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Domenico Cutrì: chi è l’evaso più ricercato d’Italia

Ha mobilitato l’intera famiglia per organizzare un’evasione da pellicola cinematografica, attraverso l’assalto di un commando armato al furgone della polizia penitenziaria che lo trasportava in tribunale a Gallarate (Varese). Dopo la sparatoria in pieno giorno, l’ergastolano di origine calabrese Domenico Cutrì è riuscito a fuggire: sono rimasti feriti lievemente due agenti, mentre ha perso la vita il fratello del detenuto, Antonino, morto all’ospedale di Magenta. Cutrì era stato condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio di un polacco, Luckasz Kobrzeniecki, ucciso a colpi di pistola nel 2006 a Trecate (Novara), per questioni sentimentali: un apprezzamento di troppo alla fidanzata. Si cerca adesso in tutta la penisola una Citroen C3 nera, con la quale l’uomo è fuggito.

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DOMENICO CUTRÌ: L’ASSALTO AL COMMANDO E L’EVASIONE A GALLARATE – Cutrì aveva già tentato di fuggire quattro anni fa, quando provò a evadere dal carcere di Saluzzo. Per questo era stato trasferito nel penitenziario di Cuneo, considerato più sicuro. Non è bastato. Mentre gli agenti della polizia lo accompagnavano ieri pomeriggio poco dopo le 14.30 in tribunale a Gallarate, è stato realizzato un assalto da far west per liberarlo.

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Photocredit infografica: La Repubblica

 

A ricostruire i dettagli dell’assalto è Repubblica, che ha spiegato come Cutrì era atteso in tribunale per l’ennesimo appuntamento con la giustizia:

«Niente rispetto all’omicidio per il quale nel 2009 finisce in carcere dopo tre anni di latitanza (ha fatto uccidere un ragazzo per una battuta di troppo sulla sua fidanzata, era il 2006). Poca roba, questa volta: un giro di assegni falsi, alcuni emessi da lui. È in programma l’udienza. Il detenuto, 32 anni, famiglia calabrese trapiantata prima in Piemonte e poi in Lombardia, nessuna parentela con la cosca che fa capo ai Cutrì di Catanzaro, arriva in tribunale a bordo del furgone della Penitenziaria. Le guardie lo hanno prelevato dal carcere di Busto Arsizio, dove soggiornava da venerdì. Una tappa di “avvicinamento” giustificata dalla sua elevata pericolosità.

Il commando armato era costituito da quattro persone: i due fratelli di Domenico Cutrì, sempre pregiudicati (per spaccio di sostanze stupefacenti, armi, rapina)— e altri due uomini. Erano arrivati di fronte al tribunale a bordo di due auto: la C3 nera – quella poi utilizzata per la fuga e ricercata dalle forze dell’ordine in queste ore – e un’utilitaria rubata, poi ritrovata con dentro due pistole e un mitra. Mentre Cutrì e la scorta composta da quattro agenti scendevano dal blindato, due banditi hanno sorpreso alle spalle le forze dell’ordine. I poliziotti vengono aggrediti, spinti giù dalle scale: uno si ferisce cadendo, l’altro viene accecato attraverso uno spray urticante. Dopo una colluttazione Cutrì, aiutato dai complici, è riuscito a liberarsi dal controllo degli agenti e a scappare a bordo della Citroen nera parcheggiata in una strada vicina. Nella sparatoria viene colpito Antonino, fratello di Domenico, che partecipava al commando. Un altro dei complici viene arrestato. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’auto dei malviventi si è diretta verso Cuggiono, in provincia di Milano, dove vive la madre dei Cutrì. All’ospedale di Magenta, vengono poi scaricati Antonino conla madre. Il primo muore, per la ferita al torace. Mentre Domenico continua la fuga, ora ricercato per tutto il Nord Italia, anche se si ipotizza anche un possibile ritorno in Calabria. In serata si era anche sparsa la voce che l’altro fratello dell’evaso si fosse costituito, ma i carabinieri hanno smentito.

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LA FAMIGLIA DEI CUTRÌ – Si cerca adesso la Citroen C3 di colore nero targata EM 197 ZE, utilizzata dai banditi per la fuga. Gli inquirenti hanno spiegato come Domenico Cutrì non fosse un boss della ‘ndrangheta: eppure, come ha riportato il Corriere della Sera, il clan dei Cutrì è noto per «comportamenti da spacconi di provincia, vendette, frequentazioni coi potenti Barbaro, un capofamiglia trafficante in armi e droga». I figli, chi più chi meno, hanno imitato il padre: da Domenico a Nino, passando per Daniele e Laura.

Videocredit: YouReporter

Aspirante boss della ‘ndrangheta, approfittava dell’omonimia con un noto clan di Catanzaro per farsi strada e scalare le “gerarchie” criminali. Nel 2006 Domenico Cutrì fece uccidere un uomo polacco per un apprezzamento di troppo alla ragazza. Repubblica ha riportato i dettagli della vicenda, per la quale fu condannato all’ergastolo:

«È la notte del 15 giugno del 2006 e sull’asfalto di Trecate, ventimila abitanti in provincia di Novara, scorre il sangue di un giovane polacco: si chiama Lukacs Kobrzeniecki, fa il magazziniere. La sua colpa è avere lanciato una battuta sbagliata alla persona sbagliata. La fidanzata di Domenico Cutrì. Il futuro fuggitivo di Gallarate ha solo 23 anni ma, come un capobastone ferito nell’onore, decide che un apprezzamento di troppo può bastare per smettere di vivere. Sale in macchina assieme a Manuel Martelli (l’esecutore materiale dell’omicidio: condannato a 16 anni) e affianca il ragazzo polacco. Gli spari, il mistero. Che dura poco. Meno della sua latitanza. Cutrì viene arrestato nel 2009 in un appartamento di Milano: è assieme a Antonino che adesso ha perso la vita per la sua libertà. Gli investigatori erano sicuri: è lui il regista del delitto di Trecate, Domenico, è lui che ha organizzato tutto. Come ieri a Gallarate. Prova a costruirsi un alibi, ma è di cartapesta», si legge.

Secondo le prime ricostruzioni, gli inquirenti hanno spiegato come il commando entrato ieri in azione conoscesse bene l’area dell’assalto. E come lo stesso Cutrì avesse escogitato bene l’operazione, per evitare di fallire la tempistica. Adesso resta ricercato. Per il ministro Annamaria Cancellieri si tratta di «un episodio molto grave», seguito dalla Guardasigilli in costante contatto con i vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. «Spero che al più presto l’ergastolano evaso e la banda complice vengano assicurati alla giustizia grazie al lavoro di tutte le forze di polizia», ha concluso Cancellieri.