Le punizioni e le iniziazioni sessuali delle soldatesse nella caserma di Parolisi

Notti brave e ricatti nelle serate tra caporali e reclute Ne parla Carlo Bonini su Repubblica, che racconta una serie...

Notti brave e ricatti nelle serate tra caporali e reclute

Ne parla Carlo Bonini su Repubblica, che racconta una serie di aneddoti non confermati sulla vita in caserma delle reclute donne. La Emidio Clementi, secondo quanto si scrive, sarebbe un posto dove le soldatesse venivano più o meno costrette a riti di iniziazione alla vita militare e dovevano anche prestarsi a favori sessuali in cambio di licenze:

È un capitolo della storia di cui tutti parlano mal volentieri. Che ha un incipit suggestivo. Un paio di anni fa. Una recluta viene sottoposta a un umiliante rito di passaggio e iniziazione. Un “codice rosso”, per dirla con il gergo della truppa. Una donna punisce un’altra donna. Nel corpo e nel rispetto delle altre. La responsabile viene congedata con disonore. Ma non se ne sa nulla, finché Melania non muore e i carabinieri non cominciano a ficcare il naso nei conciliaboli e le confidenze che si incrociano nella piazza d’armi.

I racconti sono negli interrogatori dei carabinieri ai graduati:

La sproporzione tra il numero delle reclute (tutte donne) e il quadro ufficiali e sottufficiali (per lo più uomini), trasformai tre mesi di addestramento in una “caccia grossa”. Dove il gallismo dei maschi si esalta nella sudditanza normalmente imposta alle reclute. Ascoltato come testimone, uno dei caporali addestratori del 235esimo racconta che, alla “Clementi”, c’è chi vanta «strisce importanti ». «Fino a trenta reclute in un anno». Perché ogni notte con una “volontaria” diversa diventa una tacca nel bastone del comando. Parolisi era della partita. Ludovica Perrone non era stata la prima e non era l’ultima. Come del resto accerta l’indagine individuando almeno un’altra recluta che, alla fine del 2009, si congeda dal corso addestramento dopo essere passata tra le sue mani.

Nell’articolo si parla anche di un luogo ben preciso dove consumare i rapporti:

La “Casa vacanza Dimora di Morgiano”, una locanda a pochi chilometri da Ascoli. In un borgo rurale del 1500, lungo le pendici che rimontano il monte dell’Ascensione. Il proprietario si era dimostrato ragionevole. Nessuna registrazione, nessuna domanda agli uomini e alle donne della “Clementi” che, introdotti, la frequentavano. Tra i 25 e i 30 euro per una notte. Le reclute lasciavano la caserma per 36 ore, con permessi che indicavano le ragazze in visita alle famiglie in qualche parte d’Italia. Semplice e innocuo, almeno fino a quando quel “segreto” non comincia a fiorire sulle labbra di troppi e di troppe, nel reggimento.

E si parla anche di un tariffario a prestazione:

“Radio Fante” comincia infatti a gonfiare la voce (che alluviona Ascoli e che l’indagine raccoglie, ma non riesce a documentare in alcun modo) che quella palestra di “gallismo” sia andata così avanti da aver persino battezzato un “tariffario” dove alla prestazione di una notte corrisponde un permesso, una licenza breve, una “benevolenza” nell’addestramento. Non sapremo mai quanto di tutto questo Melania avesse capito. Se avesse minacciato di renderlo pubblico. Mentre è possibile che ne fosse a conoscenza Ludovica, che in quella caserma era stata, che di quella caserma conosceva il “segreto” e che in quella caserma ave-va cominciato la sua relazione “a fine corso”, quando i caporali si facevano più spregiudicati.