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I bar e i ristoranti della camorra a Roma

Si trovavano tutti nel cuore della Grande Bellezza, tra il Pantheon e Piazza Navona, al centro di Roma. Bar, ristoranti e anche catene di pizzerie e gelaterie dai nomi partenopei come “Pummarola e Drink”, “Zio Ciro”, “Frijenno” sono stati stamani sequestrati nel corso dell’operazione anticamorra. La gran parte delle attività commerciali fa capo alla famiglia Righi, luogotenenti dei Contini a Roma, che secondo il gip, nell’ordinanza di sequestro per un totale di 250 milioni di beni, aveva creato “con modalità illecite, un’attività imprenditoriale nella Capitale realizzando una holding societaria in grado di controllare con metodiche illecite una catena di esercizi commerciali nel settore della ristorazione”.

== With AFP Story by Mira Oberman: US-po

QUALI SONO – La holding criminale, mercoledì mattina, è stata fermata stamane dalla Direzione investigativa Antimafia che ha operato anche a Napoli e Toscana. Nella Capitale hanno operato i carabinieri del Comando provinciale di Roma, coordinati dal procuratore aggiunto della Dda di Roma Michele Prestipino. Sotto sigilli secondo stampa locale le catene “Pizza Ciro” e “Sugo”, i ristoranti il “Il Pizzicotto” e “Pummarola e Drink” in via della Maddalena, la gelateria “Ciuccula” al Pantheon. Sequestrate anche società con sedi sparse tra largo Fontanella Borghese, via della Maddalena, via Archimede, ai Parioli. Gli inquirenti scavano nell’ambito del riciclaggio del denaro sporco. In particolare i locali posti sotto sequestro si trovano al Pantheon, a piazza S. Apollinare e via della Pace (zona piazza Navona), via della Vite e via della Mercede (ovvero su via del Corso), via Rasella e via delle Quattro Fontane (intorno a piazza Barberini), via del Boschetto (nel rione Monti) ma anche a via Coldilana, viale Giulio Cesare e via Fabio Massimo, nel quartiere Prati. Tutti legati da un filo comune: da una parte il clan dei Contini, dall’altra la famiglia Righi ora agli arresti per concorso esterno in associazione mafiosa (con un’ordinanza da Napoli). Un risveglio amaro culminato con il suicidio di una delle persone coinvolte nel blitz. Uno degli imprenditori che doveva finire tra gli arrestati ha deciso di gettarsi nel vuoto dalla sua casa a Collina Fleming, Roma durante l’arrivo degli agenti.

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GETTARSI NEL VUOTO – Giuseppe Cristarelli, imprenditore napoletano di 43 anni, si è lanciato da una finestra al quarto piano della sua casa a Collina Fleming. La polizia, sotto mandato della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, stava per effettuare il suo arresto. «Abbiamo sentito urla, la moglie gridava, in casa c’erano anche le due figlie. Erano le quattro di notte e abbiamo capito che in quella casa c’erano attimi di panico», ricordano i vicini della famiglia Cristarelli durante l’arrivo degli agenti. «Ci siamo svegliati per le urla», spiega una signora. Crisatrelli viene descritto dai condomini come una persona “molto discreta”. Sul suicidio la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo che resta affidato al pubblico ministero di turno. Il pm dopo avere ricevuto la prima informativa dagli agenti, che si erano recati ad arrestare Cristarelli, ha fatto un sopralluogo nell’appartamento interrogando anche i famigliari. Nei prossimi giorni ad essere ascoltati saranno anche gli agenti incaricati di trovare e arrestare il ricercato. Il magistrato di turno ha anche disposto l’autopsia che sarà effettuata entro due giorni.

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I RINGRAZIAMENTI DEL SINDACO – «Desidero ringraziare la Direzione Nazionale Antimafia, l’Arma dei Carabinieri e in particolare gli uomini e le donne del Comando Provinciale di Roma per l’operazione portata a termine oggi, che ha consentito di effettuare diversi arresti in tutta Italia, in particolare a Roma, ha ringraziato il sindaco di Roma», ha ringraziato Ignazio Marino. «Le indagini hanno permesso di spezzare un pericoloso legame tra il clan Contini, che per i propri interessi economici sfruttava esercizi commerciali del nostro Centro Storico. L’attenzione alla legalità è un nostro primario interesse, per questo sin dall’inizio del nostro mandato abbiamo avviato un proficuo confronto con tutte le forze dell’ordine che lavorano sul territorio cittadino come dimostrano i risultati positivi del patto che abbiamo siglato con la Guardia di Finanza. A ogni singolo agente impegnato nel prezioso lavoro di tutela della legge rinnovo il plauso della Giunta e mio personale».

PIZZA, CAMORRA AND LOVE – Oggi si è toccato solo la punta dell’icerberg di un sitema su cui gli inquirenti intendono fare ampia luce. L’Espresso, in una inchiesta del 2011, parlò del profondo legame tra clan e pizza sotto il Colosseo:

“L’Espresso”, analizzando fino al 2011 i flussi societari e le attività che farebbero capo alla famiglia, ha contato 73 sigle aperte in 15 anni: solo a Roma sono attivi 17 tra pizzerie e ristoranti, più un pub famoso per il jazz. Nominalmente si tratta di attività controllate da una complessa serie di scatole cinesi, che porta periodicamente al cambio di insegne da Pizza Ciro a Ciro e Ciro fino a crearne di nuove come Sugo. E poi sbarcare a Viareggio e Rimini. I gestori però parlano napoletano e sono spesso familiari diretti dei Righi. Nulla di illegale. Ma, secondo quanto risulta a “l’Espresso”, alcuni collaboratori di giustizia hanno indicato i fratelli Righi come persone molto vicine al clan Contini. In particolare il pentito Luigi Giuliano avrebbe rivelato in passato ai pm napoletani il ruolo che i componenti della famiglia avrebbero svolto per riciclare il denaro per conto dell’organizzazione camorristica. Il tenore di vita di Salvatore Righi e dei suoi parenti è superiore ai suoi redditi ufficiali. Nel 2006 ha messo in liquidazione la Pizza Ciro srl, dove compariva come socio. Da allora Salvatore è ufficialmente scomparso dai registri delle società, ma nelle pizzerie continua a comportarsi come il padrone.