Gangi la donna della Bmw incontrata all’hotel Mallia può ricordare o meno la Minardi. Per quanto ne so io, non gliela ricorda per nulla…
Altrettanto cordialmente
Dario Ferri
Caro Ferri,
il ragazzo – oggi uomo – la riconobbe di persona, anzi, di più: la conosceva di persona perchè conosceva bene quel ragazzetto che faceva il Dj.
Gli inquirenti non seguirono assolutamente questa pista, cioè la pista che poneva Emanuela Orlandi oggettivamente in rapporto con gli Abbatino (almeno con il fratello minore) perchè il ragazzo d’allora che sapeva queste cose non le disse a nessuno per paura e gli Abbatino, figurarsi. So che la polizia individuò il Dj e lo interrogò. Il Dj era amico del testimone che ho incontrato e che mi ha riferito, testualmente: “Parisi, passò li guai sua… e io poi me ne rimasi zitto per questo”.
Mostrai a Giulio Gangi nel 1997 – quando erano passati solo… 13 anni – una foto della Minardi e lui mi disse: “Se non è lei, è una che le somiglia molto”. C’è da spiegare che la foto che gli mostrai era del 1995, quando era stata arrestata per prostituzione minorile ed altro.
Buon lavoro.
max parisi
@ max parisi
punto uno: perfetto, se la riconobbe di persona siamo a posto. Purtroppo, Roberto Abbatino per i motivi che lei sa non è in grado di confermare alcunché. Però una domanda bisogna porsela: se questa pista non venne seguita dagli inquirenti, perché quando Maurizio, il fratello maggiore di Roberto, “riconobbe” in tv la voce di un componente della Banda, nessuno ebbe la fantasia, già che c’era, di chiedergli anche del fratello minore. Tra parentesi, c’è da dire che Roberto Abbatino non fu mai coinvolto, se non latamente e a causa del fratello, nei processi che riguardavano la Banda della Magliana. Quindi, sull’”oggettivamente” ci andrei cauto. Tra parentesi, se disse che “passò li guai”, probabilmente questo vuol dire che fu sentito all’epoca dei fatti, o no?
Punto due: ho chiesto di persona a Giulio Gangi se la Minardi era secondo lui la tizia della foto. Lui ha smentito di aver mai detto “se non è lei, è una che le somiglia”, e ha dichiarato di aver detto solo che le somigliava. E, sentendo la voce della Minardi a Chi l’ha visto, ha detto di sentirsi di escludere che fossero la stessa persona. Il numero credo che tu l’abbia: fagli una telefonata, così vi chiarite.
Buon lavoro anche a te
La telefonata l’ho fatta, per scrupolo. E Giulio mi ha ridetto le stesse cose, ovvero quello che raccontò al sotoscritto nell’intervista pubblicata in Dodici donne un solo assassino. Il tono della voce, tra l’altro, non è questione influente, per lui. E oltre tutto, l’incontro con la donna della Bmw avvenne 25 anni fa, sta a dire che la voce di Sabrina Minardi era comunque differente da quella di oggi, devastata da alcol, sigarette e droga.
Ma non è questo il punto. Personalmente, non ho tesi precostituite da fidendere. Trovo corretto e condivido lo sforzo di chi – come te – pone al vaglio critico il mio lavoro. Ben venga, perchè la somma di analisi e critica dell’analisi produce sempre un avvicinamento alla verità.
Quanto al fratello di “Crispino”, sbagli se credi che fosse estraneo alle attività criminali del germano. Non era organico alla banda, ma gravitava sulla medesima e specialmente per ciò che riguardava i rapporti fra i testaccini e il Vaticano. Non è un caso, infatti, se lui svolgeva l’attività di commerciante in articoli religiosi, i cui unici clienti appartenevano alla curia romana.
Ad ogni moco, questo e altro lo troverai pubblicato nel nuovo libro inchiesta che uscirà tra ottobre e novembre. “Assassini in libertà”.
Alla prossima.
max parisi
Si vede che “Giulio” a me ha voluto dire altro, pazienza. E non ha detto che era “ininfluente”, la questione della voce. Pazienza, in ogni caso: come dici correttamente anche tu, non ho tesi precostituite da difendere. Continuo a coltivare i miei dubbi, sia in base a quanto dettomi da Gangi, sia in base alla ricostruzione stessa.
Sulla questione di Abbatino, quello che tu dici non fa altro che rendere ancora più rumorosa la domanda che ci si poneva qualche commento più su: perché, dopo tutte queste evidenze che collegano Abbatino alla Orlandi, Crispino quando ha parlato in pubblico della questione si è limitato ad accusare Rufetto di essere la “voce” di Mario invece di ricordare anche tutte queste circostanze (se sono vere)? E’ una domanda brutta, davvero brutta.
ciao
Maurizio Abbatino è ammalato gravemente e in pericolo di vita. Ma soprattutto mi risulta che abbia parlato eccome. Quanto al contenuto, top secret.
Bene. Rispetto il segreto istruttorio. E attendo anche i (necessari) riscontri oggettivi. Costituiranno loro le fonti di prova, per fortuna.
son passati quasi due mesi, ma penso che valga la pena mettere un altro commento qui, dove Max Parisi diceva che Abbatino “stava parlando”: ecco il link: http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/10_ottobre/14/e_orlandi_abbatino_banda_magliana_non_c_entra_con_questa_vicenda,16440609.html
ed ecco il testo: “La banda della magliana “non c’entra niente” con la scomparsa di Emanuela Orlandi. Lo afferma Maurizio Abbatino, uno dei capi storici del sodalizio criminale, a ‘La Storia Siamo Noi’, programma di Rai Educational (in onda mercoledì 15 ottobre alle 23:30 su RAi 2). “Si parla molto della Banda della Magliana ancora oggi, quando all’epoca c’erano organizzazioni come Ordine Nuovo o la P2 che stanno nel dimenticatoio. Sembra che la Magliana – afferma Abbatino – sia diventata una discarica: tutto quello che non si riesce o non si vuole venirne a capo, si incolpa la Banda della Magliana”. Abbatino poi aggiunge: “sono sicuro che la Banda della Magliana non c’entra niente con il caso Orlandi. Abbiamo fatto un sacco di cose orrende e gravi, non credo che mai nessuno sia arrivato a sequestrare una ragazzina”.
In realtà la vicenda Orlandi è molto più complessa e gli inquirenti sono ancora al lavoro per cercare delle risposte ai molti interrogativi che fanno di questo caso uno dei misteri più complicati della recente storia italiana.”
Il giornalista’ sig Max Parisi nel libro ”Assassini in Liberta”, scrive cose piene dipura ”fantasia”, in una sua ricerca via internet,vana ”infruttuosa” sbaglia persona e, scambia un certo signore inglese J.Dolan con il frate JJ.Dolan e’ un grave errore da parte di un giornalista di inchieste R.A.I., attribuire a qualcuno la colpa di qualcosa che non e venuto? come la storia del povero frate JJ.Dolan, spero bene ..forse che verra’? da aspettarla la querela per diffamazione, quando il frate , viene a conoscenza del contenuto del libro a pag 30 fino a pag 36,il sig giornalista di inchieste giornalistiche dovra’ dare delle spiegazioni dell’errore fatto, al frate J.Dolan scambiato per un altro .
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Se nel libro ”Assassini in Liberta”’ del Giornalista Max P., ci sono notizie non ”vere”, e sono da ritenersi non conformi al pricipio di ((verita’)) e, pertanto devono ritenersi sussistenti gli estremi della diffamazione(Art.595 c.p.) chi commette il reato in assenza della persona e’ punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a (516.46 Euro).Il frate ”John Joseph Dolan” dei frati capuccini di Roma ,perche’ non ha querelato il giornalista Max ?? se non e’ vero’? speriamo che lo faccia subito….in modo che tanti giornalisti ,di ”giornali di famiglia” e, gironalisti privati prima di scrivere libri, e articoli devono prima bene informarsi.
John Joseph Dolan
DOLAN – Brother John-Joseph,(1951-2010) OFM Conv. Age 59, died on July 15, 2010 at Salvator Mundi Hospital in Rome, Italy. He was born in Buffalo, NY, May 12, 1951. He is the beloved son of Dorothy (nee Sargent) and the late Eugene J. Dolan; loving brother to Christine (Dan) Bartone-Ford, Coleen (Dan) Beres, Michael (Inson) Dolan, Patrick (Chom) Dolan, Maura (James) Welch, and the late Eugene P. Dolan; godfather to nephews Robert Dolan and Michael Dolan; also survived by many nieces and nephews as well as his Conventual Franciscan brothers. Brother John-Joseph received degrees from Siena College, Loudonville, NY, St. Hyacinth College and Seminary, Granby, MA, and St. Bonaventure University, St. Bonaventure (Olean), NY. In addition, he became a Licensed Practical Nurse at Albany Medical Center, Albany, NY. Over the years, he served the Order and the Church in many capacities in Albany, NY, Rensselaer, NY, Holyoke, MA, Granby, MA, Hoboken, NJ, Charlotte, NC, Philadelphia, PA and Rome, Italy. Deeply rooted in the Franciscan tradition, his early years were spent working in social outreach programs throughout the Province. From 1987 to 1991, he served as the Diocesan Director of Justice and Peace for the Diocese of Charlotte, NC. From 1991 to 1997, he was called upon to share his Franciscan life and wisdom as Director of the Pre-Novitiate Formation Program. In 1997, he was elected to the Provincial Council and served as Secretary of the Province of the Immaculate Conception until 2001 when he was elected Assistant General of the Order. He was re-elected to this important ministry at the 2007 General Chapter and was serving in this capacity at the time of his death on July 15th. In addition to his responsibilities of overseeing the presence, life and ministries of the friars in North America and Great Britain and Ireland, he also generously responded to invitations from all parts of the English-speaking jurisdictions of the Order (Africa, India, Australia and the Philippines) to give classes, lectures and courses on Franciscan spirituality in the Conventual Franciscan tradition. He will live on for years to come in the lives of all those who were touched by his goodness, wisdom and love. A reception of the body will take place at 4 PM on Thursday, July 22, at Our Lady of Victory Basilica, 767 Ridge Road, Lackawanna, NY where the Franciscan Wake Service will be held at 7 PM. On Friday, July 23, a Mass of Christian Burial will be celebrated at 10 AM in the Basilica. Interment will follow in the Friars’ Plot at St. Stanislaus Cemetery, Cheektowaga, NY. In lieu of flowers, donations may be made in memory of Brother John-Joseph to the “Franciscan Friars’ Retirement Fund” (PO Box 629, Rensselaer, NY 12144).
John Joseph Dolan e’ Morto pultroppo senza querelare il Giornalista Max Parisi
La vicenda è senza dubbio squallida anche più di quanto si potrebbe pensare sarebbero in tanti disposti a sottoscrivere la querela. … contro il giornalista’ Max Parisi del libro ASSASSINI IN LIBERTA’, per il dolore di accuse ingiuste nei confronti di John Joseph Dolan che lo ha portato alla morte ”di infarto”.
Caso Orlandi e pista massonica,
s’indaga su una lettera anonima
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I manifesti denunciano la scomparsa della Orlandi (Ansa)
ROMA – Sequestro Orlandi, una lettera anonima rilancia la pista massonica. E riporta in primo piano il ruolo avuto dai servizi segreti italiani (nello specifico l’ex Sisde guidato dal prefetto Vincenzo Parisi) nei mesi successivi alla scomparsa di Emanuela, la figlia del messo pontificio svanita nel nulla a Roma, nei pressi del Senato, il 22 giugno 1983. La missiva, che era arrivata la settimana scorsa a una casa editrice, è stata sequestrata dai carabinieri di Villorba, in provincia di Treviso, su disposizione della procura trevigiana. I militari si sono presentati negli uffici di «EdizioniAnordest», che ha di recente pubblicato il libro-denuncia di Pietro Orlandi Mia sorella Emanuela, e hanno acquisito la lettera e la busta, inviata dalla Sicilia con timbro di Palermo.
«FATELO SAPERE» – Il testo, firmato dal sedicente Kate S. Boards, fa riferimento ai comunicati del gruppo «Phoenix» trovati in alcune chiese romane tra il settembre e l’ottobre del 1983. Erano messaggi ad alto contenuto intimidatorio, in uno dei quali si parlava di «soppressione» dell’ostaggio. Oggi il misterioso estensore della lettera «a una attenta lettura» di quei comunicati (riportati integralmente nel libro) deduce che molti termini usati all’epoca da “Phoenix” (l’espressione «irregolare obbedienza», come anche la locuzione “Order NY – Adc”) sono «chiaramente massonici». Prosegue l’anonimo informatore: «Se non si batte la pista massonico-esoterica, l’unica che non è mai stata seguita praticamente da nessuno, il caso Gregori-Orlandi (qui ci si riferisce anche al sequestro di Mirella Gregori, sempre nel 1983 a Roma, ndr) rimarrà per sempre senza soluzione». «Fatelo sapere a chi di dovere. Distinti saluti», conclude l’anonimo, che in altre parti della lettera elenca altre “coincidenze” dal sapore massonico, come il ritrovamento di 4 sassolini in una busta pervenuta alla famiglia Orlandi a settembre e il disegno di alcuni triangoli in un successivo messaggio di tal “Dragan”.
«PHOENIX ERA IL SISDE» – Il mistero della scomparsa della quindicenne con cittadinanza vaticana, dunque, si infittisce. Il fatto che la lettera anonima sia arrivata alla casa editrice di “Mia sorella Emanuela” potrebbe avere una spiegazione: è proprio nel libro, infatti, che per la prima volta dopo 28 anni Pietro, il fratello maggiore che continua a battersi per “la verità e la giustizia”, rivela una circostanza clamorosa: dietro il gruppo Phoenix, da molti scambiato per un’organizzazione legata alla mafia siculo-americana e da taluni per una sigla di copertura del Kgb, “in realtà c’erano i nostri servizi segreti italiani, e più precisamente il Sisde”.
LA RIVELAZIONE IN CUCINA – Pietro Orlandi lo venne a sapere in circostanze fortuite, a casa sua, nei mesi angoscianti seguiti alla richiesta di scambio di Emanuela con Alì Agca, l’attentatore di Karol Wojtyla: “Dopo il sequestro di mia sorella – ha raccontato il fratello maggiore – a casa nostra veniva spessissimo un agente segreto del Sisde, Giulio Gangi, con il quale era nata una certa confidenza. Eravamo in cucina, non ricordo se a prepararci un panino o un caffè, e al telegiornale stavano parlando dell’ultimo comunicato del gruppo Phoenix. Gangi si girò di scatto, facendomi l’occhiolino, e mi disse: «Quelli siamo noi». Lì per lì non diedi importanza alla cosa, ero solo un ragazzo. Ma oggi, a ripensare ai tanti depistaggi e agli infiniti punti oscuri di questa indagine mai andata fino in fondo, non mi sembra un dettaglio trascurabile”.
I DUBBI RIAPERTI – Il temibile gruppo Phoenix, dunque, altro non sarebbe stato che uno dei tanti “travestimenti” degli 007 italiani nella loro lunga e non sempre limpida storia. Perché, con il rischio di procurare nuovo dolore alla famiglia, i vertici del Sisde scelsero quella linea? E ancora: perché lo stesso Gangi, pochi giorno dopo la rivelazione fatta al fratello ed evidentemente “dal sen fuggita”, annunciò alla stessa famiglia che Emanuela sarebbe stata liberata “entro 15 giorni?”. Sapeva qualcosa? Erano stati suoi superiori ad mandarlo avanti? “Phoenix”, con i suoi comunicati “in codice”, era riuscito a individuare il luogo dove era tenuto l’ostaggio? Dubbi e ipotesi da verificare. E adesso c’è pure chi mette “Phoenix” in relazione alla pista massonica. Si allude forse alla presenza di infiltrati nel Sisde? Di questo che è solo l’ultimo dei mille misteri del caso Orlandi, da oggi, si occupa anche la Procura di Treviso.
Fabrizio Peronaci
04 luglio 2011 19:19