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Ballarò con Paolo Becchi, Giovanni Toti e Lidia Undiemi

BALLARÒ – IL GOVERNO SECONDO PAOLO MIELI –  Si torna in studio con Mieli che riconosce che da quando Forza Italia è uscita dall’esecutivo, il governo si è bloccato. Mieli continua riconoscendo che esiste una clausola per il voto al Senato ma continua dicendo che esiste una clausola che impone la stasi, il pantano che durerà ancora per tanto tempo, con la mancanza di uno slancio augurato da tutte le persone entrate nel dibattito.


BALLARÒ, DELLA VALLE CONTRO LA FIAT – Diego Della Valle, intervistato a Parigi, se la prende con Marchionne e la famiglia Agnelli colpevoli di aver portato la Fiat fuori dall’Italia verso luoghi in cui si sentivano più comodi. Si definisce poi d’accordo con Squinzi che chiede riforme o un ritorno al voto chiedendo a Letta una marcia in più, una politica seria, una riforma industriale di livello, perché l’Italia non può più sostenere slogan e battute. Un giovane che non ha lavoro, secondo Della Valle, deve preoccuparsi delle aziende che non fanno lavorare. Ed è il caso di Ntv che deve combattere contro un mondo malmostoso con gli imprenditori che devono far capire allo Stato che è arrivato il momento di cambiare.

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BALLARÒ, IL RITORNO DI SILVIO BERLUSCONI – Viene proposto un servizio con protagonista Berlusconi che dimostra insieme al suo movimento di essere più vivo che mai. L’ambasciatore inglese commenta spiegando di aver incontrato Berlusconi, Renzi e Grillo spiegando che al momento il problema dell’Italia è legato alla riforma del titolo V della Costituzione che impedisce l’ingresso d’investimenti stranieri. Viene chiesto poi a Becchi chi voterebbe tra Berlusconi e Renzi con Becchi che risponde che al ballottaggio ci saranno Berlusconi ed i pentastellati, spiegando che il regalo della riabilitazione di Berlusconi non verrà dimenticato dagli elettori. Alessia Mosca dice di no e ricorda come la nascita del Porcellum con un blitz della maggioranza mentre oggi si vuol fare contribuire tutti. Toti fa una faccia strana con la Mosca che continua dicendo che l’obiettivo era anche quello di coinvolgere il Movimento Cinque Stelle. Ma non risponde sul ballottaggio. Toti si chiede con chi doveva dialogare Renzi se non con un movimento da nove milioni di elettori, con Giannini che ricorda che all’epoca furono 6,5 milioni i voti utili, con i Cinque Stelle che non vogliono né commentare né condividere. Toti dice di non sapere se Berlusconi ha cercato i Cinque Stelle ma pensa di no, stessa cosa per Becchi che aggiunge che lui è solo un intellettuale. Mosca chiede quale sia la proposta con la Udiemi che ricorda che sarebbe opportuno rispettare la sentenza della Consulta sulle preferenze ma sull’incalzare del deputato Mosca nega di essere del Movimento Cinque Stelle.

 

 

 

 

 

 

 

BALLARÒ, LIDIA UNDEMI, MASSIMO GIANNINI E BANKITALIA – Secondo la studiosa il governo ha sbagliato agendo con il decreto d’urgenza perché non c’era fretta visto che dal 2005 aspettiamo una legge per la ri-determinazione delle quote allo Stato. Chiamata sul pezzo da Floris, se la Banca d’Italia dovrà comprare le quote bisogna chiedere se ci sarà un costo per l’istituto di credito, bisognerà poi capire quale sarà il percorso ed infine bisognerà chiedersi cos’accadrà se dovessero entrare gruppi internazionali con il risultato che la finanza mondiale possa entrare in Italia attraverso la banca. Giannini ribadisce che quello del governo sia stato un errore, mettere insieme Imu e Bankitalia, nasce da un dibattito vecchio di settant’anni perché oggi la Banca d’Italia vale 156.000 euro. L’urgenza nasce dal fatto banale che in quest’occasione servivano risorse per coprire le tasse restituite quest’anno. Servivano quindi soldi freschi grazie alla plusvalenza di tasse pari a quasi un miliardo. Per quanto riguarda il regalo delle banche, anche se queste hanno enormi responsabilità dai tempi di Lehman Brothers, sono partecipi dello scarso credito alle imprese. Ma tuttavia quando si parla di un regalo da 7,5 miliardi alle banche, non è vero perché pagano un’imposta. Dopo avranno l’eventuale introito quando avranno venduto le quote in eccesso entro tre anni. E fino a quel momento si paga. Poi c’è il problema del dividendo ma parliamo di 450 milioni per una trentina d’istituti, i soldi che più o meno arrivano dal Qatar. Nell’immediato è a scapito delle banche. In più nel decreto è spiegato che la Banca d’Italia è un soggetto pubblico e non può diventare privato. In più gli azionisti sono partecipanti perché non hanno diritto di voto e non hanno potere decisionale. Infine non può essere né privatizzata né svenduta all’estero perché ogni azienda ha sede o amministrazione centrale in Italia. Questo modello non cade dal nulla ma viene da Usa e Giappone, due paesi con lo stesso assetto azionario. Lidia Undiemi vuole intervenire ma viene lasciato spazio a Becchi che parla di un atteggiamento contraddittorio finalizzato ad incolpare i grillini che volevano dare il giusto risalto con una discussione articolata e non chiusa con la tagliola. Regina risponde a Becchi (e la Undiemi? Cerca di parlare ma Floris chiude) spiegando che il provvedimento era necessario ed andava adeguato al valore della banca. L’errore è stato di associarlo al contesto di nuove entrate dando una sensazione d’urgenza perché servivano altri fondi. Tuttavia il provvedimento era necessario.

BALLARÒ, TWITTER COMMENTA PAOLO BECCHI – Le parole del professor Paolo Becchi hanno raccolto una vasta eco su Twitter, con i commentatori che danno giudizi di vario genere sul pensiero del professore. Peraltro, aggiungiamo noi, a Otto e mezzo Becchi si era definito un semplice militante mentre oggi dice «noi del Movimento».

BALLARÒ, CHE SI FA CON BANKITALIA? – Giovanni Toti si dimostra d’accordo con il deputato Mosca spiegando che il Movimento Cinque Stelle non ha più nulla da dire quando sceglie di assaltare i banchi del governo. Becchi risponde riproponendo ancora il tema della ghigliottina spiegando che l’obiettivo era quello di scorporare la questione Imu da quella Bankitalia con il Parlamento che avrebbe lavorato per legiferare secondo quanto previsto dalle norme e non attraverso decreto. Si parla poi del decreto Imu-Bankitalia, del miliardo di tasse in più che serviranno a coprire l’Imu e di quelli che pensano sia un regalo alle banche, con Unicredit e San Paolo che dovranno vendere rispettivamente il 18 ed il 27 per cento delle quote, con un guadagno di miliardi di euro. E se nessuno vuole comprare le quote, la Banca d’Italia dovrà intervenire per riprendere sé stessa pagando Intesa 1,8 miliardi e Unicredit 1,2 miliardi.

 

 

 

 

BALLARÒ, LA SETTIMANA A CINQUE STELLE – Il professor Paolo Becchi viene chiamato a commentare le proteste dei deputati del Movimento Cinque Stelle, gli insulti, i commenti, gli attacchi al presidente Boldrini, portando esempi del passato come Storace che chiama «maiale» l’ex presidente della Camera Fini. Becchi interviene riprendendo le parole di Napolitano spiegando che dovrebbe essere preoccupato dallo stato d’accusa del Movimento Cinque Stelle e del fatto che sono stati violati i diritti della minoranza o quasi maggioranza del Movimento Cinque Stelle. Si torna ancora a parlare di tagliola con Becchi che dice che in questo modo s’impedisce il normale svolgimento delle istituzioni. Gli insulti in Parlamento sono deprecabili ma si sono sempre visti, anche in Italia, con Becchi che accusa dicendo che si cavalca questo fatto mentre si arriva ad un qualcosa che secondo Tocqueville si arriva ad una dittatura della maggioranza. Giannini risponde riconoscendo che la diminuzione dei costi della politica è dovuta al Movimento Cinque Stelle mentre parlando di violenza fisica e verbale, Giannini si dice agghiacciato dalle parole di Becchi, ricordando che negli ultimi giorni il Movimento Cinque Stelle si è presentato come un movimento anti-Stato, un passaggio coerente rispetto all’esautorazione del Parlamento, prevista nel regno di Gaia previsto da Casaleggio, dove la democrazia è diretta. Giannini pensava che questo fosse un mondo utopico mentre ora invece questi otto milioni e mezzo di voti si pensava che potessero essere utili alla causa mentre oggi per Giannini ci si chiede quale sia la missione politica del Movimento con il risultato che oggi l’impeachement dovrebbe essere chiesta nei confronti di Grillo. Becchi risponde parlando di violenza citando la presunta sberla di D’Ambruoso contro Lupo, attaccando Repubblica colpevole di un gioco sporco perché sposta l’attenzione dalla privazione del diritto delle minoranze, con Grillo fuori dal Parlamento e Gaia che non c’entra nulla, con la politica che non sa cosa significhi il concetto di opposizione. L’ambasciatore inglese si definisce preoccupato dalla violenza perché i giochi procedurali sono accettati, la violenza no. Per il deputato del Pd il Movimento Cinque Stelle con la violenza dimostra di non avere niente da dire mentre l’ambasciatore inglese in Italia dimostra che è possibile fare impresa anche in Italia, a dimostrarlo la nascita di una linea di produzione della Rolls Royce ad Avellino che darà posto a 150 persone. Becchi torna a spiegare che la legge elettorale il Movimento Cinque Stelle l’ha studiata con gli elettori mentre il Pd l’ha studiata con Verdini. In secondo luogo, la violenza istituzionale è nei confronti del Movimento Cinque Stelle approvando un decreto senza rispettare il regolamento della Camera, mentre per il terzo punto sulle donne, le militanti dei Cinque Stelle hanno preso valanghe d’insulti sessisti.

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Ed a proposito di «noi del Movimento», ricordiamo quello che disse Beppe Grillo dal suo blog parlando del professor Paolo Becchi: «Becchi non rappresenta Il M5S»

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BALLARÒ, LIDIA UNDIEMI E L’USCITA DALL’EURO – Giovanni Floris coinvolge anche Lidia Undiemi che sostiene come la crisi non sia finita e lo dimostra la produzione industriale. Il punto è capire quali siano le ragioni della crisi, visto che anche prima venivano tagliati gli stipendi. Nel 2007-2008, continua la Udiemi, la crisi si è rivolta in tutto il mondo chiamando in causa anche il Regno Unito. E la crisi ha fatto si che l’unica moneta applicata a paesi differenti ha permesso un disequilibrio nelle esportazioni che ha ucciso la bilancia economica. La soluzione? O si esce dall’Euro o si tagliano i salari.

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BALLARÒ, L’ITALIA VISTA DALL’ESTERO – Vengono proposti due cartelli che mostrano quella che è l’opinione dell’Italia dall’estero: 

con il giornalista di Repubblica Massimo Giannini che parla di una bancarotta politica ed economica del nostro Paese fino ad arrivare ad una bancarotta morale scatenata da una serie di scandali che investono la politica, la piaga della corruzione che mangia 60 miliardi di soldi pubblici per una dea tangente riconosciuta anche da Papa Francesco. E la cosa peggiore è che nessuno può accusare l’altro. Chiaramente, continua Giannini, è evidente la responsabilità del governo Letta e non ci si può accontentare che il Qatar investa 500 milioni quando possa muovere decine di miliardi, un’elemosina per la quale non si può brindare. E non brinderebbe Giannini neppure per un + 0,1 per cento di Pil nel terzo trimestre 2013. Allo stesso modo Toti non può puntare il governo Letta visto che il governo si è impiccato sull’Imu, con il Pdl che si è sfilato con tutti i caos che conosciamo. Infine la responsabilità è anche delle imprese che hanno messo da parte 60 miliardi di dividendi che andrebbero re-investiti. Paolo Mieli manifesta la sua sorpresa per un entusiasmo ingiustificato visto che 500 milioni sono solo meno di niente. E per quanto riguarda Squinzi, continua Mieli, la sua lettura è ottimista perché se si tornasse a votare con la nuova legge non ci potremmo andare perché avremmo una legge per la Camera ed una per il Senato, che dovrebbe essere abolito dopo un lungo iter. E la percezione all’estero è terribile. Infine Mieli dice di non dire che la crisi è finita perché basta fare un giro per Milano per rendersi conto che siamo ancora in alto mare. Intanto il governo ha preso la fiducia sul Ddl Carceri.

 

 

 

 

 

BALLARÒ, DI CHI È LA COLPA – Alessia Mosca, esponente del Partito Democratico, accusa il governi Berlusconi al potere dal 2000 al 2010 di non aver fatto crescere il Paese ed attacca Confindustria dicendo che Letta ha portato a casa 500 milioni da Dubai a riprova di un’azione concreta. Toti si chiede cosa sono 500 milioni quando c’è un Paese che ha bisogno di risposte serie con l’assenza di riforme, con il caos sull’Imu, con i problemi sulla legge Fornero. La Mosca continua a ribadire la storia dei 500 milioni e continua che non basta ma che al momento il cuneo fiscale si è abbassato e ricorda il provvedimento Destinazione Italia che contiene 10 priorità tra cui l’accesso al credito alle Piccole e Medie imprese e finanziamenti per la digitalizzazione. Toti risponde che mancano due miliardi per l’Imu e Renzi parla di patto di stupidità.

 

 

 

 

 

 

 

BALLARÒ, STIPENDI E LAVORO – Si parte con l’analisi degli stipendi e la fuga dall’Italia delle aziende dell’autotrasporto dove ci sono meno controlli e meno leggi, nella speranza da parte delle aziende di risparmiare sul costo del lavoro rifacendo il contratto con le condizioni del nuovo Paese. Mentre chi resta in Italia abbassa gli stipendi in tutto il settore, a differenza di quanto accade in Regno Unito dove le aziende vengono incentivate a restare, mentre in Italia, a Merano, si minacciano le aziende proponendo un taglio dello stipendio in cambio della disoccupazione. Si racconta poi la storia di Oscar, con una busta paga pre-crisi di circa 1.700 euro mentre oggi siamo a 995 euro, con il risultato che ora si rinuncia a tutto mentre l’azienda chiede di ridurre le buste paga di un altro 20 per cento per un nuovo taglio di 200 euro. Alfio Regina, vicepresidente di Confindustria, esterna la delusione dell’associazione attaccando Letta che aveva parlato di disfattismo quando Confindustria mette in luce la situazione reale con il governo che non aiuta le imprese ritardando un’azione alla fine del semestre italiano. Regina ricorda che Confindustria non è né governativo né antigovernativo ma chiede solo un’azione. Giovanni Toti aggiunge che secondo lui la crisi non è finita, con Napolitano che a Strasburgo ha chiesto una politica economica diversa, con Toti che parla della sintesi di Crozza ricordando come manchi la politica con un’Italia meno competitiva dell’Europa. Le colpe del governo Letta? Secondo Toti è quella di vivacchiare a causa della nascita di un’esperienza fallita, quella delle larghe intese.

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BALLARÒ, TRA CINESI E CROZZA – Prima della pubblicità viene proposto un servizio girato a Milano nel corso del capodanno cinese, festeggiato domenica scorsa. Alcuni ragazzi intervistati hanno dato la propria visione dell’Italia dicendo come secondo loro le persone qui lavorino più lentamente quando hanno voglia e che qualcuno tornerebbe in Cina. Gli intervistati dicono di apprezzare Berlusconi e Renzi ma non Grillo quando urla mentre per quanto riguarda il loro capodanno, sperano che il segno di quest’anno, il cavallo, possa portare serenità. Dopo lo spot apre subito Maurizio Crozza citando la domanda sulla Boldrini e su cosa farebbero con lei in macchina, chiedendosi visti gli insulti che cosa si aspettasse, con Grillo che ha spiegato che i commenti volgari e sessisti sono arrivati di notte aggiungendo cosa si dovessero aspettare, proponendo dubbi sulle capacità comunicative di Grillo e Casaleggio, aggiungendo: «Se io la sera scrivo che ho un cetriolo in mano, quanti mi daranno la ricetta dei sottaceti?». Viene poi proposto un riassunto della settimana politica parlando della rissa post-ghigliottina, di Rocco Casalino che chiede l’impeachement a Napolitano, un terrazzo è caduto su un treno, le nutrie hanno allagato Modena e Roma è diventata navigabile. Una situazione che Mieli (con l’ex direttore del Corriere messo in parallelo) che commenterebbe il caos come il ricordo dello Yom Kippur del 1973. Si parla anche di Casini, uno visto da Crozza con il culo sulla poltrona e che gli ricorda un po’ la Barbie solo che la trovi sulla poltrona. Inoltre in passato i due si erano scontrati con parole dure mentre oggi sono di nuovo insieme un po’ come Albano e Romina. Si passa poi a Toti, terzo lanciato dopo Fini ed Alfano, ed a lui Crozza gli chiede se ha un piano B: «Toti, se li tocchi i maroni». Si chiude con Marchionne che non vuol’essere ringraziato per aver cancellato la Fiat per aver fatto nascere la FCA, una parola importante e priva della I, indice di un’altra parola brutta che non si può dire, ovvero Italia.

 

 

 

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BALLARÒ, IL DDL SVUOTACARCERI – Giovanni Floris presenta la puntata aprendo con un collegamento alla Camera dove si sta votando la fiducia al governo sul decreto svuotacarceri. Si parlerà come anticipato di decadimento del Paese con Lidia Udiemi che spiegherà cosa implicherà il decreto Imu-Bankitalia ad una settimana dalla bagarre alla Camera e la ghigliottina decisa dalla Boldrini. Infine viene anticipata la presentazione del nuovo libro di Paolo Becchi «figli delle stelle» edito dalla Casaleggio Editore.

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BALLARÒ, LA PRESENTAZIONE – Ballarò, il talk show di approfondimento politico condotto da Giovanni Floris ed in onda su Rai3 a partire dalle 21.05 si occuperà del declino dell’Italia dal punto di vista economico, politico e culturale. Ne parleranno insieme a Giovanni Floris il consigliere politico di Forza Italia Giovanni Toti ed il professor Paolo Becchi docente di filosofia del diritto all’Università di Genova che ad ottoemezzo, il programma presentato da Lilli Gruber, ha spiegato di non essere l’ideologo del Movimento Cinque Stelle.

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BALLARÒ, GLI OSPITI –  Con loro in studio Alessia Mosca del Partito Democratico, il vicepresidente di Confindustria Aurelio Regina, l’ambasciatore britannico in Italia Christopher Prentice, la studiosa di diritto ed economia nonché blogger Lidia Undiemi, il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini, il presidente di RCS libri Paolo Mieli, il presidente della Ipsos Nando Pagnoncelli.

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