“Roberto Benigni non vuole lavorare gratis”

02/08/2011 - Libero se la prende con il comico: “Non si è esibito a Venezia perché una parte degli spettatori non avrebbe pagato il biglietto” E’ estate per fortuna. E per questo passerà inosservata  l’ultima polemica surreale di Libero su Roberto Benigni.

     
 

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Libero se la prende con il comico: “Non si è esibito a Venezia perché una parte degli spettatori non avrebbe pagato il biglietto”

E’ estate per fortuna. E per questo passerà inosservata  l’ultima polemica surreale di Libero su Roberto Benigni. Il quale, secondo Malabarba che firma l’articolo a pagina 31, dice che l’attore non vuole esibirsi senza un compenso. E il motivo sarebbe questo:

Ieri il direttore generale del Comune di Venezia, Marco Agostini, ha comunicatoalle agenzie distampache il comicotoscano si sarebbe dovuto esibire, in luglio, in piazza San Marco. L’avete visto, voi? No, ovviamente. Perché il signor premio Oscar ha rifiutato. Motivo? Una parte degli spettatori non avrebbe pagato il biglietto. All’istrione, secondo quanto dice l’am – ministrazione comunale, spettava una percentuale sugli incassi della serata, ma Robertino ha fatto marcia indietro quando ha saputo che 2000 persone circa (su 7000 previste) avrebbero evitato di passare alla cassa. Si tratta dei clienti dei locali che si affacciano sulla piazza, ai quali il Comune – per una sorta di gentlmen agreement, dicono – concede di non sborsare i denari dei biglietti per assistere i vari eventi che si tengono nei dintorni. I locali la sfruttano come una sorta di promozione turistica, vendendo a prezzo maggiorato l’ambìta seggiola al tavolinetto (seggiola e tavolinetto tutti rigorosamente uguali, fra l’altro, perché così vuole la legislazione veneziana). Insomma, a quanto pare le cose di solito filano lisce, ma nel caso di Benigni non c’è stato nulla da fare.

Sembra piuttosto strana, come situazione: di solito gli artisti vengono pagati con un cachet dall’organizzazione, e poi se questa vuole regalare biglietti e costi sono affari suoi. Nell’articolo c’è già la smentita dell’agente:

Dice Lucio Presta, potentissimo manager di Benigni, che il rifiuto dell’artista «non è stato un problema di cachet». La verità sarebbe che Robertino «non avrebbe potuto esibirsi nelle date che ci sono state proposte, perché già impegnato con il film di Woody Allen». Fin qui, la scusa è credibile. Un po’ più strana la puntualizzazione: il Comune di Venezia, sostiene Presta, «ci aveva presentato l’ipotesi di uno spettacolo con un totale di circa 4 mila spettatori. Abbiamo preferito declinare anche ipotesi legate ad altre possibili date, convinti che uno spettacolo di Benigni meriti un luogo a cui può accedere un numero ben più alto di spettatori». In sostanza: bisogna incassare molto, se no nisba.

Ma per Libero anche quando si esibisce gratis Benigni sbaglia:

Soprendeun particolare: ma Roberto Benigni non era quello che, piuttosto di diffondere le sue grandi verità, era pronto ad esibirsi anche gratis? A Vieni via con me, il programma di Roberto Saviano su RaiTre, dopo che sul suo lauto ingaggio erano state sollevate piccole perplessità, decise di andare a costo zero. In realtà, trattavasi di investimento: tutta pubblicità. Con quella trovata era sicuro di finire sui giornali, presentato per di più come martire della libertà d’espressione. Inoltre: vuoi mettere la soddisfazione di sputtanare Berlusconi in presa diretta senza nessun impedimento? Poi ci fu il caso Sanremo. Lì il cachet c’era eccome: circa 250 mila euro, per unabella tirata ricca di banalità fanfaroniche sull’unità d’Italia. Una infornata di retorica condita dalle consuete intemerate anti-Silvio. Quando Libero fece notare la piccola contraddizione, subito sui giornali circolò la voce che il compenso sarebbe stato devoluto in beneficenza all’ospedale Meyer di Firenze. Peccato che poi il nostro Franco Bechis chiamò l’ospedale, dove dissero di non saperne nulla e di non aver mai visto un centesimo. Speriamo che ora, seppur con mesi di ritardo, l’attesa beneficienza sia giunta. Nel frattempo, dare una mano ai ristoratori veneziani si poteva anche fare. Rinunciare al denaro (anche solo a una parte di esso) è una rottura e Roberto ha il diritto di negarsi. Ma pensate ai poveri turisti: tutta la cena con le lagne di Benigni in sottofondo, e dovrebbero pure pagare.

     
 

12 Commenti

  1. Paolo scrive:

    Ma tu guarda… anche io non voglio lavorare gratis.
    Sarà una malattia?

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