In molti hanno esultato nel veder tornare di moda gli interventi statali nell’economia, senza tener presenti però alcuni aspetti non proprio positivi, tipici della realtà italiana. Come la “criminale” benevolenza dello Stato e delle grandi banche verso carrozzoni improduttivi e imprenditori un po’ troppo indebitati.
(Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore).
Li rimpiangeremo. Per quelli come me che hanno vissuto gli ultimi dieci anni come un difficile, irregolare e insopportabilmente lento processo di apertura delle nostre banche verso una maggiore cultura del cliente e ai pregi della concorrenza, sappiate che è tutto finito. Tornano le banche e i banchieri di
sistema, già esultano tutti gli orfani di Enrico Cuccia e dell’Iri (praticamente tutti gli editorialisti che non siano professori universitari), quelli convinti che tutto sommato lo Stato imprenditore e i banchieri-monsignori erano in grado di gestire e convogliare le poche risorse del sistema capitalistico italiano in modo più saggio di quanto possa fare il “terribile” mercato.
SINTONIA E ASPETTATIVE – Non è stata la crisi mondiale a far ritornare in auge questo schema da secondo ‘900, per quanto la stretta del credito abbia aiutato a spegnere gli ardori di autonomia dei vari Profumo e Innocenzi. Il grande ritorno della foresta pietrificata è segnata dall’ormai stabilita sintonia tra Cesare Geronzi e Giovanni Bazoli. I due si sono sempre stimati e rispettati, ma entrambi vedevano nell’altro la forza di imporre all’intero sistema un ordine diverso dal proprio, soprattutto rispetto ai referenti politici. La vittoria dell’uno avrebbe significato il ridimensionamento dell’altro. L’alleanza è stata sancita da una doppia dimostrazione di lealtà: Bazoli non ha intralciato l’opera di Geronzi all’interno di Mediobanca, quando ha accantonato il duale e ridimensionato la coppia Alberto Nagel e Renato Pagliaro. Dall’altro lato Geronzi non solo non ha sfruttato le difficoltà di Bazoli a causa di Zaleski e del duello tra Corrado Passera e Pietro Modiano, ma ha anche fornito una soluzione accettando che lo sconfitto tra i due andasse a fare il presidente della Carlo Tassara. Inoltre, per tornare alla politica, entrambi hanno visto le loro aspettative completamente deluse. Bazoli non riconosce a Veltroni le stesse capacità (e sintonia culturale) che aveva con Romano Prodi, e Geronzi sa che è non ha su Giulio Tremonti lo stesso ascendente che ha sul presidente del Consiglio. Entrambi dunque trovano più utile difendersi vicendevolmente stendendo sull’intera imprenditoria nazionale la loro “diarchia illuminata”.
UNA QUESTIONE DI LEALTÀ –
Ormai non mancano gli esempi: la sistemazione della difficoltà di Zaleski e del Banco Popolare sono gli ultimi casi, ma Alitalia è quello più evidente di collaborazione. È stato Passera portarlo avanti contro tutto e tutti, ha creato la cordata italiana e Mediobanca ha tessuto la tela con Air France. È una buona cosa? In nessun modo, perché si ritornerà al vecchio sistema della “galassia” in cui i centri di gravità (Intesa e Mediobanca) negoziano favori e debiti con gli imprenditori. Il nuovo sistema assomiglia molto al vecchio, in cui la relazione conta più di ogni altra cosa. La differenza tra questo modello e la normale pratica di “fidelizzare” i clienti è che la concessione di finanziamenti o peggio ancora, il diventarne socio, non dipendente dalla solidità dell’imprenditore o dal suo piano d’impresa, ma dalla lealtà al banchiere. I casi di Colaninno e Zaleski con Intesa Sanpaolo danno l’idea di come un singolo imprenditore possa accumulare un’esposizione ben al di là dei propri meriti e capacità d’indebitamento. Quasi mai va a finire bene (Cragnotti, Tanzi, Ferruzzi, Lucchini sono esempi più eclatanti, ma tra le controllate di Stato non dimentichiamoci Alitalia e Telecom).
ALLEANZE E DEBOLEZZE – Esiste una sterminata letteratura che dagli anni 70 documenta le colpe di imprenditori senza capitale e di banche troppo indulgenti con loro. I costi sociali sono
altrettanto acclamati: commissioni e balzelli alti su correntisti e risparmiatori servono a coprire le perdite realizzate per finanziare salvataggi e “operazioni di sistema”. Visto che tutte le banche sono coinvolte, la concorrenza sul prezzo diventa una chimera. La pessima selezione del credito alla lunga significa finanziare imprese fuori mercato e rinunciare a far crescere le nuove. Quindi perdita di posti di lavoro e di competitività. In questo decennio ogni grande banchiere ha ricostruito questo schema relazionale, ma queste serie di “galassie” rimanevano comunque in competizione tra di loro e le banche non potevano esporsi troppo per non indebolirsi rispetto alle altre soprattutto quando chi si affidava meno a questo schema (Unicredito) portava risultati migliori. Mettiamoci l’anima in pace, la crisi passerà, l’alleanza tra i due grandi vecchi si annuncia ben più duratura. C’è da sperare che la provata litigiosità del sistema eviti un lungo regime di sorrisi e strette di mano tra i soliti noti.




quoto riga per riga. Fare ciaociao con la manina a certi banchieri e additarli a sottospecie di Tanzi e Tonna ci costerà molto di più di quanto oggi ci rendiamo conto. La “diarchia illuminata” starà lì a puntellare la diga, che nel frattempo continuerà a perdere acqua e a mettere toppe mentre si apriranno altri buchi, ancora per qualche anno. Ma prima o poi la piena arriva.
Pensavo: quando sarò PresDelCons, magari Luca Conforti potrà essere il mio Ministro dell’Economia, se non gli fa schifo avere qualcosa in comune con Tremonti
Quella che Ayn Rand chiamava la “aristocrazia della spintarella” è il modello a cui anela ogni élite moderna: nessuna responsabilità, nemmeno quella di dimostrare di saper guadagnare due lire; nessun rischio da parte degli “esterni”, neppure dagli arricchiti; una bella verniciata di “sociale”, se non socialista, e anche i progressisti sono felici.
Alla fine, tanto, paga Pantalone per tutti, per quanto a fondo il barile vada raschiato.
Gli USA si stanno incamminando, dopo una breve pausa negli anni ’80 e ’90, verso la palude delle partecipazioni statali, volete che noi non si tirasse fuori il modello vintage?
“Gli USA si stanno incamminando, dopo una breve pausa negli anni ‘80 e ‘90, verso la palude delle partecipazioni statali, volete che noi non si tirasse fuori il modello vintage?”
Almeno si smettesse di far la Ola per il ciaociao dell’altro modello. Se non altro per pudore.
@ Loska
Ben felice di accettare, anche perché se e quando succederà, sono sicuro che per entrambi sarebbe un’esperienza molto breve e repressa nel sangue ^_^
Cinicamente dico, bene per noi, sta tornando l’impero! Come era noiosa la galassia senza Palpatine e Darth Vader: ho sempre sognato di far parte dell’alleanza ribelle.
Dai Luca dai, ho una spada laser in più!