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Maurizio Rigamonti: lo show del padre di Leonardo da Barbara D’Urso

Maurizio Rigamonti si è fatto tatuare sulla spalla il giorno della sua fuga con il figlio Leonardo di otto anni assieme ad una sola parola: “together” (“insieme”). L’uomo – dopo la fuga col figlio dei giorni scorsi, conclusa con il ritorno a Parma giovedì scorso – non ha rinnegato di fronte alle telecamere di Canale 5 la scelta di ‘rapire’ il bambino, ma ha spiegato di averla progettata ed eseguita come tentativo estremo di risolvere la “vicenda allucinante” di cui dice di essere protagonista e vittima.

MAURIZIO RIGAMONTI A DOMENICA LIVE
– Nel corso di una lunga intervista rilasciata a Domenica Live Storie, il programma condotto da Barbara D’Urso, Rigamonti ha sostenuto di essere amato dal figlio che, al contrario, “teme sua madre ed e’ vittima delle sue pressioni”. Il giorno del rapimento, lo scorso 3 gennaio, Rigamonti avrebbe detto al figlio: “Ti prometto un weekend incredibile”. Sono stati, invece, 13 giorni di fuga da Parma, verso la Francia prima e, successivamente, la Spagna, dove padre e figlio hanno trovato sicuro rifugio a La Manga, localita’ turistica poco controllata dalla polizia. “La decisione di rientrare era stata gia’ presa” da Rigamonti prima di mettere in atto il ‘sequestro’, e al fine di sostenere la sua tesi l’imprenditore parmigiano ha consegnato un breve filmato alla redazione di Domenica Live. Nel filmato, girato due giorni prima del rapimento, Rigamonti dichiara le intenzioni del suo atto e si dice “costretto” a compierlo. Poi la fuga che il padre rapitore ha descritto come una gita ben programmata e meglio riuscita.

MONTECARLO E MADAGASCAR
– “Ci siamo fermati a Montecarlo – ha detto Rigamonti alla D’Urso – perche’ Leo adora il film Madagascar che comincia proprio al Casino’ con la scena dei pinguini. Era molto contento. Leo non vuole stare con la mamma da tanto tempo”. Rigamonti ha dichiarato di essere venuto a conoscenza dell’inchiesta per “abusi sessuali” avviata dalla magistratura italiana nei suoi confronti “soltanto due mesi fa” ma di essere “tranquillo”. “Io – ha detto – voglio bene a mio figlio. Andate a leggere le relazioni della scuola per l’infanzia: per le insegnanti mio figlio non aveva problemi psicologici e aveva sincero affetto nei confronti dei genitori. Quando mia moglie Lura lo ha portato negli Stati Uniti rapendolo, ho scoperto che mi dovevo presentare in tribunale per rispondere di abusi anche sessuali. Ma sono dichiarazioni rilasciate dalla madre, non dal bambino. Tanto e’ vero che poi Leo e’ rientrato in Italia”. Rigamonti ha denunciato il comportamento della moglie, la statunitense Lura Calder, chiamando a testimone di cio’ che pensa davvero il piccolo Leonardo il comandante della squadra mobile di Parma Enrico Tassi. “Tassi – ha continuato Rigamonti – e’ una persona onesta della quale ho avuto fiducia. Ha sentito cosa Leo ha detto quando siamo tornati. E c’erano anche altre persone a sentire”. (ANSA)