Intelligenti si nasce…!

L’intelligenza è una dote genetica?

Nel 2009 sono stati pubblicati i risultati di una ricerca della Ucla School of Medicine di Los Angeles, basata su esami di risonanza magnetica effettuati su numerose coppie di gemelli, secondo cui l’intelligenza avrebbe una forte componente ereditaria. Lo studio ha riportato in primo piano una secolare controversia tra i sostenitori della teoria che l’intelligenza si eredita alla nascita e quelli che al contrario sostengono che l’intelligenza è il risultato dei fattori ambientali che influenzano lo sviluppo di individuo.

SCIENZA – In questo contesto si colloca la vicenda di Ciryl Burt, uno psicologo inglese scomparso nel 1971, autore di una serie di studi su coppie di gemelli separati dalla nascita. Sulla base dei dati raccolti, Burt aveva dimostrato che il quoziente di intelligenza (QI) è determinato geneticamente e non viene modificato dall’ambiente di crescita e dall’educazione dell’individuo. Lo psicologo riuscì anche a provare che le donne hanno la stessa intelligenza dei maschi. Burt ebbe significativi riconoscimenti per la sua opera: professore universitario a Londra, nel 1942 fu eletto presidente della British Psychological Society e nel 1960 fu nominato presidente onorario del MENSA, un’associazione internazionale che riunisce individui dotati di elevatissimo QI. Subito dopo la sua morte, però, alcuni ricercatori interessati ad analizzare i dati raccolti per le sue ricerche scoprirono che Burt aveva commesso gravi errori e in qualche caso aveva falsificato i risultati delle sue ricerche. Fu scoperto che i nominativi dei suoi collaboratori erano fittizi: si trattava di individui inesistenti o che avevano utilizzato nomi falsi. Anche se quest’ultima circostanza è stata contestata da alcuni studenti e amici di Burt, resta il fatto che nessuno dei ricercatori che avrebbero collaborato ai suoi studi si è mai fatto vivo per smentire gli accusatori. Non è possibile dimostrare con certezza se Burt fosse stato in mala fede o fosse semplicemente incappato in errori involontari, ma la comunità scientifica propende decisamente per la prima ipotesi. Proprio a causa dei numerosi indizi di frode, il caso Burt è comunemente indicato come una delle più grandi bufale nella storia della scienza e non di rado è citato dai complottisti come un esempio della possibilità di manipolare il risultato di studi e di ricerche scientifiche allo scopo di sostenere o confutare una teoria.

GENETICA? - Probabilmente lo scandalo fece alzare parecchio le quotazioni della teoria per cui l’intelligenza non ha nulla a che fare con il DNA, ma una serie di studi successivi ha consentito di rivedere la questione in modo più corretto. Esistono elementi a favore di entrambe le teorie e questo porta a concludere che la verità sta nel mezzo. Ad esempio, è stato accertato che bambini provenienti da famiglie povere o con gravi problemi sociali, avevano un QI molto basso. Adottati da famiglie facoltose o con buona posizione sociale e sottoposti a una nuova verifica dopo alcuni anni, quegli stessi bambini avevano sviluppato un QI molto superiore a quello iniziale. Dal canto opposto, altri studi hanno verificato che effettivamente al momento della nascita esiste una certa predisposizione intellettiva. Il risultato finale, quello su cui la comunità scientifica oggi è abbastanza concorde, è che gli individui nascono con differenti capacità intellettive iniziali, ma questa differenziazione ha un valore relativo. Di fatto, ambiente familiare, educazione scolastica, stimoli ambientali e quant’altro influenzano lo sviluppo dell’intelligenza in maniera molto più significativa rispetto ai fattori genetici. E’ questa la vera ragione per cui talvolta sembra che l’intelligenza venga ereditata: in realtà genitori e figli generalmente hanno in comune lo stesso ambiente familiare, culturale, educativo e sociale, ed è per questo che tendono a sviluppare un quoziente intellettivo molto simile. In conclusione: se il vostro vicino vi batte regolarmente a scacchi, non cercate di scaricare la colpa al vostro DNA…!