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pubblicato il 15 dicembre 2008 alle 10:23 dallo stesso autore - torna alla home

Sorpresa! Il piano anticrisi, varato in pompa magna dal Governo Berlusconi, prevede un incremento netto delle entrate, in gran parte tributarie, più alto delle spese. E un rallentamento delle spese già programmate. E’ la via Tremontiana contro la recessione

 

Il ministro Tremonti il 16 novembre scorso ha annunciato a Washington un grande piano da 80 miliardi di euro per fronteggiare la crisi, che morde anche l’Italia, ormai in recessione certificata dall’Istat e con previsioni per il 2009 molto cupe di tutti gli istituti di ricerca, Centro studi di Confindustria in testa. Spesa pubblica, rilancio della domanda, velocizzazione della spesa: la risposta forte per rilanciare l’economia, ovviamente con la prudenza necessaria per un paese che ha il terzo debito pubblico del mondo. La svolta attesa, dopo l’ostinata difesa dei saldi della manovra finanziaria anticipata all’estate, manovra da molti giudicata recessiva, fatta di aumenti di entrate e di tagli alle spese.

4864ba6bbf3be zoom Il piano anticrisi aumenta le entrate, riduce e rallenta le spese. Leggere per credereQUANTO VALE IL PIANO ANTICRISI – Ma, appena 3 giorni dopo quell’annuncio, Tremonti ha precisato che si trattava in molti casi di riprogrammazioni e rimodulazioni di spese già programmate. E che le “risorse fresche” sarebbero state di 12,7 miliardi di euro. Cifra che si è dimezzata giorno dopo giorno. Finché il pacchetto anticrisi è stato presentato, con obiettivi molto ambiziosi espressi nella relazione di accompagnamento al testo: favorire l’incremento del potere di acquisto delle famiglie , promuovere lo sviluppo economico e la competitività del Paese, (con misure di carattere fiscale, riassegnare le risorse del quadro strategico nazionale (le risorse del FAS) per apprendimento, occupazione e interventi infrastrutturali e l’urgenza di sostenere e assistere la spesa per investimenti. C’era anche una frase un po’sibillina, in cui si richiama l’esigenza di potenziare le misure fiscali e finanziarie occorrenti per garantire il rispetto degli obiettivi fissati dal programma di stabilità e crescita approvato in sede europea. Ma comunque, Tremonti in conferenza stampa annunciava una spesa aggiuntiva era di 3,7 miliardi di euro. Un po’ poco per l’obiettivo dichiarato di fronteggiare l’eccezionale situazione di crisi internazionale, ma meglio di niente.

LE ENTRATE SUPERANO LE SPESE – Ma con Tremonti le sorprese non mancano mai: infatti il decreto anticrisi di 2 settimane fa vale, a conti fatti, solo 390 milioni di euro. Ma attenzione, non in aumento, in riduzione: l’intervento di sostegno all’economia perseguito dal provvedimento rechi effetti migliorativi sui saldi di finanza pubblica, sia con riferimento al saldo netto da finanziare, che in termini di indebitamento netto e di fabbisogno. Il saldo netto della manovra anticrisi è positivo per 390 milioni di euro nel 2009, per 480 milioni nel 2010 e per 160 milioni nel 2010. Non si era mai vista una manovra antirecessiva che migliorasse i saldi dpiazza affari Il piano anticrisi aumenta le entrate, riduce e rallenta le spese. Leggere per crederei finanza pubblica. Nel inchinarci alle incredibili capacità del ministro Tremonti, diciamo subito che queste stime non sono frutto della propaganda del leader dell’opposizione o – più modestamente – di quei bastian contrari di Giornalettismo.

LE CIFRE IN DETTAGLIO – Si tratta infatti dell’analisi agli effetti finanziari del provvedimento del servizio bilancio della Camera dei deputati. In cui si capisce che il decreto anticrisi stabilisce per il 2009 nuove o maggiori spese per 5,27 miliardi di euro, cui si aggiungono circa 1,73 miliardi di euro di minori entrate. Sono 7 miliardi di euro. Ma queste spese sono più che compensate da maggiori entrate per circa 5,24 miliardi di euro, cui si aggiungono minori spese per circa 2,15 miliardi. Sommando, si arrivia a 7,4 miliardi di euro. Complessivamente, le maggiori spese nette ammontano a circa 3,12 miliardi di euro, ma con un incremento netto delle entrate nette di oltre 3,5 miliardi di euro. Il saldo, positivo, è appunto di poco meno di 400 milioni di euro. In parole povere: le maggiori entrate – o minori spese – superano le nuove spese (o le riduzioni di tasse). Proprio quello che ci vuole durante una recessione! Confermiamo: la tremontinomics non finisce mai di stupire.

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