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Il Grillo svizzero che vuole meno italiani

Gli italiani sono il tema che più fa discutere e divide la Svizzera italiana. Il referendum sulla libera circolazione dei lavoratori UE promosso dalle destre elvetiche, che si svolgerà il 9 febbraio ha acceso come mai prima d’ora la discussione, e i partiti ticinesi si sono uniti nel dire basta ai ristorni, il gettito fiscale che la Svizzera paga all’Italia per compensare le mancate tasse dei lavoratori che risiedono nel nostro paese ma sono sottoposti all’imposizione tributaria elvetica.  Una delle figure che ha dominato il dibattito sull’eccessiva presenza degli italiani nel Canton Ticino è Sergio Savoia, leader dei Verdi locali, e dirigente del Wwf dopo un passato nella TV e nella radio della Svizzera italiana.

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UN GRILLO D’OLTRECONFINE – Sergio Savoia ha creato grande scalpore nella Confederazione Elvetica schierando i Verdi del Canton Ticino, che insieme alla parte italofona del Canton Grigioni costituisce la Svizzera italiana, formazione storicamente vicina alla sinistra, insieme a Lega dei Ticinesi ed Udc/Svp sul referendum relativo alla libera circolazione dei lavoratori UE. La tesi di Savoia, che viene ben spiegata nell’intervista che ci ha concesso con grande cortesia, evidenzia come in Ticino ci siano troppi frontalieri, ovvero quei lavoratori che vivono in Italia ma lavorano in Svizzera. Un pendolarismo di frontiera che garantisce numerosi vantaggi alle aziende elvetiche, che hanno a disposizione forza lavoro entusiasta di lavorare a salari molto bassi, e penalizza i residenti, svizzeri o stranieri, che non possono accettare paghe insufficienti per vivere dignitosamente. La rottura dell’ortodossia progressista ha fatto rumore, ed ha confermato la peculiarità di Sergio Savoia, il cui percorso politico e professionale ha alcuni punti di contatto con Beppe Grillo. Il leader dei Verdi ha iniziato il suo percorso professionale nel mondo dell’intrattenimento, ed ha ottenuto un buon successo come conduttore televisivo e radiofonico apprezzato per la sua comicità. I suoi libri sono diventati un caso editoriale nel Canton Ticino. Da alcuni anni Savoia ha cambiato lavoro, ed ha aumentato il suo impegno politico. Savoia è stato nei socialisti, la formazione della sinistra tradizionale svizzera, e da ormai molti anni è il leader dei Verdi del Canton Ticino. Autore di un blog piuttosto popolare, Savoia ha portato gli ecologisti cantonali su posizioni post ideologiche come le definisce lui, un po’ come certi temi cari alla sinistra, acqua pubblica o difesa dell’ambiente, sono diventati brand del MoVimento 5 Stelle, che certo non fa parte dello schieramento politico ed ideologico progressista.

Ecco l’intervista di Sergio Savoia.

 

Il sì dei Verdi all’iniziativa di Udc e Lega dei Ticinesi contro la libera circolazione dei lavoratori UE è stato motivato anche per l’eccesso di frontalieri nella forza lavoro del Canton Ticino. E’ una posizione anti italiana?

MA quali posizioni anti italiane, non diciamo stupidaggini! Siamo di lingua e cultura italiana. I nostri legami con l’Italia sono molti e profondi. Circa il 40% dei ticinesi hanno uno o entrambi i genitori di origine italiana. Ma abbiamo anche 60’000 frontalieri, ossia un terzo della popolazione attiva. Frontalieri che vengono assunti da datori di lavoro svizzeri o italiani che hanno delocalizzato qui per pagare meno tasse. Datori di lavoro che li assumono solo perché li pagano la metà di quel che darebbero a un lavoratore residente. E badi bene: i primi a perdere il posto di lavoro a favore dei frontalieri sono gli stranieri residenti, tra cui la stragrande maggioranza è composta da italiani. Guerra tra poveri, la storia più vecchia del mondo…

Perché secondo lei sono troppi gli italiani che lavorano in Canton Ticino? Chi crea valore con la propria occupazione non genera ricchezza anche, se non soprattutto, per la Svizzera?

Non sono troppi “gli italiani”. Come dicevo abbiamo moltissimi lavoratori italiani residenti. Ma abbiamo anche un terzo dei posti di lavoro occupati da persone che entrano la mattina, escono la sera, non spendono nulla, provocano costi enormi ma soprattutto creano le condizioni per un dumping salariale enorme. Come pensa reagirebbero in Friuli Venezia Giulia se avessero un terzo dei posti di lavoro occupati da Sloveni che prendono la metà dello stipendio di un italiano, mentre gli italiani rimangono senza lavoro o percepiscono stipendi con cui si può vivere in Slovenia ma non in Italia?

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La presenza italiana in Canton Ticino è solo negativa, oppure anche secondo lei ci sono elementi positivi portati dai frontalieri?

Non è una questione di “presenza italiana”, credo di averlo spiegato a sufficienza. Ovviamente ci sono aspetti positivi. Abbiamo sempre avuto tra i 20’000 e i 35000 frontalieri, per non parlare dei moltissimi lavoratori residenti di moltissime nazionalità diverse. In Svizzera gli stranieri sono il 23% della popolazione. Sa quanti sono in Italia? Il 7%! Riparliamone quando avrete 14 milioni di stranieri (cioè il 23% come in Svizzera).

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Da quando secondo lei è esplosa, in modo negativo, la presenza dei lavoratori italiani in Ticino?

Dall’entrata in vigore della libera circolazione (2003) dall’abolizione del limite dei 20km oltre frontiera (2007) e poi in aggiunta a ciò, con l’arrivo della crisi in Italia (soprattutto per i padroncini, più che per i frontalieri)

E’ possibile tornare indietro rispetto all’attuale situazione? Cosa propongono i Verdi che lei guida in Ticino per migliorare la situazione per i lavoratori residenti e i frontalieri?

Abbiamo proposto l’introduzione di salari minimi; la tassazione punitiva per chi assume prevalentemente frontalieri (non si può però farlo finché sono in vigore gli accordi con l’UE); abbiamo chiesto che siano negoziate con l’UE delle condizioni speciali per le regioni di frontiera (noi, Ginevra, il Giura, Neuchâtel…); che si diano i posti ai frontalieri quando non ci sono residenti disponibili (e tenga presente che noi non facciamo differenza tra residenti svizzeri e residenti stranieri).

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Cosa pensa della proposta di cancellare i ristorni dei frontalieri? E’ qualificabile anch’essa come una penalizzazione degli italiani?

Nessuno propone di azzerare i ristorni. Si discute se adesso non siano troppo alti. In Svizzera i frontalieri guadagnano stipendi molto alti rispetto ai colleghi che lavorano in Italia e pagano imposte svizzere, molto più basse dei loro colleghi rimasti in Italia. Noi vogliamo che i soldi che vanno in Italia servano a rafforzare le infrastrutture locali. È possibile che noi cerchiamo di spostare il traffico su ferrovia, costruiamo la linea ferroviaria tra Mendrisio e Varese e l’Italia non riesca a mantenere i propri impegni oltre a riversarci addosso tutto il proprio traffico transfrontaliero. LE sembra normale che sia la Svizzera a dover pagare l’infrastruttura ferroviaria di raccordo per Alptransit? Le sembra normale che i soldi dei frontalieri vadano a Roma e ci stiano qualche anno prima di tornare al nord nei comuni di confine che vivono praticamente dei soldi che la Svizzera riversa? Capisce che farci fare la predica dagli italiani su questi temi, ci riesce difficile…

Cosa pensa del possibile accordo fiscale tra Italia e Svizzera?

È necessario.

Il finanziamento svizzero della linea Luino-Gallarate potrebbe essere fatto “pagare” ai frontalieri o ai comuni italiani col riordino dei ristorni?

Sono affari italiani. Chi la dovrebbe pagare? Gli Svizzeri?

La Lega dei Ticinesi si è sempre contraddistinta per una continua, talvolta offensiva, retorica nei confronti dei lavoratori italiani. L’Udc ha ritratto i lavoratori italiani come topi che rubavano il formaggio svizzero.  La retorica ed i messaggi di queste forze sono cambiati?

È una retorica incendiaria che non porta nulla di buono. I lavoratori italiani sono gente onesta che non ruba niente a nessuno. Sono ottimi lavoratori, molto preparati e con un’etica professionale invidiabile. Io non ho che ammirazione per questi lavoratori. Ma ciò non toglie che siano usati per smantellare le conquiste dei lavoratori residenti. E questo mi manda in bestia.

Non è una contraddizione per una persona di sinistra schierarsi con forze di destra che si sono contraddistinte per un populismo dai tratti xenofobi, se non in alcuni casi anche razzisti?

Io non mi schiero con loro. Abbiamo una votazione su un testo e a quel testo bisogna dire sì o no. Non si tratta per niente di un testo perfetto, anzi. Penso però che un suo accoglimento provocherebbe la revisione degli accordi con l’UE. E questo è indispensabile. Inoltre si tratta di un testo costituzionale. La legge di applicazione verrà preparata da un parlamento in cui l’UdC è in minoranza. Le parti più dubbie della iniziativa saranno piallate.

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Se l’internazionalismo socialista è ormai stato sorpassato dalla storia, quale sarebbe secondo lei il modo migliore per far convivere lavoratori italiani e ticinesi?

Paghe uguali a lavoro uguale.

Il suo percorso  professionale da intrattenitore nel mondo dei media ed il suo posizionamento politico potrebbero farla apparire ad un lettore italiano come vicino a Beppe Grillo. Come valuta questo paragone?

Eccessivo. In Svizzera i politici sono lavoratori part-time. Io ho un lavoro che abbandono ogni tanto per servire il mio paese in parlamento. Non sono un capopopolo, non ho nemmeno lontanamente i mezzi e i soldi di Grillo. Detto ciò ammiro i 5Stelle per quel che stanno cercando di fare. Sono in generale persone coraggiose e idealiste. Mi piacciono.

Visto che alcuni fenomeni politici italiani, come la Lega, sono stati ripresi in Canton Ticino, una versione locale del M5S potrebbe nascere o la reputa impossibile?

Il M5S nasce in polemica con una casta politica che in Svizzera non esiste. Non abbiamo praticamente quasi nessun politico professionista, tranne i ministri federali e gli esecutivi cantonali. Un nostro parlamentare prende una frazione dei soldi di un parlamentare italiano. Io guadagno in un anno quel che un parlamentare regionale italiano prende in un paio di mesi. Mi pago tutto io, non ho fondi che posso usare per pagarmi i vizi. E non vivo di politica perché ognuno di noi ha un altro mestiere. La realtà politica svizzera è infinitamente diversa da quella italiana. E, mi perdoni, mi permetto di dire: parecchio migliore. Abbiamo molte cose da imparare dall’Italia. Ma non in ambito di democrazia e di partecipazione al mondo della politica.