L’oracolo Tremonti e la speculazione
17/07/2008 - Dopo ameni studi e un’attenta esegesi delle parole del ministro dell’economia, un’analisi sul fenomeno speculativo sui derivati. Con qualche dubbio sul Verbo, che in qualche punto sembra spiccatamente medioevale Quando l’oracolo parla, è cosa nota, non lo fa chiaramente. E
Dopo ameni studi e un’attenta esegesi delle parole del ministro dell’economia, un’analisi sul fenomeno speculativo sui derivati. Con qualche dubbio sul Verbo, che in qualche punto sembra spiccatamente medioevale
Quando l’oracolo parla, è cosa nota, non lo fa chiaramente. E così, dopo aver avuto prova dei poteri divinatori del Ministro Tremonti – ricordiamolo, unico a prevedere il disastro economico corrente quando per tutti gli altri era solo una crisi estiva* - ho cominciato a dedicarmi all’esegesi delle sue parole. Il che non è sempre semplice. Ad esempio, il mahtma di Sondrio da tempo si scaglia contro la speculazione
finanziaria sulle materie prime, proponendo soluzioni perentorie ma di difficile comprensione. Finalmente, tra una dichiarazione al G8 ed una all’Ecofin, tra un’intervista a Panorama ed una al CorSera, ho ricevuto l’illuminazione.
ESEMPI PRATICI - Per aiutarvi a comprendere il Verbo, riprendo il filo del discorso da un articolo precedente buttandola sul pratico. Come si specula su un bene? La soluzione più immediata sarebbe acquistare fisicamente il bene: ad esempio, se sospettassi un’estate torrida, potrei fare incetta di acqua fresca da tenere nel frigo dell’ufficio per poi venderla ai colleghi nel momento del bisogno. Trattasi evidentemente di speculazione ma, secondo Tremonti, non sarebbe questo gran problema. Mettiamo però che questo ragionamento lo facessero anche i colleghi più danarosi dell’ufficio, accumulando acqua nei loro mini-frigo a prezzi sempre maggiori. Tremonti vi direbbe che abbiamo costituito un cartello per speculare sull’acqua, ed essendo la domanda d’acqua fresca anelastica (soprattutto quando fa caldo), stiamo sfruttando i poveri impiegati privi di frigo per i nostri biechi guadagni.
DALL’ACQUA AI SOLDI IL PASSO E’ BREVE - I mercati finanziari però sono ancora più subdoli. Se infatti, nell’esempio precedente, il rischio mio e degli altri sordidi capitalisti è di restare tutta l’estate con i frigo pieni d’acqua, la sordida finanza permette di evitare persino questo rischio. Al posto di comprare fisicamente il bene, potremmo infatti acquistare un contratto a termine sulle bottigliette d’acqua, magari con scadenza agosto. Questo vuol dire che ad agosto pagheremo il prezzo sta
bilito all’acquisto, riceverendo in cambio un carico di bottigliette d’acqua da mettere nel frigo (physical settlement). Ancora meglio, potremmo addirittura eliminare completamente la parte “fisica”, chiedendo di ricevere alla scadenza la differenza tra il prezzo pattuito e il prezzo corrente dell’acqua (cash settlement): in pratica, se a causa dell’estate afosa il prezzo sarà salito, otterremo un guadagno, viceversa se il prezzo sarà sceso. Ma come si trasferiscono gli aumenti sul mercato finanziario su quello fisico? Beh, immaginate che gli stessi contratti a termine siano utilizzati dai produttori d’acqua per meglio anticipare le vendite: se il prezzo dei derivati sale, anche quello dell’acqua salirà, e così noi speculatori avremo ridotto alla sete i poveri colleghi. Questa l’esegesi del pensiero tremontiano.
SIAMO SICURI? - Continuo però ad avere degli umilissimi dubbi: è impossibile che sul mercato dei derivati ci siano solo compratori; se posso comprare è perché qualcuno (a quel prezzo) sta vendendo. Quindi se qualcuno scommette sul rialzo, qualcun’altro sta scommettendo sul ribasso. Secondo poi: nel mercato dei derivati non esiste scarsità, ovvero il numero di contratti è potenzialmente illimitato. Se sapessi in
anticipo che ad agosto il prezzo dell’acqua sarà di 50 centesimi a bottiglietta, potrei vendere contratti a 60 centesimi fino a che trovo venditori**. Se il prezzo di incontro tra domanda e offerta è di 1 Euro, questo significa solamente che le aspettative sul prezzo dell’acqua ad agosto si attestano intorno ad 1 Euro. Mano mano che ci si avvicina alla scadenza, infatti, il prezzo a termine deve tendere al prezzo a pronti (cioé il prezzo del bene fisico). E se l’aumento del prezzo dell’acqua fosse un fenomeno interamente “finanziario”, contrapposto ad un mondo “fisico” in cui magari ci sono più venditori che compratori, dovremmo assistere ad un crollo dei prezzi a termine mano mano che ci si avvicina alla scadenza. Cosa che non accade. Infine, immaginiamo che nel nostro esempio sia possibile acquistare altre bibite, ma solo a pronti e non tramite derivati. Visto che io e i miei colleghi speculatori non possiamo lucrarci, ci si aspetterebbe prezzi più contenuti: ma a quanto pare, questo aumento dei prezzi da “estate torrida” riguarda anche le bibite orfane di strumenti derivati***.
E INVECE – Non starò a ripetere le motivazioni fondamentali dell’aumento del prezzo delle materi
e prime, visto che se n’è già discusso. Tra l’altro lo stesso Tremonti afferma che “alla base di tutto ci sono i fondamentali, la domanda di energia e cibo dall’Asia”. Subito dopo, però, non riesce a resistere alla tentazione di ritirare in ballo gli spekulatori kattivi, adducendo come migliore spiegazione che “l’impennata dei prezzi è troppo a ridosso della crisi finanziaria per escludere a priori che ci sia un legame con le perdite accumulate sul mercato finanziario…”: ragionamento, nelle parole del Ministro, vagamente medioevale. Purtroppo, la tattica del nemico esterno è troppo ghiotta per giocarsela con mere questioni di logica.











“l’impennata dei prezzi è troppo a ridosso della crisi finanziaria per escludere a priori che ci sia un legame con le perdite accumulate sul mercato finanziario…”: ragionamento, nelle parole del Ministro, vagamente medioevale.
Non so cosa volesse dire il Vate, però se si parla di storno dei mercati borsistici concomitante con rialzi sulle materie, il legame è chiaro: liquidità che esce da un mercato e va in un altro, quindi prezzi giù da una parte e su dall’altra. Niente di così sconvolgente, è normale.
Quando la liquidità verrà distrutta dal downturn, potrà scendere tutto insieme.
Calvin, a parte essere un bel ragazzone (proclama pro-fia per cui sono stato pagato) mi aiuti a capire il core del tuo articolo?
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semplicissima ma profonda descrizione dei derivati
complimenti per l’ intero articolo
infatti, l’ho capito addirittura io O.O
e comunque secondo me, data la latente tendenza ad incolpare il solito complotto demoplutoguidoeconomicmassonico, potevano fare ministro dell’economia Pascucci, per dire.
SIGNORAGG10!!1!
Ciao Leonardo, per l’accredito delle commissioni di tua spettanza facciamo come al solito Cayman su Bermuda. Sul punto dell’articolo, non avevo altro obiettivo che far capire anche a chi è totalmente digiuno di finanza cosa vuol dire mercato dei derivati e (a corollario) perché Tremonti dica scempiaggini. Tra l’altro non mi trovo d’accordo col tuo punto “trattasi di travaso di liquidità”, dato che il mercato dei future è un mercato per margini (come scritto in una nota), quindi se la liquidità dal cash (azioni e obbligazioni varie) si fosse spostata sui future altro che una crescita dei volumi del (vado a memoria) 300% dal 2005… Quello che operatori finanziari stanno facendo è, secondo la mia umile ipotesi, puro bandwagoning: vedono che le materie prime salgono e si giocano il rialzo; ma le vere cause degli aumenti delle materie prime riguardano i fondamentali di domanda e offerta di quei beni, gli speculatori non c’entrano una mazza. Sarò categorico, ma tra l’Economist, Surowiecki e il WPost (cfr. link) a questo giro mi sento in buona compagnia
Aggiungo due cosine:
1. Riguardo la medievalità, l’Oracolo nel bello stile che lo contraddistingue ha dichiarato a Panorama “E’ giusto porsi la domanda dul meccanismo causale di questo fenomeno. si può dare una risposta medioevale – post hoc propter hoc (dopo questo, quindi per questo). Oppure si può dare una risposta una risposta più moderna e razionale, alla Isaac Newton: causa effetto”. Siccome poi non si è brigato di spiegare il nesso causale… Sarà stato un lapsus.
2. Ho scritto: “Tremonti vi direbbe che abbiamo costituito un cartello per speculare sull’acqua, ed essendo la domanda d’acqua fresca anelastica (soprattutto quando fa caldo), stiamo sfruttando i poveri impiegati privi di frigo per i nostri biechi guadagni”. Il riferimento forse troppo velato era ovviamente all’OPEC; su questo tema Tremonti è stato consequenziale (wow!) e (cfr. link) e pare che voglia denunciare il cartello dei produttori del petrolio davanti all’Europa. Viviamo decisamente in tempi interessanti
Io facevo un discorso separato tra cosa è la finanza e il punto della concomitanza dello storno sulle Borse (azionario per intenderci).
La finanza trasferisce denaro, non crea né disturgge, quindi se uno per uno guadagna e finisce lì. Se si vuol vedere una relazione tra Borsa e derivati, io pongo l’accento su un passaggio di liquidità tra un mercato e l’altro: liquido le posizioni in Borsa e investo in derivati, facendo scendere i prezzi da una parte e salire dall’altra. Che poi non tutta la liquidità sia finita lì mi pare chiaro: i derivati sono più rischiosi di una azione, e assumere posizioni futures impone per lo meno tenere una scorta di liquido per “bilanciare” i rischi (altrimenti gli operatori sarebbero solo dei pazzi, markowitz è imperfetto ma non del tutto una cazzata).
Non discuto che ci possanoo essere fattori reali sotto, ma io vedo del tutto prevalente l’effetto della liquidità come causa dei rincari dei prezzi (derivati o merci che siano).
preciso: non difendo Tremonti, lui spara stronzate dal 2001. Parlo solo di mercati.