Il Parlamento degli impuniti salverà anche Papa?

20/07/2011 - L’attuale legislatura ha il record delle richieste di arresto negate alla magistratura Oggi la Camera dei Deputati voterà se concedere l’autorizzazione all’arresto di un suo membro, Alfonso Papa. Anche il Senato, nella giornata odierna, dovrà decidere sulla sorte giudiziaria di

     
 

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L’attuale legislatura ha il record delle richieste di arresto negate alla magistratura

Oggi la Camera dei Deputati voterà se concedere l’autorizzazione all’arresto di un suo membro, Alfonso Papa. Anche il Senato, nella giornata odierna, dovrà decidere sulla sorte giudiziaria di Alberto Tedesco, senatore subentrato a metà 2009 all’uscente Paolo De Castro, eletto a Bruxelles. Votare sull’arresto di un parlamentare non è certo una novità per la XVI legislatura. Da quando è partita, a fine aprile 2008, ci sono state ben nove richieste di arresto da parte della magistratura, un vero record nell’era bipolare. E col doppio voto in contemporanea si stabilisce un altro primato.
IMMUNITA’ AI PARLAMENTARI – L’articolo 68 della Carta Costituzionale garantisce a deputati e senatori una particolare protezione rispetto alle indagini della magistratura.

I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni. Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, né può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione, salvo che in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero se sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazione, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza. A differenza dei normali cittadini, nessun parlamentare può essere perseguito, durante il suo mandato, per delitti cosiddetti d’opinione, perché minerebbe la possibilità di svolgere il proprio lavoro senza condizionamenti. Per quanto riguarda invece i reati che esulano dall’esercizio delle funzioni di legislatore, non c’è nessun vincolo alle indagini, ma all’arresto. La Camera deve concedere l’autorizzazione perché un parlamentare finisca in carcere, a meno che ci sia una condanna definitiva, come per esempio nei casi di Cuffaro e Previti, oppure la flagranza di reato. In precedenza la Costituzione era ancora più garantista. Prima della riforma costituzionale del 1993, approvata sull’onda emotiva, e le continue richieste d’arresto, di Tangentopoli , l’arresto di un esponente di Montecitorio o Palazzo Madama era davvero arduo, dato che ci doveva essere la flagranza di reato

I membri del Parlamento non possono essere perseguiti per le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle loro funzioni.Senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale; né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale, o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura. Eguale autorizzazione è richiesta per trarre in arresto o mantenere in detenzione un membro del Parlamento in esecuzione di una sentenza anche irrevocabile.

Il vecchio articolo 68 garantiva l’immunità parlamentare in senso pieno, e una parte degli attuali legislatori lo guarda ancora con malinconia. Tra le tante proposte di riforma della giustizia partite dal fronte berlusconiano, c’era anche il ripristino dello scudo giudiziario concesso ai parlamentari ex ante legge costituzionale del 1993. Prima di Tangentopoli, l’autorizzazione a procedere, che i magistrati chiedevano al Parlamento per poter indagare su un proprio esponente, non era praticamente mai concessa. In dieci legislature, alla Camera, su 2717 richieste di autorizzazione a procedere, ben 2202 non vennero concesse.

LEGISLATURA RECORD – Da aprile 2008 la magistratura italiana ha chiesto di poter arrestare otto parlamentari, e per uno di loro, Nicola Di Girolamo, la richiesta è stata duplice. Il partito di maggioranza anche per la richiesta d’arresto è il Popolo della Libertà. Fino ad ora la sorte giduziaria di quattro deputati e due senatori berlusconiani è stata, o sarà decisa nei prossimi giorni dalla Camera di appartenenza. Si tratta di Antonio Angelucci, Nicola Cosentino, Alfonso Papa e Marco Milanese, per il quale il voto deve ancora esserci, Vincenzo Nespoli e appunto Nicola Di Girolamo. Sull’altro fronte dello schieramento politico le richieste d’arresto sono arrivate solo al Partito Democratico. Il primo ad essere stato coinvolto in una richiesta d’arresto è stato il lucano Salvatore Margiotta, deputato, il secondo invece è stato il già ricordato senatore Tedesco. Già l’ingresso di Tedesco a Palazzo Madama aveva creato più di una polemica. Assessore alla Sanità in Puglia e vicino a Massimo D’Alema, il senatore del PD era stato indagato per un giro di appalti e tangenti che l’avevano coinvolto durante l’esercizio del suo mandato nella giunta Vendola, e si era dimesso dal suo incarico dopo l’avvio dell’indagine. Candidato al Senato nel 2008, Tedesco era però arrivato primo dei non eletti nella circoscrizione senatoriale della Puglia. L’elezione al Parlamento europeo di Paolo De Castro aveva così liberato per lui uno scranno, d’oro, a Palazzo Madama. Nove richieste di arresto per un parlamentare rappresentano al momento un record, almeno per gli ultimi tre lustri. Da quando è arrivato il bipolarismo, e l’inchiesta Mani Pulite si è spenta, i magistrati hanno chiesto al Parlamento una richiesta d’arresto per quindici volte. Dieci sono arrivate nella sola XIV legislatura, che però era durata cinque anni, contro i tre dell’attuale. Quattro nella XV, durata però solo due anni, e solo due nella XIII, quando al governo c’era il centrosinistra, prima in versione Ulivo con Prodi, poi coi governi D’Alema e Amato.

TEDESCO E PAPA, VICENDE DISTINTE – I due parlamentari sottoposti all’esame dell’Aula domani sul loro futuro percorso giudiziario hanno però due vicende processuali distinte. Per Tedesco le indagini riguardano eventuali reati commessi prima del suo sbarco al Senato, mentre Papa è invece indagato per fatti illeciti commessi durante il suo mandato di deputato.

Domani Camera e Senato saranno chiamate in contemporanea a votare sulla richiesta della magistratura di arrestare un senatore (Alberto Tedesco eletto nel Pd e passato al gruppo Misto dopo la richiesta di arresto) e un deputato (Alfonso Papa, eletto nel Pdl e autosospesosi dal gruppo dopo la richiesta di arresto). La simultaneità è stata decretata dalla conferenza dei capigruppo del Senato che ha accolto da un lato la richiesta di calendarizzare entro l’estate il voto, presentata venerdì, lo stesso giorno in cui la giunta per le autorizzazioni della Camera ha espresso il suo parere a favore dell’arresto di Papa e, dall’altro, la richiesta del Pd di fissare il voto in modo tale da evitare che il risultato di una delle votazioni potesse influire sull’altro. “Riteniamo – ha spiegato la proposta del Pd il vicepresidente dei senatori Nicola Latorre- che si debba allontanare il minimo sospetto che su fatti di questa natura ci possano essere miseri scambi politici o strumentalizzazioni. Lo abbiamo fatto ben sapendo che si tratta di vicende diverse e che vanno discusse nel merito”. Le vicende giudiziarie di Tedesco e Papa all’esame in parallelo in Parlamento sono assolutamente distinte. La magistratura di Bari ha chiesto l’arresto di Tedesco per fatti risalenti a quando, dal 2001, ha ricoperto l’incarico di Assessore regionale alla Sanità nella Giunta Vendola. Il voto dell’Aula del Senato avverrà senza una proposta formalizzata da parte della giunta per le immunità di palazzo Madama. Il relatore, il Pdl Alberto Balboni, aveva proposto di respingere la richiesta di arresto. Ma al momento del voto alla maggioranza erano venuti a mancare tre voti per le assenze di due leghisti e di un senatore del Pdl. Mentre le opposizioni (Pd, Idv, Udc) avevano votato compatte contro la proposta del no agli arresti. In Aula verrà svolta quindi una relazione solo sui fatti e i documenti a disposizione del Senato, della quale è stato incaricato il senatore dell’Idv Luigi Li Gotti. Quando fu ascoltato dalla Giunta delle immunità di palazzo Madama, il 6 aprile scorso, Alberto Tedesco ha sostenuto di “non voler scappare” dal processo: “Anzi lo invoco, e per questo – disse – chiederò all’aula di votare a favore del mio arresto”. Papa è invece accusato dai magistrati napoletani che indagano sulla cosiddetta P4 per fatti commessi anche dopo l’elezione in Parlamento. L’ex magistrato, che è stato anche vice capo di gabinetto del ministero della Giustizia con Guardasigilli prima Castelli e poi Mastella, ha sempre protestato la propria innocenza, presentando alla giunta per le autorizzazioni della Camera copioso materiale a suo giudizio in grado di dimostrare la “persecuzione giudiziaria” nei suoi confronti da parte di ex colleghi della procura di Napoli, dove era pm ai tempi del procuratore capo Cordova. A differenza di Tedesco, in aula domani alla Camera si arriverà con un parere favorevole all’arresto alla giunta, approvato con i voti a favore delle opposizioni (Pd, Terzo Polo e Idv) e l’astensione della Lega, avendo Pdl e Responsabili disertato il voto in segno di protesta per la decisione di votare sulla proposta della minoranza. Politicamente, infatti, il relatore di maggioranza del Pdl aveva proposto il no all’arresto ma successivamente aveva ritirato il parere, preso atto che la Lega non l’avrebbe votato. Sia alla Camera che al Senato, dunque, se il voto domani fosse palese e venissero rispettate le indicazioni dei gruppi, il sì o il no agli arresti di Tedesco dipenderebbero solo dall’annuncio che faranno i gruppi di maggioranza e quello su Papa dalla decisione della Lega. Ma, con ogni probabilità, il voto sarà segreto. E a quel punto determinante sarà solo la coscienza (e le conoscenze) di ogni singolo parlamentare.

I pronostici su domani sono dunque molto difficili da fare, anche per l’impatto che un eventuale consenso all’autorizzazione a procedere per Papa potrebbe avere sul prosecuzione della legislatura. La Lega vorrebbe provare a smarcarsi dal Pdl, anche per offrire un gesto di conciliazione ad una base del partito sempre più furente e ormai stanca di Berlusconi. La vicenda nella quale è coinvolto anche Alfonso Papa, la cosiddetta P4, riguarda però personaggi molto influenti nell’establishment berlusconiano, e la carcerazione di un parlamentare sarebbe un segnale pesantissimo, una prima fragorosissima avvisaglia di un edificio che più scricchiola è ormai prossimo al crollo.
TRA MAFIA E ASSOLUZIONI – Il Parlamento è stato finora molto restio a concedere l’autorizzazione all’arresto per i parlamentari indagati. Solo in un caso, al momento, si è però giunti all’assoluzione. Si tratta di Salvatore Margiotta, accusato di aver percepito una tangente dal gruppo Total, ma poi assolto perché il fatto non sussiste.

Dopo una camera di consiglio durata poco più di un’ora il gup Tiziana Petrocelli ha assolto il deputato del Pd Salvatore Margiotta dall’accusa di corruzione “perchè il fatto non sussiste”. La sentenza è arrivata dopo la discussione delle parti. L’accusa aveva chiesto una condanna a tre anni di reclusione e l’interdizione temporanea dai pubblici uffici. L’assoluzione è stata invece la richiesta formulata dalla difesa che ha optato per il rito abbreviato.

Sorte molto diversa invece per il senatore Nicola Di Girolamo, che ha avuto l’accortezza di dimettersi prima che il Parlamento votasse a favore del suo arresto. Nessuno, neanche i garantisti ultrà del Pdl, avrebbero potuto difendere un parlamentare eletto con il voto di scambio della ‘ndrangheta. In precedenza però la maggioranza di centrodestra aveva detto no alla richiesta d’arresto per un’altra indagine che riguardava il senatore eletto all’estero. Lo stesso Di Girolamo ha preferito poi patteggiare la pena, chiudendo in questo modo il suo breve e molto tormentato passaggio in politica.
Un patteggiamento a cinque anni di reclusione, con restituzione di oltre 4 milioni di euro, tra beni mobili e immobili, quote di società.

E’ questa la condanna per l’ex senatore del Pdl, Nicola Paolo Di Girolamo, accusato di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale, al riciclaggio transnazionale e di scambio elettorale aggravato dal metodo mafioso in relazione alla sua candidatura nella circoscrizione Europa alle politiche del 2008. L’inchiesta è quella per il riciclaggio di due miliardi di euro che ha coinvolto ex dirigenti di Fastweb e Telecom Italia Sparkle.

Negli altri casi nei quali il Parlamento ha bocciato le richieste della magistratura non è ancora possibile sapere se i deputati e i senatori abbiano difeso un innocente o protetto un reo. Qualche effetto le inchieste lo hanno però provocato, visto che Nicola Cosentino si è dimesso da sottosegretario all’Economia pur rimanendo coordinatore del Popolo della Libertà della Campania. Cosentino comunque si è salvato dalla richiesta di arresto spiccata dalla magistratura napoletana, che si è vista negare anche l’utilizzo delle intercettazioni sul deputato campano, accusato di essere punto di riferimento dei Casalesi. Lo scudo della maggioranza ha protetto anche gli altri colleghi del Pdl, come Pasquale Viespoli e Antonio Angelucci.

I reati contestati al senatore Nespoli per cui se ne richiede l’arresto sono: concorso aggravato in fatti di bancarotta fraudolenta, bancarotta fraudolenta e riciclaggio, tutti legati da un capo d’imputazione iniziale che è quello di voto di scambio. Secondo le indagini effettuate dai pm campani, Vincenzo Nespoli, “amministratore di fatto e occulto, dominus della società di vigilanza La Gazzella srl”, candidato per Alleanza Nazionale in occasione delle elezioni nazionali del 2001 e del 2006 (e in entrambi i casi eletto alla Camera dei Deputati), avrebbe sfruttato il suo ruolo all’interno della società per “farsi promettere e consegnare da più persone la somma di euro 30 mila per ciascuno e la promessa del voto elettorale, in corrispettivo della promessa di assunzione quale guardia giurata presso la società La Gazzella”, di cui era proprietario. Assunzione che poi veniva effettivamente eseguita. Tali assunzioni coinvolgono ben 30 beneficiari accertati, “dipendenti del tutto inutili e comunque esorbitanti rispetto alle esigenze della società” che, il 23 maggio 2007, chiudeva i battenti con un passivo di quasi 25 milioni di euro. Secondo gli inquirenti tali assunzioni, legate alle varie promessa di voto (e alle relative quote versate a Vincenzo Nespoli), avrebbero contribuito al fallimento dell’azienda.

Antonio Angelucci è stato invece il primo deputato del Popolo delle Libertà in ordine cronologico per il quale la magistratura ha chiesto l’arresto in questa legislatura. La Camera dei Deputati ha risposto con un no, nonostante per le stesse indagini per il figlio fosse stata predisposta la detenzione, seppure nel proprio domicilio.

FUTURO IMPEGNATO – La sorte della XVI legislatura è incerta, e sicuramente oggi si scriverà una pagina importante. Un eventuale arresto di Alfonso Papa ed un’accelerazione dell’inchiesta sulla P4 provocherebbe scossoni fortissimi in zona Palazzo Chigi. In caso di perigliosa prosecuzione dell’attuale sessione legislativa, è assai probabile che l’attività della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera continui a ritmo serrato. A breve il Parlamento si dovrà esprimere su Marco Milanese, il deputato più vicino a Giulio Tremonti, che ha chiesto ieri di autorizzare l’apertura delle sue cassette di sicurezza e la consegna dei suoi tabulati telefonici, richieste pervenute dalla Procura di Napoli che ne ha chiesto l’arresto. Lo riferiscono il legale di Milanese Franco Coppi e una fonte della procura. “Non solo non c’è nessuna opposizione ma una sollecitazione alla Giunta perché consenta l’acquisizione”, dice l’avvocato Coppi. Milanese, su cui pende una richiesta di arresto, per corruzione e rivelazione di segreto di ufficioha formalizzato la posizione in una lettera alla Giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio. Nelle scorse settimane sono scoppiati i casi dell’ indaginie nei confronti di Carlo Vizzini, senatore del Pdl, e del ministro Saverio Romano, ex Udc ora Respondabile, per cui il 13 luglio è stato chiesto il rinvio a giudizio per concorso in associazione mafiosa, entrambi coinvolti nell’inchiesta su presunte tangenti pagate col denaro di Ciancimino. La legislatura dunque batterà ogni record dell’epoca recente, e chissà quanto si avvicinerà alle 28 richieste di arresto ricevute ai tempi di Tangentopoli. Finora il Parlamento ha autorizzato l’arresto di un suo esponente solo quattro volte, dal 1946 ad oggi.

     
 

2 Commenti

  1. Epifanio scrive:

    Lo salverà e anche con un buon margine.

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