“Mi metti la corna? Posto i tuoi sms all’amante su Facebook”

24/06/2011 - Il tribunale sancisce ad un testimone di Geova la libertà di pubblicare in rete le prove del tradimento della moglie Se vai a letto con la moglie di un altro, la pubblicazione online della tua scappatella non costituisce reato, ma

     
 

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Il tribunale sancisce ad un testimone di Geova la libertà di pubblicare in rete le prove del tradimento della moglie

Se vai a letto con la moglie di un altro, la pubblicazione online della tua scappatella non costituisce reato, ma è anzi un diritto sancito dalla tutela della libertà di espressione per ogni cittadino. E’ stata questa la sentenza di una Corte inglese, che ha deciso su un caso di corna che è costato il posto di lavoro all’amante della moglie di un testimone di Geova.

TRADIMENTO SU TWITTER – Ian Puddick è un idraulico molto religioso. Educato alla rigida fede dei testimoni di Geova, da alcuni anni è sposato con una bella finlandese, Leena. La signora Puddick aveva avuto in passato una relazione extraconiugale con il suo capo,Tim Haynes, manager di una compagna assicurativa di Londra. Dopo il matrimonio tra Ian e Leena la relazione tra Haynes e la sua dipendente è ripresa, con tanto di foto hot mandate via smartphone e numerosi messaggi di amore, anche quaranta al giorno. Per conquistare la sua vecchia amante Haynes usava i rimborsi spese dell’azienda per farla viaggiare in giro per il mondo, portandola nei ristoranti più esclusivi. Il marito di Leena però ha scoperto tutto maneggiando per caso il cellulare della moglie, e trovando un messaggio con una foto nuda del suo amante. Quella foto, come le altre hot mandate a Leena, sono finite tutte online, pubblicate su quattro siti che hanno raccontato la scappatella del manager londinese.

LICENZIAMENTO E SCONFITTA ALLA CORTE – Tim Haynes non solo non ha gradito la pubblicazione sulla rete della sua relazione extraconiugale, ma ha querelato Puddick per molestie aggravate. Oltre alla fine della storia con Leena, e alla violazione della sua privacy, Haynes ha subito un procedimento interno all’azienda per aver distratto fondi interni al fine di pagarsi la sua scappatella. Alla fine l’azienda di assicurazioni ha licenziato il suo manager, che dopo aver perso il suo ben remunerato posto di lavoro è stato anche sconfitto in tribunale. I magistrati londinesi hanno sancito che il diario in rete non costituiva un reato, ma solo libera espressione di un cittadino molto arrabbiato. Ian Puddick ha esultato per la sentenza, definendola una vittoria per le classi sociali più modeste, una gioia condivisa con sua moglie Leena, con la quale si è riconciliato dopo il tradimento.

     
 

9 Commenti

  1. Lorenzo scrive:

    che puttana

  2. Anonimo scrive:

    Quanto odio i giornalisti razzisti!!

    Spiegatemi una cosa: avreste scritto lo stesso sottotitolo se Ian fosse stato cattolico: “Il tribunale sancisce ad un cattolico la libertà di pubblicare in rete le prove del tradimento della moglie”? Non credo proprio, visto che non c’entra niente!

    “Educato alla rigida fede dei testimoni di Geova, da alcuni anni è sposato con una bella finlandese, Leena.” Che ce ne frega a noi che è stato educato alla rigida fede dei testimoni di Geova? Quello che è capitato a Ian non ha niente a che vedere con questo fatto!

    • Manuel scrive:

      Ha ragione. Specificare la religione, l’etnia o i gusti sessuali di chicchessia – a meno che non attengano direttamente ai fatti – è un tipico atteggiamento razzista molto diffuso tra i giornalisti.

  3. renato caldon scrive:

    queste cose succedono ovunque in ogni religione.quello che mi meraviglia invece è lo sbandierare in rete che si è cornuti. le corna sono il solo motivo di divorzio riconosciuto dai tdG ,ma se si perdona e si rimane assieme,perchè sbandierarlo al mondo ?
    trovo il comportamento di questo signore tdG ,poco consono all’amore che predica.

  4. nino scrive:

    Mi associo al denunciare il comportamento poco serio dell’editorialista italiano, che ha cercato tra le righe di negativizzare le credenze religiose della persona offesa, giuridicamente parlando.

    Tra l’altro, mi sembra che nell’articolo del Guardian linkato non si faccia riferimento alla religione del Sig. Puddick, per cui sarebbe interessante anche capire da quale fonte ha tratto questa informazione.

  5. Christian M. scrive:

    E’ vero che l’articolo del Guardian non nomina da nessuna parte che il coniuge becco sia un “jehovah’s witness”.
    Boh. Chissà se chi ha postato l’articolo non deluciderà in futuro.

    PS – non sapevo che i Tdg si considerano un “razza”. Che caxxo c’entra il razzismo?
    Diventati “rumeni”, “albanesi” o “nordafricani” e allora si che vedrete il razzismo (quello vero!) mediatico e di Stato che vi colpisce quotidianamente.
    Non si abusi del termine “razzismo”! Specialmente non ne abusi coloro che hanno il culo al morbido del salotto casalingo (e magari l’aziendina di famiglia…)
    Vuoi provare il vero razzismo? diventa extracomunitario, fatti beccare senza permesso e fatti spedire nei fottuti lager CIE (che non mi risulta siano denunciati dalla vostra “Torre di guardia”). Una volta “ospiti” nei CIE allora poi potrete utilizzare un termine di cui si vede che non ne sapete nulla.

  6. Giuseppe scrive:

    I tdG si considerano migliori degli altri perchè seguono “strettamente” i principi della Bibbia. Invece sono come tutti gli altri aderenti alle altre religioni. Qui un video in inglese che denuncia come i casi di pedofilia all’interno delle loro congreghe in Australia vengono tassativamente messi a tacere:

    http://vimeo.com/25581273

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