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Debunking Emanuela Orlandi – 2

Ora, noi, che siamo dei bastian contrari, non contesteremo certo la serialità degli altri delitti (non è questo il luogo), ma faremo notare i punti deboli dell’argomentazione sulla Orlandi. Innanzitutto, le morti precedenti e successive sono state – appunto – morti. Non scomparse. I cadaveri sono stati ritrovati. In più, si trascura di sottolineare che Bonarelli abitava nella zona del bar dei Gregori (i quali, comunque, collegati alla storia ci sono finiti dopo un articolo di Panorama seguito da comunicato del Turkesh, lo ricordiamo). Poi, sempre nel libro si afferma che il vigile Sambuco “non riconobbe l’uomo della Ferrari; tuttavia non si può escludere che il pomeriggio del 23 (sic: credo intenda 22 ndr) giugno 1983 possa aver visto Mario, alias Rufetto, mentre l’uomo della Ferrari potrebbe essere stato Pierluigi(pag. 59).

MI CONSENTA – Questo però, se permettete, farebbe cadere tutta la linearità della ricostruzione, con il killer che colpisce per diletto e via discorrendo. Perché se è Ruffetto (o Rufetto, che dir si voglia) ad aver pescato la Orlandi, poi perché ad ucciderla dovrebbe essere stato l’uomo della Ferrari? A meno che Ruffetto non facesse il lavoro sporco per questo signore (un lavoro sporco e rischioso: ricordiamo che l’aggancio, l’approccio, l’abbocco – che dir si voglia – è stato fatto davanti al Senato della Repubblica, all’epoca pieno di polizia perché c’era il terrorismo ed avevano appena sparato a Gino Giugni, in zona; in più, c’erano delle telecamere che però quel giorno non erano in funzione, anche se questo il nostro rapitore di Emanuela non avrebbe dovuto saperlo…), o qualche altra improbabile ipotesi, è un po’ buia. Poi, l’intera teoria, emendata di Emanuela e Mirella, potrebbe anche reggere, per carità: non è qui che bisogna discuterla. Ma visto che si sostiene tutto ciò, basterebbe andara a casa del signore C…E, prelevarlo, registrarne la voce e farla sentire a Meneguzzi: ecco che qualcosina potremmo cominciare a fare. Certo, son passati 25 anni: che valore avrebbe un “riconoscimento“? Signori, voi dimenticate il teorema Calogero con tanto di perizia fai da te (allegate a L’Espresso) con il confronto della voce di Toni Negri e quella di chi telefonava per le Br durante il rapimento Moro. In Italia un processo non si nega a nessuno.

THREE ACT TRAGEDY - Poi, tutto può essere eh? In questo dramma in troppi atti le parti sono intercambiabili, tutte le ipotesi sono plausibili. Esattamente come Rennes le Chateau. Anche se “semplicità, Clarice, semplicità” predicava il dottor Hannibal Lecter. Torniamo alla Bmw. La ricordate, no? E’ la macchina “color verde tundra” (Parisi, pag. 42) che Gangi ritrovò con il vetro anteriore rotto, portata da una donna bionda che lui poi incontrò al residence Mella; fu maltrattato e, tornato in ufficio, i suoi superiori gli tolsero il caso. Dice Gangi. Che ci vuole a verificare anche questo? Basta mettere Gangi a confronto con la Minardi; son passati 25 anni, ma vale quanto detto sopra. Poi si potrebbe chiedere ai graduati che comandavano Gangi all’epoca, se sono ancora vivi (sì, lo sono). Facciamolo, e togliamoci questa curiosità (se non è stato già fatto). Se non altro, o facciamo bingo o mettiamo la parola fine su un sacco di leggende metropolitane rimasticate dai media. A questo proposito, qualcuno, sempre sui giornali, diceva anche che la pista BdM fosse confermata anche dall’Accattone, uno dei boss pentiti più influenti, subito dopo Maurizio Abbatino. “Si diceva – disse Antonio Mancini – che la ragazza era robba nostra, l’aveva presa uno dei nostri”. Si diceva, già. Si dicevano tante cose.

SEMPRE POLITICA, POLITICS, POLITIK – E ce n’é un altro, di accenno a De’ Pedis, in questa storiella. O meglio, sappiamo anche che fu un accenno piuttosto cifrato. Una cosa da intenditori, insomma. Avete presente il Turkesh? Ne parlammo qualche tempo fa. Una sigla dietro la quale si sarebbe nascosto un fantomatico – e mai sentito, fino ad allora – Fronte Anticristiano per la Turchia Libera. Un nome così è roba da romanzo utopico, al massimo. Eppure, qualcuno credette a questa favoletta. Forse tanti. Forse troppi, visto che pure la Stasi aveva partecipato. Lo scrisse Nicotri nel suo libro che già abbiamo citato, lo ribadisce qui a Marco Ansaldo di Repubblica l’ex colonnello Guenter Bohnsack, dei servizi segreti dell’ex Germania Est: “«Producemmo una serie di carte per sviare l’ attenzione dai bulgari». E con la Orlandi? «Una procedura simile, ma concentrando l’ attenzione sui Lupi grigi. Ci mettemmo a tavolino, e scrivemmo alcune lettere a Roma». A chi furono inviate? «A diversi enti. Al ministero della Giustizia. Oppure alle agenzie di stampa, mi ricordo l’ Ansa. O ai magistrati che si occupavano del caso». Quali? «Il giudice Ilario Martella». In che lingua erano state redatte? «In turco. A volte in un italiano approssimativo»”. Già. Chissà quali erano. Sempre che questo signore dica il vero. Perché, proprio ragionando intorno al “nostro” mistero, abbiamo detto la volta scorsa che se qualcuno dice qualcosa, non per questo quella cosa è vera. L’unica affermazione vera è che qualcuno ha detto qualcosa. Quindi, la Stasi dice di aver depistato (in collaborazione con il Kgb, per sviare l’attenzione dai servizi segreti bulgari, accusati di aver partecipato all’attentato al Papa: so che è una storia complessa, ma bisogna tenerla a mente). Non “ha depistato“, ok? Se leggete: “ha depistato“, state leggendo qualcuno poco informato. In ogni caso, eravamo a De’ Pedis, no?

A’ DEPE’, CHE COMBINI? - Dicevamo: Renatino possiamo collegarcelo prima, all’interno di questa storia. Leggete questo delirante comunicato del Turkesh nel quale si chiama in causa un giocatore della Lazio:

Emanuela era brava ragazza, noi la volevamo salvare, ma voi siete stare cattivi,lei non meritava. Suo corpo forse non lo trovate più, ma è Aliz che è stato orrendo, lui non può essere un turkesh, noi turkesh non uccidiamo, noi buoni. Emanuela ci piangeva sempre, voleva tornare a vita, la sua era tristezza, quante volte ha tentato di fuggire ed Aliz l’ha picchiata, e non si picchiano anime così gentili. Io mi chiamo Dragan e sono fiero di Slavia, forse così che non comprendo bastardaggine di Aliz. Lui non può vivere ancora. Lui mi promette lavoro in Italia e invece mi fa fare cose di schifo come uccidere giovane che non ricordo il nome.Mi dice che è per la causa, poi mi fa conoscere Agca, e dopo poco giorni questo attenta al papa infine mi fa conoscere colui che voi chiamate venerabile che Aliz fatto scappare. Perchè ammazzato Emanuela? Ora io fuggo con Mirella, Aliz vuole uccidere lei e me, perchè lei era d’accordo conun signore per entrare in Turkes. Perchè non interrogate giocatore calcistico di Lazio Spinozzi? Lui era in conoscenza di Emanuela e anche di Aliz. E ‘ stato lui a darci via Emanuela e poi a fornirci primo rifugio….Io e Mirella stiamo per partire andremo in Tunisia o Algeria ci associeremo a Uhrush e li saremo liberi. Scritto per Emanuela io la amavo sua dolce voce. Ora lei zitta per sempre mentre orrende bocche di lei parleranno ancora. Dragan

16 commenti a Debunking Emanuela Orlandi – 2

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  3. max parisi

    Ho letto con interesse. Tuttavia sono necessarie alcune precisazioni. Emanuala Orlandi è stata vista e riconosciuta da un testimone che ho incontrato, quando andava al Ciak (il pomeriggio del sabato e non la sera). E il Ciak a quelle ore era uan sala da ballo per ragazzi. Il Dj era un minorenne e metteva la musica solo in quelle occasioni pomeridiane. Mario Ilario Ponzi l’ho contattato anch’io e sono tante le cose che sarebbe necessario chiarisse una volta per tutte. A iniziare dalla lettera che inviò all’Ansa di Milano firmandosi Turkesh e coinvolgendo Spinozzi e la Lazio, così pure la prima che spedì, nei primi d’agosto del 1983, nella quale venne citata Mirella Gregori, fino ad allora un caso di scomparsa rimasto del tutto estraneo alla vicenda Orlandi. Mi auguro che Mario Ilario Ponzi torni in Italia da Londra, dove si trova, e finalmente dica la verità.

    Cordialmente.

    Max Parisi

  4. Dario Ferri

    @ max parisi: infatti nel testo c’è scritto: “Le discoteche di pomeriggio all’epoca si facevano”.

    Secondariamente, sarebbe interessante sapere se – come sembra dal libro – il ragazzo abbia “riconosciuto” la Orlandi vedendola sui manifesti, oppure se la ragazza si fosse proprio presentata come Emanuela Orlandi a lui. Propendo per la prima ipotesi.

    In terzo luogo, sarebbe anche interessante verificare se gli inquirenti hanno seguito o meno questa pista, e se l’hanno scartata con motivazioni valide, o meno. Anche qui, io propendo per la prima ipotesi.

    In ultimo, sarebbe interessante sapere se a Giulio Gangi la donna della Bmw incontrata all’hotel Mallia può ricordare o meno la Minardi. Per quanto ne so io, non gliela ricorda per nulla…

    Altrettanto cordialmente

    Dario Ferri

  5. max parisi

    Caro Ferri,
    il ragazzo – oggi uomo – la riconobbe di persona, anzi, di più: la conosceva di persona perchè conosceva bene quel ragazzetto che faceva il Dj.
    Gli inquirenti non seguirono assolutamente questa pista, cioè la pista che poneva Emanuela Orlandi oggettivamente in rapporto con gli Abbatino (almeno con il fratello minore) perchè il ragazzo d’allora che sapeva queste cose non le disse a nessuno per paura e gli Abbatino, figurarsi. So che la polizia individuò il Dj e lo interrogò. Il Dj era amico del testimone che ho incontrato e che mi ha riferito, testualmente: “Parisi, passò li guai sua… e io poi me ne rimasi zitto per questo”.
    Mostrai a Giulio Gangi nel 1997 – quando erano passati solo… 13 anni – una foto della Minardi e lui mi disse: “Se non è lei, è una che le somiglia molto”. C’è da spiegare che la foto che gli mostrai era del 1995, quando era stata arrestata per prostituzione minorile ed altro.

    Buon lavoro.

    max parisi

  6. @ max parisi

    punto uno: perfetto, se la riconobbe di persona siamo a posto. Purtroppo, Roberto Abbatino per i motivi che lei sa non è in grado di confermare alcunché. Però una domanda bisogna porsela: se questa pista non venne seguita dagli inquirenti, perché quando Maurizio, il fratello maggiore di Roberto, “riconobbe” in tv la voce di un componente della Banda, nessuno ebbe la fantasia, già che c’era, di chiedergli anche del fratello minore. Tra parentesi, c’è da dire che Roberto Abbatino non fu mai coinvolto, se non latamente e a causa del fratello, nei processi che riguardavano la Banda della Magliana. Quindi, sull’”oggettivamente” ci andrei cauto. Tra parentesi, se disse che “passò li guai”, probabilmente questo vuol dire che fu sentito all’epoca dei fatti, o no?

    Punto due: ho chiesto di persona a Giulio Gangi se la Minardi era secondo lui la tizia della foto. Lui ha smentito di aver mai detto “se non è lei, è una che le somiglia”, e ha dichiarato di aver detto solo che le somigliava. E, sentendo la voce della Minardi a Chi l’ha visto, ha detto di sentirsi di escludere che fossero la stessa persona. Il numero credo che tu l’abbia: fagli una telefonata, così vi chiarite.

    Buon lavoro anche a te

  7. max parisi

    La telefonata l’ho fatta, per scrupolo. E Giulio mi ha ridetto le stesse cose, ovvero quello che raccontò al sotoscritto nell’intervista pubblicata in Dodici donne un solo assassino. Il tono della voce, tra l’altro, non è questione influente, per lui. E oltre tutto, l’incontro con la donna della Bmw avvenne 25 anni fa, sta a dire che la voce di Sabrina Minardi era comunque differente da quella di oggi, devastata da alcol, sigarette e droga.
    Ma non è questo il punto. Personalmente, non ho tesi precostituite da fidendere. Trovo corretto e condivido lo sforzo di chi – come te – pone al vaglio critico il mio lavoro. Ben venga, perchè la somma di analisi e critica dell’analisi produce sempre un avvicinamento alla verità.
    Quanto al fratello di “Crispino”, sbagli se credi che fosse estraneo alle attività criminali del germano. Non era organico alla banda, ma gravitava sulla medesima e specialmente per ciò che riguardava i rapporti fra i testaccini e il Vaticano. Non è un caso, infatti, se lui svolgeva l’attività di commerciante in articoli religiosi, i cui unici clienti appartenevano alla curia romana.
    Ad ogni moco, questo e altro lo troverai pubblicato nel nuovo libro inchiesta che uscirà tra ottobre e novembre. “Assassini in libertà”.

    Alla prossima.

    max parisi

  8. Si vede che “Giulio” a me ha voluto dire altro, pazienza. E non ha detto che era “ininfluente”, la questione della voce. Pazienza, in ogni caso: come dici correttamente anche tu, non ho tesi precostituite da difendere. Continuo a coltivare i miei dubbi, sia in base a quanto dettomi da Gangi, sia in base alla ricostruzione stessa.

    Sulla questione di Abbatino, quello che tu dici non fa altro che rendere ancora più rumorosa la domanda che ci si poneva qualche commento più su: perché, dopo tutte queste evidenze che collegano Abbatino alla Orlandi, Crispino quando ha parlato in pubblico della questione si è limitato ad accusare Rufetto di essere la “voce” di Mario invece di ricordare anche tutte queste circostanze (se sono vere)? E’ una domanda brutta, davvero brutta.

    ciao

  9. max parisi

    Maurizio Abbatino è ammalato gravemente e in pericolo di vita. Ma soprattutto mi risulta che abbia parlato eccome. Quanto al contenuto, top secret.

  10. Bene. Rispetto il segreto istruttorio. E attendo anche i (necessari) riscontri oggettivi. Costituiranno loro le fonti di prova, per fortuna.

  11. son passati quasi due mesi, ma penso che valga la pena mettere un altro commento qui, dove Max Parisi diceva che Abbatino “stava parlando”: ecco il link: http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/10_ottobre/14/e_orlandi_abbatino_banda_magliana_non_c_entra_con_questa_vicenda,16440609.html

    ed ecco il testo: “La banda della magliana “non c’entra niente” con la scomparsa di Emanuela Orlandi. Lo afferma Maurizio Abbatino, uno dei capi storici del sodalizio criminale, a ‘La Storia Siamo Noi’, programma di Rai Educational (in onda mercoledì 15 ottobre alle 23:30 su RAi 2). “Si parla molto della Banda della Magliana ancora oggi, quando all’epoca c’erano organizzazioni come Ordine Nuovo o la P2 che stanno nel dimenticatoio. Sembra che la Magliana – afferma Abbatino – sia diventata una discarica: tutto quello che non si riesce o non si vuole venirne a capo, si incolpa la Banda della Magliana”. Abbatino poi aggiunge: “sono sicuro che la Banda della Magliana non c’entra niente con il caso Orlandi. Abbiamo fatto un sacco di cose orrende e gravi, non credo che mai nessuno sia arrivato a sequestrare una ragazzina”.
    In realtà la vicenda Orlandi è molto più complessa e gli inquirenti sono ancora al lavoro per cercare delle risposte ai molti interrogativi che fanno di questo caso uno dei misteri più complicati della recente storia italiana.”

  12. FERRERO

    Il giornalista’ sig Max Parisi nel libro ”Assassini in Liberta”, scrive cose piene dipura ”fantasia”, in una sua ricerca via internet,vana ”infruttuosa” sbaglia persona e, scambia un certo signore inglese J.Dolan con il frate JJ.Dolan e’ un grave errore da parte di un giornalista di inchieste R.A.I., attribuire a qualcuno la colpa di qualcosa che non e venuto? come la storia del povero frate JJ.Dolan, spero bene ..forse che verra’? da aspettarla la querela per diffamazione, quando il frate , viene a conoscenza del contenuto del libro a pag 30 fino a pag 36,il sig giornalista di inchieste giornalistiche dovra’ dare delle spiegazioni dell’errore fatto, al frate J.Dolan scambiato per un altro .

  13. Pingback: Emanuela Orlandi, mistero (sempre più) buffo

  14. John Joseph Dolan

    Se nel libro ”Assassini in Liberta”’ del Giornalista Max P., ci sono notizie non ”vere”, e sono da ritenersi non conformi al pricipio di ((verita’)) e, pertanto devono ritenersi sussistenti gli estremi della diffamazione(Art.595 c.p.) chi commette il reato in assenza della persona e’ punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a (516.46 Euro).Il frate ”John Joseph Dolan” dei frati capuccini di Roma ,perche’ non ha querelato il giornalista Max ?? se non e’ vero’? speriamo che lo faccia subito….in modo che tanti giornalisti ,di ”giornali di famiglia” e, gironalisti privati prima di scrivere libri, e articoli devono prima bene informarsi.
    John Joseph Dolan

  15. JOHN JOSEPH MORTO PER INFARTO

    DOLAN – Brother John-Joseph,(1951-2010) OFM Conv. Age 59, died on July 15, 2010 at Salvator Mundi Hospital in Rome, Italy. He was born in Buffalo, NY, May 12, 1951. He is the beloved son of Dorothy (nee Sargent) and the late Eugene J. Dolan; loving brother to Christine (Dan) Bartone-Ford, Coleen (Dan) Beres, Michael (Inson) Dolan, Patrick (Chom) Dolan, Maura (James) Welch, and the late Eugene P. Dolan; godfather to nephews Robert Dolan and Michael Dolan; also survived by many nieces and nephews as well as his Conventual Franciscan brothers. Brother John-Joseph received degrees from Siena College, Loudonville, NY, St. Hyacinth College and Seminary, Granby, MA, and St. Bonaventure University, St. Bonaventure (Olean), NY. In addition, he became a Licensed Practical Nurse at Albany Medical Center, Albany, NY. Over the years, he served the Order and the Church in many capacities in Albany, NY, Rensselaer, NY, Holyoke, MA, Granby, MA, Hoboken, NJ, Charlotte, NC, Philadelphia, PA and Rome, Italy. Deeply rooted in the Franciscan tradition, his early years were spent working in social outreach programs throughout the Province. From 1987 to 1991, he served as the Diocesan Director of Justice and Peace for the Diocese of Charlotte, NC. From 1991 to 1997, he was called upon to share his Franciscan life and wisdom as Director of the Pre-Novitiate Formation Program. In 1997, he was elected to the Provincial Council and served as Secretary of the Province of the Immaculate Conception until 2001 when he was elected Assistant General of the Order. He was re-elected to this important ministry at the 2007 General Chapter and was serving in this capacity at the time of his death on July 15th. In addition to his responsibilities of overseeing the presence, life and ministries of the friars in North America and Great Britain and Ireland, he also generously responded to invitations from all parts of the English-speaking jurisdictions of the Order (Africa, India, Australia and the Philippines) to give classes, lectures and courses on Franciscan spirituality in the Conventual Franciscan tradition. He will live on for years to come in the lives of all those who were touched by his goodness, wisdom and love. A reception of the body will take place at 4 PM on Thursday, July 22, at Our Lady of Victory Basilica, 767 Ridge Road, Lackawanna, NY where the Franciscan Wake Service will be held at 7 PM. On Friday, July 23, a Mass of Christian Burial will be celebrated at 10 AM in the Basilica. Interment will follow in the Friars’ Plot at St. Stanislaus Cemetery, Cheektowaga, NY. In lieu of flowers, donations may be made in memory of Brother John-Joseph to the “Franciscan Friars’ Retirement Fund” (PO Box 629, Rensselaer, NY 12144).

    John Joseph Dolan e’ Morto pultroppo senza querelare il Giornalista Max Parisi

    La vicenda è senza dubbio squallida anche più di quanto si potrebbe pensare sarebbero in tanti disposti a sottoscrivere la querela. … contro il giornalista’ Max Parisi del libro ASSASSINI IN LIBERTA’, per il dolore di accuse ingiuste nei confronti di John Joseph Dolan che lo ha portato alla morte ”di infarto”.

  16. '

    Caso Orlandi e pista massonica,
    s’indaga su una lettera anonima
    I carabinieri sequestrano la missiva inviata dalla Sicilia che fa riferimento al gruppo «Phoenix». Il fratello di Emanuela: in realtà era il SisdeNOTIZIE CORRELATE
    Leggi la lettera anonima
    La lettera-appello del fratello Pietro: riaprite il caso (20 giu’11)
    Rivelazioni su Emanuela: la Procura vuole interrogare «Lupo» (19 giu 11)
    «I casi Gregori e Orlandi sono collegati», anonimo svela particolari (5 magg 11) scomparsa a roma il 22 giugno 1983

    Caso Orlandi e pista massonica,
    s’indaga su una lettera anonima

    I carabinieri sequestrano la missiva inviata dalla Sicilia che fa riferimento al gruppo «Phoenix». Il fratello di Emanuela: in realtà era il Sisde

    I manifesti denunciano la scomparsa della Orlandi (Ansa)
    ROMA – Sequestro Orlandi, una lettera anonima rilancia la pista massonica. E riporta in primo piano il ruolo avuto dai servizi segreti italiani (nello specifico l’ex Sisde guidato dal prefetto Vincenzo Parisi) nei mesi successivi alla scomparsa di Emanuela, la figlia del messo pontificio svanita nel nulla a Roma, nei pressi del Senato, il 22 giugno 1983. La missiva, che era arrivata la settimana scorsa a una casa editrice, è stata sequestrata dai carabinieri di Villorba, in provincia di Treviso, su disposizione della procura trevigiana. I militari si sono presentati negli uffici di «EdizioniAnordest», che ha di recente pubblicato il libro-denuncia di Pietro Orlandi Mia sorella Emanuela, e hanno acquisito la lettera e la busta, inviata dalla Sicilia con timbro di Palermo.

    «FATELO SAPERE» – Il testo, firmato dal sedicente Kate S. Boards, fa riferimento ai comunicati del gruppo «Phoenix» trovati in alcune chiese romane tra il settembre e l’ottobre del 1983. Erano messaggi ad alto contenuto intimidatorio, in uno dei quali si parlava di «soppressione» dell’ostaggio. Oggi il misterioso estensore della lettera «a una attenta lettura» di quei comunicati (riportati integralmente nel libro) deduce che molti termini usati all’epoca da “Phoenix” (l’espressione «irregolare obbedienza», come anche la locuzione “Order NY – Adc”) sono «chiaramente massonici». Prosegue l’anonimo informatore: «Se non si batte la pista massonico-esoterica, l’unica che non è mai stata seguita praticamente da nessuno, il caso Gregori-Orlandi (qui ci si riferisce anche al sequestro di Mirella Gregori, sempre nel 1983 a Roma, ndr) rimarrà per sempre senza soluzione». «Fatelo sapere a chi di dovere. Distinti saluti», conclude l’anonimo, che in altre parti della lettera elenca altre “coincidenze” dal sapore massonico, come il ritrovamento di 4 sassolini in una busta pervenuta alla famiglia Orlandi a settembre e il disegno di alcuni triangoli in un successivo messaggio di tal “Dragan”.

    «PHOENIX ERA IL SISDE» – Il mistero della scomparsa della quindicenne con cittadinanza vaticana, dunque, si infittisce. Il fatto che la lettera anonima sia arrivata alla casa editrice di “Mia sorella Emanuela” potrebbe avere una spiegazione: è proprio nel libro, infatti, che per la prima volta dopo 28 anni Pietro, il fratello maggiore che continua a battersi per “la verità e la giustizia”, rivela una circostanza clamorosa: dietro il gruppo Phoenix, da molti scambiato per un’organizzazione legata alla mafia siculo-americana e da taluni per una sigla di copertura del Kgb, “in realtà c’erano i nostri servizi segreti italiani, e più precisamente il Sisde”.

    LA RIVELAZIONE IN CUCINA – Pietro Orlandi lo venne a sapere in circostanze fortuite, a casa sua, nei mesi angoscianti seguiti alla richiesta di scambio di Emanuela con Alì Agca, l’attentatore di Karol Wojtyla: “Dopo il sequestro di mia sorella – ha raccontato il fratello maggiore – a casa nostra veniva spessissimo un agente segreto del Sisde, Giulio Gangi, con il quale era nata una certa confidenza. Eravamo in cucina, non ricordo se a prepararci un panino o un caffè, e al telegiornale stavano parlando dell’ultimo comunicato del gruppo Phoenix. Gangi si girò di scatto, facendomi l’occhiolino, e mi disse: «Quelli siamo noi». Lì per lì non diedi importanza alla cosa, ero solo un ragazzo. Ma oggi, a ripensare ai tanti depistaggi e agli infiniti punti oscuri di questa indagine mai andata fino in fondo, non mi sembra un dettaglio trascurabile”.

    I DUBBI RIAPERTI – Il temibile gruppo Phoenix, dunque, altro non sarebbe stato che uno dei tanti “travestimenti” degli 007 italiani nella loro lunga e non sempre limpida storia. Perché, con il rischio di procurare nuovo dolore alla famiglia, i vertici del Sisde scelsero quella linea? E ancora: perché lo stesso Gangi, pochi giorno dopo la rivelazione fatta al fratello ed evidentemente “dal sen fuggita”, annunciò alla stessa famiglia che Emanuela sarebbe stata liberata “entro 15 giorni?”. Sapeva qualcosa? Erano stati suoi superiori ad mandarlo avanti? “Phoenix”, con i suoi comunicati “in codice”, era riuscito a individuare il luogo dove era tenuto l’ostaggio? Dubbi e ipotesi da verificare. E adesso c’è pure chi mette “Phoenix” in relazione alla pista massonica. Si allude forse alla presenza di infiltrati nel Sisde? Di questo che è solo l’ultimo dei mille misteri del caso Orlandi, da oggi, si occupa anche la Procura di Treviso.

    Fabrizio Peronaci
    04 luglio 2011 19:19

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