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Marc Dutroux continua a tormentare il Belgio con una lettera

Torna a far parlare di sé Marc Dutroux, noto come il mostro di Marcinelle, l’ergastolano ha spedito una lettera di 44 pagine al padre di una delle sue giovani vittime, riattivando le polemiche attorno a un dramma che ha segnato la storia recente del Belgio.

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IL SERIAL KILLER PEDOFILO – Marc Dutroux è in carcere perché nel corso di una decina di anni (dal 1985 al 1996) ha sequestrato e torturato 6 ragazze dagli 8 ai 19 anni, abusando sessualmente di tutte loro. A suo carico anche la morte di Bernard Weinstein, già condannato per pedofilia e presunto complice, il corpo del quale è stato trovato sepolto insieme a quelli delle loro giovani vittime. Ad amplificare lo sdegno, già spinto alle stelle dal sapere che la banda dopo le violenze aveva fatto morire di stenti anche due bambine di 8 anni, c’è che nel 1985 Dutroux era stato arrestato per sequestro e violenza su cinque adolescenti e, condannato a tredici anni e mezzo nel 1989, ma gli era stata concessa la libertà condizionata nel 1992.

LA MOGLIE RESPINTA DALL’ITALIA  – Anche la moglie Michèle Martin era stata fermata e condannata a tre anni per complicità di sequestro. Dutroux ora è stato condannato al carcere a vita e la moglie a 30 anni. Moglie che è in libertà vigilata dal 2012 con l’obbligo di risiedere solo in un convento e che di recente era attesa in Italia, destinazione alla quale ha dovuto rinunciare a causa del furor di popolo che ha costretto la Comunità Cristo è la Risposta di Bagni a Ripoli (Firenze) ha dovuto rimangiarsi la sua offerta d’ospitalità.

44 PAGINE DI DOLORE – Oggi Dutroux  torna a dirsi vittima di un complotto in una lettera di 44 pagine a Jean-Denis Lejeune, il padre di Julie una delle vittime che viene pubblicata integralmente (sono ben 44 pagine) dal quotidiano La Dernière Heure. Il quotidiano belga segue ovviamente con attenzione la storia di Dutroux, che raccoglie sempre grande attenzione e scatena furiose polemiche. Nel testo, oltre a retoriche espressioni di cordoglio, punte di autentico cinismo, tese a giustificare le sue azioni. Nella lettera l’uomo rilancia la tesi di essere vittima di un complotto mediatico-politico-giudiziario.

IL SILENZIO COME RISPOSTA – Il signor Lejeune non ha reagito e ha fatto sapere che non commenterà, ma secondo la catena televisva Rtl si sarebbe comprensibilmente dichiarato “sotto choc”. Anche la famiglia di Melissa Russo, una delle due bambine di otto anni ha preferito il silenzio . Nei prossimi mesi il pedofilo belga potrebbe tornare a chiedere la liberazione anticipata, misura che in sostanza non ha alcuna chance di ottenere e che gli è già stata rifiutata nel febbraio 2013.