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Il paese che guadagna con i carcerati

Fabbri, falegnami, meccanici che realizzano opere semplici ma utili per le aziende. Sono i carcerati tedeschi, una forza lavoro non specializzata che sempre più imprese impiega per abbassare il proprio costo del lavoro. Uno scambio con lo Stato, che così abbassa le risorse necessarie al mantenimento delle strutture penitenziarie.

Germania Carcerati 2

IMPRESA CARCERE – Un’analisi di Bild Zeitung racconta come in Germania le strutture detentive si siano sempre più trasformate in un business. Solo pochi carcerati stanno letteralmente dietro le sbarre, e come rimarca il più diffuso quotidiano tedesco, il lavoro dei detenuti genera un fatturato nell’ordine di decine di milioni di euro. Solo con le 13 strutture penitenziarie della Bassa Sassonia nel 2013 è stato realizzato un ricavo da 18 milioni di euro, con cinque milioni di profitto. Questo surplus è andato al bilancio del Bundesland, una posta di avanzo che ha permesso così di ridurre il carico fiscale previsto per le spese penitenziarie. Il racconto di Bild evidenzia come il carcere di Oldenburg sia diventato una vera e propria piccola impresa, con 2,2 milioni di fatturato nel 2013. Sette medie aziende della zona hanno affittato spazi per realizzare le proprie officine, dove i carcerati vengono impiegati come veri e propri dipendenti. I detenuti montano componentistica per automobili, così come realizzano materiali per gli impianti di energia eolica.

OBBLIGO PER CARCERATI – Il lavoro nel penitenziario non è un’opzione per i detenuti, bensì un obbligo. Chi si sottrae rischia un procedimento disciplinare, che prevede il divieto di acquisti così come la sospensione della possibilità di guardare la TV. La quota di lavoratori è però relativamente bassa, al 60% della popolazione carceraria complessiva. Il motivo di questo dato è rappresentato dal fatto che si trova in detenzione provvisoria non deve lavorare, una facoltà che vale anche per i pensionati. Come rimarca Bild, l’entusiasmo dei detenuti per il lavoro è piuttosto contenuto, così come le aziende soffrono per il fatto di non poter disporre di manodopera qualificata, e motivata. Di conseguenza i responsabili delle imprese che lavorano con i detenuti sono costretti ad un’opera costante di formazione, e consulenza psicologica per i più scoraggiati dalla vita dietro le sbarre. La maggior parte dei detenuti non ha conseguito titoli di studio superiori, un problema per la vita fuori dal carcere. Anche per questo, nonostante lo scarso entusiasmo, vari detenuti confessano a Bild come l’occasione di essere occupati in prigione fornisce una speranza per il periodo in cui riacquisteranno la libertà.

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LAVORO DA CARCERATI – La diaria garantita a chi lavora in carcera è in media di poco inferiore ai 12 euro al giorno. Una parte di questo salario viene risparmiata per quando il detenuto ritornerà alla libertà, mentre il resto viene speso in sigarette, snack o dolciumi che fanno passare il tempo dietro le sbarre o durante il lavoro. Un lavoro certo malpagato, visto che garantisce un reddito mensile inferiore ai 250 euro, ma che permette ai prigionieri di uscire dalla cella, e passare il tempo oltre che acquisire competenze professionali. Ogni officina in carcere viene controllata dalle guardie di sicurezza e dalle telecamere, ma gli imprenditori occupati in carcere confessano di non aver paura. Per la fiducia che si crea coi collaboratori, e anche in ragione delle numerose misure di sicurezza messe in atto dall’amministrazione penitenziaria. L’offerta di lavoro che arriva dalle prigioni piace sempre di più alle piccole aziende, che negli anni sono cresciute in modo sensibile.

ALTERNATIVA ALLA DELOCALIZZAZIONE – Le imprese sono attratte dai bassi costi del lavoro garantiti dai carcerati, che permettono di acquisire una maggiore competitività, anche se negli anni in cui questo fenomeno è cresciuto i problemi di immagine hanno tenuto lontane molte aziende. Dopo episodi che hanno suscitato clamore anche sui media il ministero di Giustizia della Bassa Sassonia – in Germania questa materia è di competenza statale, e non federale o nazionale come in Italia – ha chiuso un accordo di cooperazione con la rappresentanza imprenditoriale locale. Dal dicastero si fa notare come il lavoro dei detenuti rende per molte imprese più conveniente il lavoro, così da evitare la delocalizzazione. La scarsa qualificazione della forza lavoro viene compensata dai vantaggi della logistica, e dalla possibilità di rifinire i prodotti in modo rapido, visto che le strutture vere e proprie sono vicine territorialmente. Il centro penitenziario di Oldenburg ha fatto certificare la qualità del proprio lavoro, e così stanno facendo altri carceri, al fine di assicurare ai propri clienti standard sempre più elevati.

(Photocredit: Bild Zeitung)