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Cosa si diranno Matteo Renzi e Berlusconi oggi alle 16

Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si incontreranno oggi nella sede del Partito Democratico in Largo del Nazareno per parlare di riforma elettorale. Tutti i giornali oggi aprono con quella che potrebbe essere la svolta decisiva per chiudere un accordo da sottoporre al Parlamento e permettere così al paese di superare l’impasse dell’incostituzionalità del Porcellum. Ma, come vedremo, non tutti, specialmente nel Pd, sono contenti di quello che accadrà.

COSA SI DIRANNO MATTEO RENZI E BERLUSCONI – Il Corriere della Sera racconta dell’incontro e delle modalità:

Così oggi l’avversario di sempre della sinistra, il Cavaliere, metterà piede per la prima volta nella sede ufficiale del Partito democratico. Ad accompagnarlo ci sarà Gianni Letta. Ad attenderlo, oltre a una selva di telecamere e microfoni, ci sarà Renzi, insieme al portavoce della segreteria Lorenzo Guerini. Scherza il sindaco di Firenze: «Lo accoglieremo nella stanza del segretario, che è una stanza normale. Ma c’è anche una foto di Che Guevara e Fidel Castro che giocano a golf». Renzi non nasconde che il suo primo atto — strada contestata dalla minoranza bersaniana e dal Nuovo centrodestra — è cercare prima un’intesa con Forza Italia: «Non è che incontriamo Berlusconi perché non sappiamo cosa fare. Lui non è uno dei tanti, non prendiamoci in giro, è il secondo partito d’Italia. E poi siamo a un bivio: o c’è un suicidio di massa della politica o le riforme le facciamo davvero. E per farle davvero bisogna farle con l’opposizione ». Anche la riforma del Senato: «Vediamo se Berlusconi ci sta».

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Il quotidiano riporta anche le molte perplessità della minoranza Pd:

Quella che è sembrata un’accelerazione ha fatto infuriare molti nel partito: «Per fare un accordo con Verdini — avverte D’Attorre — non possiamo resuscitare in un solo colpo il Porcellum e Berlusconi». I renziani, però, fanno muro. «Non si può non parlare con Berlusconi — dice uno di loro — basta vedere i numeri al Senato». La lettura andreottiana di Angelo Rughetti è questa: «Visto che a pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca, penso che qualcuno dentro il Pd (e non solo), con la voglia di proporzionale, stia sperando che il tentativo di Renzi fallisca per poter votare a maggio ed eleggere un Parlamento che imbrigli il leader del Pd anteponendo gli interessi di parte a quelli del Paese». Ernesto Carbone respinge le «mezze minacce» di D’Attorre: «Non torneremo nella palude». E la Boschi si dice convinta: «Le trattative sono aperte, ma siamo vicinissimi al traguardo e non ci facciamo spaventare».

IL PUNTO DI VISTA DEL CAV – Paola Di Caro invece ci racconta a cosa pensa il Cavaliere prima dell’incontro:

In Forza Italia, almeno fino a ieri pomeriggio, l’aria era quella di chi è a un passo dal vincere alla lotteria: «L’accordo è fatto, l’intesa c’è. Se la vedrà Renzi con i suoi, a noi non importa quello che farà con i suoi compagni del Pd o con il governo», l’opinione dei più ottimisti, convinti che su un sistema «che parte dallo spagnolo, con listini bloccati, piccoli collegi e un premio di maggioranza» la soddisfazione reciproca degli azzurri come dei renziani sarebbe ottima e abbondante. Lo stesso Berlusconi è apparso molto ben disposto nei confronti del sindaco di Firenze, nei giorni scorsi come ieri: «È stato coraggioso, ha sfidato il suo partito per incontrarmi, si è mosso veramente bene», ha ripetuto ai suoi, fiducioso che «queste sono cose che contano in politica, il suo è un approccio molto positivo»

Repubblica invece concentra nel suo retroscena l’attenzione nei confronti dei rischi per il governo Letta:

Ecco la partita. Renzi non può perderla. Ormai ha un folto gruppo di nemici, gliela farebbero pagare. «Solo un miracolo può salvare la legislatura», diceva ieri un ministro. Se il sindaco fa l’accordo con Berlusconi, il governo muore. Se lo fa solo con la maggioranza, muore lui il segretario e accetta un sistema che non gli piace, il doppio turno. Se trova un modello che tiene dentro Forza Italia, la maggioranza e Sel, fa il «miracolo», il capolavoro e ne esce vincitore. La vera medaglia sarebbe costruire in tre settimane un’intesa mai raggiunta in otto anni. «Sarebbe il segno di novità della politica, di credibilità, la vera risposta alla speranza delle primarie — spiega Renzi — . Lo so bene. Ma so anche che non voglio perdere tempo». Se si troverà contro Letta e una parte del Pd, è pronto a denunciare il loro “ostruzionismo” dappertutto, a metterli all’indice. Con la forza mediatica del suo personaggio. È possibile che la resa dei conti sia legata allo sprint finale, al momento di massimo conflitto prima di una pace e di una mediazione. Ma certamente sembra difficilissimo recuperare un rapporto anche di semplice convivenza tra Letta e Renzi. Per questo, secondo alcuni, oggi la crisi è più vicina e il colloquio di Largo del Nazareno, alle 4 del pomeriggio, sarebbe solo il colpo di grazia.

Vignetta da www.tuttoridere.it