Batterio killer, la pista italiana (e c’è chi se la prende con il biologico)

28/06/2011 - Incriminati adesso i germogli con marchio britannico ma provenienza italiana Secondo i francesi i germogli hanno un’origine italiana. Secondo gli italiani la provenienza è britannica. Mentre l’escherichia coli assume tratti di pericolosità sempre maggiori, dalla Francia arriva un’accusa all’Italia per

     
 

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Incriminati adesso i germogli con marchio britannico ma provenienza italiana

Secondo i francesi i germogli hanno un’origine italiana. Secondo gli italiani la provenienza è britannica. Mentre l’escherichia coli assume tratti di pericolosità sempre maggiori, dalla Francia arriva un’accusa all’Italia per la genesi dell’emergenza. Ne parla Marina Terragni su l’Unità:

L’ultima pista porta in Italia: potrebbero essere partiti da qui i semi per i germogli di trigonella, mostarda e rucola, che hanno provocato un’epidemia in Francia. Il condizionale è più che d’obbligo, dopo i tanti falsi allarmi delle scorse settimane, a cominciare dall’incolpevole cetriolo spagnolo. Nell’incertezza la Svezia ha emesso un’allerta invitando i consumatori a non mangiare germogli crudi: «L’origine dei germogli sospetti è ancora sconosciuta ». L’Organizzazione mondiale della sanità è cauta: «Le indagini sono in corso, ma i primi risultati suggeriscono che potrebbero essere coinvolti germogli cresciuti localmente ». Cioè in Francia. L’Oms non è nemmeno del tutto sicura che il ceppo di E.coli individuato a Bordeaux sia lo stesso di quello tedesco, come invece ritengono al99%le autorità francesi.

La traccia parte dalla Francia:

A chiamare in causa l’Italia, senza specificare oltre, è stato ieri il direttore de negozio «Jardiland» di Villenave d’Ornon, dove sono stati acquistati i germogli incriminati, che hanno però un marchio britannico. «Thompson& Morgan ha comprato i semi in questione dall’Italia», ha spiegato Nacho Parra, sostenendo di avere un rapporto sulla tracciabilità del prodotto. Sette delle dieci persone intossicate a Bordeaux avevano mangiato l’8 giugno scorso ad una festa zuppe che contenevano germogli. Individuato il negozio di provenienza, si è arrivati alla Thompson&Morgan, di Ipswich in Inghilterra. Le autorità francesi nei giorni scorsi hanno chiesto il ritiro del prodotto dal mercato. L’azienda britannica ha negato di aver venduto prodotti contaminati e l’Agenzia per la sicurezza alimentare del Regno Unito l’ha sostenuta, visto che non si sono verificati casi di intossicazione su territorio inglese. «Non ci sono prove definitive che l’azienda Thompson & Morgan sia all’origine della contaminazione».

L’origine del batterio è però ancora ignota:

Regno Unito, Francia e Germania ora sono in contatto, ma la Ue per il momento non ritiene il caso di lanciare un allarme europeo e si limita a monitorare la situazione, mentre il coinvolgimento dell’Italia è tutto da verificare. Lo stesso commerciante francese ha ipotizzato che il batterio viaggi su mezzi diversi che non i semi. «Il modo in cui vengono coltivati puòcambiare tutto -ha spiegato Parra – dipende anche dall’acqua che viene utilizzata, forse l’acqua aveva un problema». Lo Spiegel nei giorni scorsi ha segnalato la presenza di batteri fecali nel 5% dei campioni prelevati nelle condutture dei piccoli acquedotti, controllati di media una volta l’anno. La sicurezza idrica è un fattore determinante nella produzione dei germogli, coltivati su letti «flottanti», reti o supporti che mettono i semi in diretto contatto con l’acqua. Gli ingredienti per le colture sono solo due, acqua e semi: o è contaminato l’una o gli altri. Il problema resta capire con certezza il vettore del batterio. E questa ancora non c’è

E intanto c’è chi se la prende con il biologico: ‘Forse non e’ una coincidenza o un caso che il prodotto fosse ‘biologico’. Senza voler condannare nessuno, questi prodotti ‘biologici’, che si giovano solo di sostanze naturali, si arrogano meriti spesso indebiti. Sono infatti i produttori coloro che garantiscono la purezza dei prodotti e quindi la salute, mettendoli in contrapposizione con i prodotti industriali che invece sarebbero il frutto della chimica’, dice Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’, sul numero del settimanale ‘Oggi’ in edicola domani, prendendo spunto dal caso del batterio killer che ha mietuto vittime in Germania e in altri Paesi. ‘Ci si puo’ chiedere – aggiunge Garattini -, se l’infezione sarebbe avvenuta, se invece di usare il letame si fossero utilizzati concimi chimici e se non sarebbe prudente – con le dovute precauzioni e nei casi in cui sia necessario – non disdegnare l’impiego di qualche pesticida. Si e’ creata infatti una netta contrapposizione fra il prodotto alimentare biologico e il prodotto industriale. Il primo essendo naturale – anche i batteri sono naturali – avrebbe tutti i vantaggi a parte il maggior costo: piu’ vitamine e meno pesticidi. Il secondo sarebbe invece il frutto di manipolazioni tecnologiche e quindi sarebbe da abolire’. ‘In realta’ – conclude il Direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ -, molti di questi giudizi sono autoreferenziali, perche’ nessuno ha mai fatto seri confronti per stabilire come stiano le cose. Sarebbero tuttavia confronti inutili perche’ non si possono fare valutazioni generali di categoria. Ogni prodotto va valutato per i suoi contenuti e per la sua qualita’ non per la sua etichetta’.

     
 

3 Commenti

  1. AFMcrime scrive:

    “C’è chi se la prende”? Che vuol dire? C’è chi fa un discorso serio, scientifico e documentato.

    • Omar Bencivenga scrive:

      Chi fa discorsi seri, scientifici e documentati non viene citato in questo pezzo.
      Non ne fa assolutamente Garattini, che fa polemiche gratis. Io a casa mi faccio i germogli, e giuro che non ci si mette il letame, questo qui non sa nemmeno di cosa parla.

  2. marina.terragni scrive:

    Io non ho mai scritto nulla sull’argomento.
    E non ho mai scritto sull’Unità.

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