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Servizio Pubblico e lo Stato criminale con Giulia Sarti e Luigi Di Maio

SERVIZIO PUBBLICO, IL PROBLEMA STORICO – Marco Travaglio parla di Totò Riina che si chiede se in futuro verrà ricordato come uno stragista o un pupo, con il sospetto che in realtà sia quest’ultima la sua realtà visto anche dove sta chiuso. Si parla poi di 41 bis e di come il provvedimento a firma Scotti e Martelli venne congelato dopo la strage di Capaci salvo essere approvato in fretta e furia dopo Via d’Amelio, con i due autori della legge che verrà osteggiata dai parenti dei mafiosi perché fabbrica di pentiti che finiranno da lì a poco la propria carriera politica, con Scotti sostituito da Mancino e Martelli inquisito.


SERVIZIO PUBBLICO, LE PAROLE DI TOTÒ RIINA – Vengono proposte le parole di Totò Riina con Alberto Lorusso e si parla di pentiti, di regime 41-bis, di Berlusconi, della sua condanna e del ruolo dei testimoni. Si parla poi di un senatore alla Camera e di 13 paesi a disposizione di Corleone per un mandamento grandissimo che arrivava fino a Trapani ed a metà Agrigento. Ruotolo aggiunge che nella trascrizione è presente il riferimento al Ciliegiaro, una parola che indica Chiusa Sclafani che a sua volta rimanda a Renato Schifani. Vengono proposte ancora parole di Riina e Lorusso che dice che in occasione delle elezioni i voti si spezzano con Berlusconi che perde appoggi a favore di Alfano, aggiungendo che Berlusconi dovrebbe essere in galera. Santoro propone una sintesi che va dal ruolo dei pentiti e del carcere duro paventando una sorta di corto-circuito nel rapporto tra Stato e braccio. Riina lamenta che le condanne arrivano su parole dei pentiti con Riina che rivendica gli attentati in reazione a quelle sentenze dicendo che se potesse tornerebbe ancora a combattere. E per quanto riguarda stragi e papello, Riina conferma di non aver partecipato a trattative. Giorgio Mulè condivide la lettura riconoscendo che Riina perde la testa nel 1992 dopo la sentenza del maxiprocesso che mandava all’ergastolo tutta la cupola. E due mesi dopo morì Salvo Lima. E Riina compie la sua vendetta uccidendo Falcone e Borsellino perché lo Stato non si è piegato. Vengono attenuati 300 41bis ed arrivarono altre bombe. A differenza di quanto dice Santoro, secondo Mulè la mafia cercò di trovare legami con gli altri partiti ma ottenne invece un inasprimento della politica. Nel 1993 Antonio Manganelli, all’epoca funzionario, spiegava che le bombe di quell’anno erano mirati alla ricerca di un accordo attraverso il panico e l’intimidazione per creare i presupposti per una trattativa condotta anche attraverso canali istituzionali.

 

 

 

 

 

SERVIZIO PUBBLICO, VERITÀ E BUGIE – Viene proposta una ricostruzione dell’interrogatorio tra La Barbera e Scarantino alla presenza di Nicola Cancemi, attendente di Pippo Calò. Scarantino racconta di essere entrato in una riunione con Pietro Aglieri, Pippo Calò e Totò Riina con quest’ultimo che dice mentre Scarantino entra per prendere una bottiglietta d’acqua che Borsellino deve morire. Cancemi dice che non è vero niente perché Riina non avrebbe mai permesso ad un soldato che non sa cosa significhi la frase uomo d’onore di partecipare ad una riunione del genere, con Riina che mai avrebbe parlato di cose così in sua presenza, e comunque Pietro Aglieri l’avrebbe ripreso. Marco Travaglio parla della questione spiegando che Scarantino è stato evidentemente formattato e programmato per raccontare una storia, con lo Stato che non veniva a capo di niente e che si trova collaboratori di giustizia rei confessi che dicono cose che sembrano venire solo dai veri colpevoli. E come si può pensare che certa gente possa dire cose che sanno solo i veri colpevoli su imbeccata dei poliziotti fregando una Corte d’Assise, una Corte d’Assise d’Appello ed una Corte di Cassazione, fino a quando non è arrivato Spatuzza. E considerando che la Boccassini non credeva a Scarantino, per quale motivo la polizia doveva costruire un falso colpevole per la strage di Via D’Amelio. Un copione classico di ogni strage come a Piazza Fontana dove un minuto dopo la bomba si lancia subito la pista anarchica. E tornando a Borsellino, perché, continua Travaglio, la polizia deve scagionare i fratelli Graviano dando in pasto ai magistrati un falso colpevole? Sandro Ruotolo parla poi della dama di compagnia di Riina, lo stiddaro (ovvero un provvisorio) della Sacra Corona Unita Alberto Lorusso che viene messo dal Dap mentre i giudici ignoravano questa decisione, con Lorusso che parla per mesi con Riina senza registrare quello che si dicevano.

 

 

 

 

 

 

 

 

SERVIZIO PUBBLICO, LA STORIA DI VINCENZO SCARANTINO – Si torna dalla pubblicità e dopo i saluti a Luigi Di Maio e Giulia Sarti si parla di mafia chiedendo di Vincenzo Scarantino, del suo coinvolgimento nella strage di Via d’Amelio e di quanto accaduto in vent’anni. E mentre si fanno domande in giro agli abitanti della sua zona, tra omertà e silenzi, si analizzano i posti dove, secondo la sua ricostruzione, venivano custoditi la 126 usata per l’attentato e le bombole d’ossigeno necessarie ad amplificare il botto. Parla poi Scarantino che riferisce di aver perso 50 chili in un anno a Pianosa a causa della pasta con le mosche, con i vermi, con la pipì delle guardie nella minestra. Ed a volte lo torturavano gettandogli addosso acqua e gli impedivano di fare la spesa. Aveva solo una tuta, un paio di calze, un paio di scarpe. E prima dell’incontro con l’avvocato veniva ispezionato con tanto di colpi come a convincerlo di diventare un Buscetta e gli venne promesso che avrebbe avuto un albergo. E glielo promise il dottor La Barbera che andava ad interrogarlo a Pianosa. E Scarantino dice di non conoscere niente, che avrebbe collaborato solo sulla droga ma nel processo dice di aver sentito Riina affermare che Borsellino doveva morire. Scarantino dice che questa versione venne spinta dai magistrati con lui che voleva scappare da Pianosa e che per questo avrebbe accettato tutto. Scarantino appare in studio e dice di vivere per strada senza mezzi di sostentamento. Scarantino ha precisato che La Barbera non gli diceva cosa doveva ripetere ma lo imbeccava. Giorgio Mulè, direttore di Panorama, dice che per quelle dichiarazioni sette persone vennero condannate all’ergastolo anche se erano innocenti. Inoltre venne riconosciuto che Pianosa era un carcere che rasentava la tortura. Ma, continua Mulè, non ci si può limitare alla responsabilità di La Barbera, morto nel 2002. E Scarantino fece tre confronti con Nicola Cancemi, Salvatore Di Matteo e L’altro Nicola La Barbera. Scarantino spiega che a quegli incontri c’erano il dottor Petralia, La Barbera e Di Matteo. I tre secondo Scarantino dice che non lo conoscevano mentre Mulè lo incalza ricordandogli che Cancemi l’aveva insultato. E dopo essere stato sbugiardato da tre pentiti, Scarantino non viene chiamato da nessuno.

 

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SERVIZIO PUBBLICO, I SALUTI DI LUIGI DI MAIO E GIULIA SARTI – E Santoro prima di andare in pubblicità saluta Luigi di Maio e Giulia Sarti che hanno raccontato quindi la loro visione dei fatti senza alcun contraddittorio. Da notare come comunque i due ospiti siano stati messi in difficoltà da Michele Santoro che chiedeva lumi sull’incriminazione di Napolitano e da Giulia Innocenzi che incalzava sul tema della legge elettorale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SERVIZIO PUBBLICO, LE INTERCETTAZIONI MANCINO – D’AMBROSIO – Si trasmette una telefonata tra Mancino e D’Ambrosio che riferisce dell’attenzione del Presidente della Repubblica sulla questione delle indagini sulla trattativa Stato-Mafia. Si torna in studio sul tema dell’impeachement su Napolitano. Santoro si dice in disaccordo con la decisione del Movimento mentre Giulia Innocenzi aggiunge che molti dei parlamentari pentastellati non sapevano della procedura difesa da Di Maio che parla di uno strumento costituzionalmente garantito. La richiesta, sviluppata in sei punti, verrà analizzata da un comitato politico che valuterà le accuse e poi deciderà. Napolitano dice che si può andare avanti ma Di Maio conferma che secondo loro ha violato le prerogative costituzionali come la firma di decreti che aumentano le tasse. Alla domanda sull’attentato alla legge, Di Maio fa la lezione di diritto parlando dei decreti che devono essere promulgati con effetto d’urgenza con un solo argomento quando invece da anni si fa in maniera diversa. Santoro entra parlando d’incostituzionalità ricordando che la costituzionalità dev’essere decisa dalla Corte Costituzionale. Di Maio parla della trattativa Stato-Mafia e della sua offerta per la sua rielezione al sesto scrutinio. Santoro dice che la lettura della costituzione secondo il Movimento Cinque Stelle è ridicola (si, ridicola) perché non c’è scritto da nessuna parte che possa ricandidarsi. Giulia Sarti dice che è inopportuno e Santoro incalza parlando di stato d’accusa, con la Sarti che dice che il ruolo di Napolitano non è più quello di fare da garante, ed a confermarlo è la sua interferenza con la magistratura come nel caso della trattativa Stato-Mafia mandando una lettera al procuratore generale di Cassazione chiedendo di dividere le indagini tra tre procure che già nel 2011 avevano siglato un accordo di cooperazione delle indagini. Napolitano fa pressioni su Piero Grasso per sondare la possibilità di togliere le indagini a Palermo. La Sarti continua chiedendosi cosa vuole fare Napolitano nel 2012 ricordando che non sentiremo mai le telefonate tra Napolitano e Mancino. Giulia Innocenzi interviene dicendo che il loro oltranzismo ed il loro scontro anche in relazione all’impeachement non è solo un atto politico utile a coprire il successo dell’accordo Renzi-Berlusconi sulla legge elettorale, con Di Maio che risponde ancora sul tema dell’atto politico necessario da chi non si sente garantito. E parlando della legge elettorale, i Cinque Stelle nel 2007 ottennero 350.000 firme per le preferenze, i limiti delle due legislature e la mancanza di pregiudicati. E mentre si accordavano Renzi e Berlusconi con una corsa fuori dal parlamento, noi chiedevamo il parere alla rete senza aver consultato le opposizioni. Di Maio dice che i parlamentari non sono i passacarte di Renzi e Berlusconi. Giulia Sarti entra nel discorso sulle mozioni di sfiducia, i cinque stelle non consultano la rete per questioni politiche mentre per altro si chiede il parere della rete. Intanto il Pd ha deciso di votare no a tutti e 400 gli emendamenti del Movimento Cinque Stelle, con Speranza che dice che la decisione è la risposta agli atti di violenza dei pentastellati.

SERVIZIO PUBBLICO, MA CHE SUCCEDE CON BANKITALIA? – Santoro ricorda che il governo non ha dato i soldi alle banche ma che le quote in Bankitalia sono state rivalutate, con una tassazione aumentata che ha coperto l’Imu. Quindi nessuno ha dato soldi agli altri. Silenzio dai Cinque Stelle. Giulia Sarti parla di uno spostamento delle riserve con Santoro che risponde che nessuno ha spostato niente. Di Maio dice che hanno preso i soldi dai forzieri della banca d’Italia e li hanno dati agli enti privati. Di Maio dice che si tratta di un’invenzione. Gianni Dragoni spiega che la rivalutazione delle quote in Banca d’Italia sono gratuite perché si trasferiscono al capitale parte delle risorse della banca stessa. I soci hanno un valore improvviso di 7,5 miliardi di euro, con i gruppi che venderanno perché la legge impone la vendita dell’eccedenza del 3 per cento previsto dalla legge. Il decreto consente alla banca d’Italia ad acquistare l’eccedenza con soldi veri. Le banche pagheranno un’imposta sulle plusvalenze di 900 milioni di euro da versare al tesoro. In più è stato chiesto alle banche di anticipare gli acconti di Ires ed Irap, 128,5 per cento e 102,5 per cento rispettivamente. A sorridere saranno le banche che avranno un patrimonio da 7,5 miliardi in più con le banche che volevano 22 miliardi. Il decreto innalza i dividendi delle banche socie portandole al sei per cento per un totale di 450 milioni di euro. Un regalo, quindi. Le banche vincono 3-1.
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SERVIZIO PUBBLICO, LE PAROLE DI LUIGI DI MAIO E GIULIA SARTI – Luigi Di Maio, interpellato da Michele Santoro, giustifica l’azione d’ostruzionismo durata quattro giorni per far decadere il decreto Imu-Bankitalia accusando il presidente della Camera Boldrini di aver imposto la ghigliottina tappando la bocca alle opposizioni, con Di Maio che si dice preoccupato del fatto che se le opposizioni reagiscono, aumenta anche il livello dello scontro nelle strade. Per questo bisogna trovare un’armonia politica. Di Maio dice poi che il Pd ha usato pochissime volte l’ostruzionismo per bloccare le leggi ad personam ma non l’ha fatto. E mentre la Boldrini applicava la ghigliottina, continua Di Maio, loro si chiedevano come fermare la porcata dei soldi pubblici alle banche. Ma, continua Di Maio, poche ore dopo la ghigliottina viene applicata anche mentre si discuteva della legge elettorale e della legge svuota carceri all’interno delle commissioni. Per questo, prosegue Di Maio, noi siamo preoccupati del livello di democrazia nella Camera. Giulia Innocenzi chiede fino a che punto si può arrivare tra violenza fisica e verbale, con Giulia Sarti che chiede il ritorno alle regole con un governo che esautora il parlamento con decreti incostituzionali come questo dell’Imu-Bankitalia perché non è urgente e quindi non dev’essere usato questo sistema. E si fa credere agli italiani che si abolisce l’Imu quando all’articolo successivo si regalano 7,5 miliardi di euro alle banche. E Napolitano potrebbe non firmare questi decreti e non l’ha mai fatto, anche in passato come la legge Schifani ed il lodo Alfano. E davanti a tutto questo e ad un decreto carceri che ha fatto uscire i mafiosi dalle carceri, noi non abbiamo sforato in violenza a differenza del questore D’Ambruoso con Sanna del Pd che sta pensando di presentare denuncia per tentativo di sequestro e violenza privata, con la Boldrini che annuncia sanzioni. Luigi Di Maio aggiunge che l’unica violenza è l’aggressione del questore a Loredana Lupo e che il resto verrà definito dai filmati. Di Maio aggiunge che il problema si sta trasformando e va oltre il regolamento, con il pericolo che le opposizioni vengano tolte di mezzo con Napolitano ed il Governo che si mettono da soli. E sulle responsabilità e le dichiarazioni, chi doveva scusarsi si è scusato ma quando si vedono provvedimenti verso banche e slot machine contro i cittadini svirgoliamo come tutti i cittadini. E se dobbiamo scusarsi, ci scusiamo. Di Maio viene incalzato sugli atti di violenza e svicola ed è opportuno notare che oggi assistiamo alla nuova attrazione di Servizio Pubblico, i grillini senza contraddittorio. servizio-pubblico

 

 

 

SERVIZIO PUBBLICO, LA TRATTATIVA STATO-MAFIA – La puntata si apre con la storia di Alberto Lorusso, la dama di compagnia di Totò Riina. Sandro Ruotolo commenta un video nel quale si possono vedere i due che parlano con il secondo che fa gli auturi a Riina. Si parla di un magistrato di Lecce che ha dato fuoco al suo yacht per avere i soldi dell’assicurazione, l’aumento dello stipendio e la scorta. Viene poi proposta l’intercettazione tra D’Ambrosio e Mancino, con il secondo che parla di un articolo comparso su La Stampa in cui si parla di Mancino e Dell’Utri, con Mancino che chiama per chiarimenti Messineo, capo della procura di Palermo, chiedendo che si dica che lui non risulta indagato, con Messineo che non vuole dire niente. Mancino coltiva così il sospetto che sarebbe stato chiamato a Palermo su iniziativa di Di Matteo, circostanza confermata dalla Dia. D’Ambrosio appare incredulo anche perché Mancino dice di aver risposto su tutto quanto sapesse e che si sente scocciato dopo due anni di pressioni e perché ormai non è più sereno. D’Ambrosio dice che alla procura di Palermo conviene tenere aperte voragini per infilarci persone a comando. Mancino spiega che secondo Di Matteo Berlusconi ha trattato attraverso dell’Utri. Si passa poi al magistrato ed alla sua scorta, con Riina che dice che i magistrati lo stanno facendo impazzire ricevendo in risposta da Nino Di Matteo che Riina è l’impersonificazione del male. Francesco Del Bene dice che Riina è spaventato da un processo che comunque non gli porterebbe una grande pena. Secondo Vittorio Teresi Cosa Nostra ha una forza militare al momento sconosciuta e pensa che volendo la mafia potrebbe contare su soggetti terzi. Del Bene aggiunge che il problema non sta nella trattativa, comunque certa, ma si vuole capire perché e chi ha agito anche per sapere se si potevano evitare stragi future o coprire fatti accaduti. Di Matteo dice che Cosa Nostra è uscita rafforzata dal dialogo con le istituzioni voluto da Roma, facendo nascere il pensiero che con le bombe si ottiene qualcosa. Si torna in carcere a sentire Riina che ricorda come ai tempi suoi i militari non facevano niente e che si sentiva libero di minacciare.

Nino Di Matteo
Nino Di Matteo

 

 

SERVIZIO PUBBLICO, LA SCHEDA DI MICHELE SANTORO – Michele Santoro parla di mafia, di stato, di Movimento Cinque Stelle, di giudici coraggiosi e di Totò Riina che parla di Di Matteo e del presidente Napolitano che fa bene a non testimoniare. Santoro cita anche una frase di Giuliano Ferrara: «Ferrara dice che i professionisti dell’antimafia senza mafia non saprebbero che fare. Così come dice Totò Riina». E si parla di collusioni, dell’antimafia e di Di Matteo che non ha avuto voce in capitolo nella scelta della dama di compagnia di Riina, l’agente provocatore che conosce Berlusconi. Una roba che c’era una volta.

 

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SERVIZIO PUBBLICO, LA PRESENTAZIONE – Lo Stato criminale. Questo è il titolo della puntata odierna di Servizio Pubblico, il programma condotto da Michele Santoro in onda a partire dalle 21.10 su La7 e sul sito Serviziopubblico.it. Si parlerà della trattativa Stato-Mafia e per la prima volta si sentirà la voce di Vincenzo Scarantino, l’uomo che si era accusato, salvo ritrattare tutto, della strage di Via d’Amelio.

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SERVIZIO PUBBLICO, L’INTERVISTA A VINCENZO SCARANTINO – Scarantino, attualmente imputato a Caltanissetta, per calunnia, nel suo racconto spiega che un gruppo di poliziotti l’ha preparato agli interrogatori: «Le sere prima mi leggevano tutto e io dovevo memorizzare tutto quello che sentivo. La mafia arriva, spara in faccia, spara in testa. Subito uno si accascia, e muore. Lo Stato, invece, ti fa morire giorno dopo giorno». Nel corso della puntata verranno fatti sentire gli audio originali delle intercettazioni tra l’ex presidente del Senato Nicola Mancino e Loris D’Ambrosio, all’epoca consigliere giuridico del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

 

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SERVIZIO PUBBLICO, OSPITI LUIGI DI MAIO E GIULIA SARTI – E per la prima volta davanti alle telecamere parlerà un ex poliziotto della squadra mobile di Palermo sospettato di essere un killer di stato e chiamato «Faccia da mostro». Spazio poi agli ultimi avvenimenti alla Camera dei Deputati a partire dal caos susseguito alla decisione del presidente Laura Boldrini d’imporre la ghigliottina per accelerare sull’approvazione del decreto Imu-Bankitalia. In studio, insieme a Michele Santoro e Marco Travaglio, ci saranno il direttore di Panorama Giorgio Mulé ed i deputati del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera, e Giulia Sarti, membro della commissione antimafia e della commissione giustizia.

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