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Libero e le deputate a cui piace la parola «pompino»

Francesco Borgonovo su Libero di oggi fa il simpaticone sull’insulto rivolto alle deputate del Partito Democratico (o a tutti, come sostiene lui), da Massimo De Rosa, il grillino che ha detto, secondo l’accusa: «Le donne del pd sono arrivate qui soltanto perché capaci di fare p…». Libero se la prende prima di tutto con Giuditta Pini, per una evidente battuta:

Su Twitter ci ha tenuto a specificare che lei, il suo posto in aula, se l’è meritato. E se è vero quello che ha scritto, non ne dubitiamo. In realtà, il suo intento era scherzoso. Altro che pompini, voleva dire, sono qui perché mi hanno votato. Però le è uscita una frase un po’ strana: «Ho preso 7.100 preferenze in 3 giorni. Mi fa ancora male la mascella». Brivido, terrore, raccapriccio. Roba da guinness dei primati. Il tentativo della Pini rimane apprezzabile: è bello rispondere all’insulto con l’ironia, nobilita. Però non si capisce perché, se le ragazze si sentono tanto offese, continuino a dare fiato alla discussione.Sembrache ci abbiano preso gusto.

Ora, l’insinuazione di Borgonovo sul fatto che qualcuno ci abbia “preso gusto”, a ben guardare, non è soltanto una fregnaccia maschilista. Sembra (tanto per usare la sua terminologia) che sia Borgonovo a prenderci gusto nel non capire l’evidente ironia della Pini per “dire le porcate”, come fanno i bambini dell’asilo quando ancora non sono abbastanza maturi.

deputate pd pompini

In mezzo a questo dispettuccio da “mannaggia al diavoletto che c’ha fatto litigà”, c’è un’altra argomentazione di quelle che … signora mia, lévati:

L’indignazione collettiva suona anche più stonata se si pensa che quando al governo c’era il centrodestra, gli amici progressisti non andavano per il sottile. Sabina Guzzanti insinuò che Mara Carfagna avesse avuto rapporti particolari con Berlusconi, e fu costretta a risarcire con 40 mila euro. “ . Ma pure al di fuori della satira fiorivano le malelingue: memorabile lo scontro fra la medesima Carfagna e Luisella Costamagna a Rai- Tre, con la bionda giornalista che tentava in tutti i modi di suggerire l’esistenza di relazioni «speciali» fra l’ex ministra e il Cav. Ne uscì scornata la Costamagna, ma non si levarono vestali in difesa dei diritti della donna.

Nel tirare in ballo la storia della Carfagna per una questione di “mancata solidarietà”, Borgonovo raggiunge vette di poveraccismo difficilmente eguagliabili. In primo luogo perché è vero che la Carfagna subì una campagna vergognosa per una serie di bufale messe in giro, tra l’altro, per esempio dal Riformista e dal giornalista Fabrizio D’Esposito, oggi al Fatto. All’epoca noi scrivemmo che quella campagna era frutto di una bufala. Qualche tempo lo ammise anche, nella rubrica delle lettere del Fatto, lo stesso D’Esposito: era tutta una bufala. Il Riformista, quando scrisse l’articolo poi ripreso da tanti giornali, era dello stesso editore che pubblicava Libero. Ecco, semmai se qualche cialtrone volesse profondersi in ulteriori scuse nei confronti di Mara Carfagna per quanto scritto, saprebbe chi mettere sulla lavagna dei cattivi.

Ma non è mica tutto qui. Perché Borgonovo utilizza un’argomentazione davvero risibile per sostenere la sua tesi. Siccome le persone che nomina nel suo articolo (una sola in  realtà: Sabina Guzzanti) hanno insultato la Carfagna, oggi le parlamentari Pd non possono denunciare o offendersi per la parola “pompino”. In primo luogo, la responsabilità degli insulti è personale e il reato di “mancata solidarietà” esiste solo nella mente di chi pensa che le donne che ripetono le parolacce si divertono anche quando sono rivolte come insulti. In secondo luogo, non si capisce perché, per un’offesa senza solidarietà arrivata nel 2010 da altri, quelle di oggi non dovrebbero protestare per quanto accaduto nel 2014. Forse perché «per colpa di qualcuno non si fa credito a nessuno», come si scrive nei bar? O forse qualcuno dovrebbe smetterla di frequentarli, i bar, per trovare idee su cosa scrivere su Libero?