Cosa mi aspetto dal domani
17/12/2008 - “Cominciamo con l’andare a pranzo: l’Impero si sentirà meglio”. Quello che volevo, come sempre non c’è. Torino è solo una città, non certo un uomo libero. Ma stamattina è una città se non libera felice perché non mi contiene mica
“Cominciamo con l’andare a pranzo: l’Impero si sentirà meglio”.
Quello che volevo, come sempre non c’è. Torino è solo una città, non certo un uomo libero. Ma stamattina è una città se non libera felice perché non mi contiene mica tutta. Scrivo questo bigliettino amoroso, quest’ultimo odoroso peana a me Dioniso Crocefisso e poi scendo. Me ne vado al caffè, a mangiare le paste che così mi resti la panna sui baffi tutto il dì. Che io non pulisca e che la gente guardandomi non se ne capaciti. Ma come, un onest’uomo perdipiù tedesco poi, cosa mi combini mascherina, cosa gli succede. Ma niente, brava gente, o miei buoni cristiani colpa vostra che siete a corto di immaginazione. Mi guardate così, straniero e strambo e matto (“è pure professore!”), solo perché di mascherine non ne avete almeno due. Ancora una, prego.
METRO - Trallalero tralla, pensa mia sorella che dirà di tutto questo. Odio tutto questo. Amo questo rovinarmi la reputazione. Odio amo odio amo si vabbé, più grazia, un giro a destra ed uno a sinistra. Odio quest’amore calvo e sin troppo ambizioso ma visto che ci siamo, ballo. Com’era quella cazzata che poi scrissi quella sera, che ci saranno secoli e dottori capo chino a studiarci sopra. A quale dio io, il pretone tedesco, crederei? a quello che mi sappia danzare. Bah. Che sublime sconcezza. Che perfidia la poesia da pianerottolo, mandare per aforismi le miglior menti ad ammazzare. Pur di capire. E io intanto me la rido. Sto qui, ora scendo come una cometa filante, e vi ammazzo tutti quanti. Provoca più morti la vita che la morte stessa. Io vi rimbambirò di chiacchiere e voi ci crederete dal momento che sto per farvelo credere. La mia vita attuale è un capolavoro. Sono famoso, non sono famoso, continuo a esasperare dentro di me questo conflitto per puro sfizio. Vedere, forse, se non m’acceco prima, com’è che va a finire. Per renderla immortale c’è bisogno di una grande prova. Il supplizio. Ci ho provato con una donna, il mio grande amore. Abbiam provato in tre, con il suo amato, poi in quattro, mille, centinaia, tutti ‘mbriachi, convinti di recitare la follia. Ora invece la follia la vado a fare sul serio. Si va in scena, chi è di scena, se mi ci metto sono meglio di Zarathustra. Giuro, il primo cavallo che incontro l’abbraccio. Tanto, peggio di questa colonia. No, le donne sono insufficienti per creare il gran finale, a stare appresso a loro passi per un infelice che sta appena sotto il grado di romantico. Macché, qui c’è bisogno di una cosa sovversiva. Di una invenzione. Peggio, di prendere sul serio tutto ciò che è scrit
to. Portarlo alle estreme, di più, alle ultime, che non sono ultime perché tutto ritorna e loro ritornano, intenzioni, conseguenze. Perché quel che è scritto è scritto. O Eulicone, t’ho dato una u per toglierti il resto, siamo l’Impero, ci han dato la corona. La prendemmo soltanto perché gettata. Gettata via il giorno della modestia. Loro, voi altri, a digiuno, noi altri cioè me solo a far festa. Andiamo pure a pranzo perché l’Impero viva. E poi danziamo perché l’Impero rida. Prima però, un pensiero poetico per l’occasione. Alla mia amata l-o-u-s-a-l-o-m-è, io che amare non so: “se non hai paura della libertà, allora vieni a prenderla”. Tiè, jetè, un due tre. E noi accettammo di essere i re soltanto perché buttassimo il regno. Bah. La verità è che oggi Federico impazzisce, va ad impazzire perché che lui viva o muoia vi ha fatti ostaggi di ogni suo singolo verso ed allora, già che siete al lazzo del suo libero ritmo, che vi resti almeno un solo vostro piccolo dubbio. Che vi salvi la quiete mediocre e benigna di un cattivo pensiero.
IO AMO - Nessuno potrà convincere mia sorella a ritirare di persona la biancheria sporca. Né potrò io scrivere più, assolutamente. Mi si prospetta un dilemma e come fare, ma certo ed ecco cosa fare: ti apro finestra e butto all’aria, alla libera aria vestita per tempo perché al mio sguardo non arrossisse che altri non è che all’aia di questi miei polli i disegni ambiziosi di ordine e pulizia del mio bucato, ti amo finestra! Mamma, io scendo! nevica appretto. Farò tardi, quasi mai. D’altronde, buondì signora io l’amo lo sa?, d’altronde miei prodi dire di si a tutto e questo ti viene e dunque se hai scelto di vivere il si pienamente in un certo senso causarti pazzia conviene. Oh ecco il marito, amo molto più lei mi compatisca, si, è la mia fodera quella caduta sull’albero, sa come, stanotte dormirò tra le frasche e le Fiandre. Buon Natale, cerea, buon Natale bambino che giochi sul grigio prato, eccoti il mio portafoglio, Buon Natale di Roma qui, lì a terra. Miei prodi di Mompracem (“e non ditemi che tra noi non vi siano almeno tre camerati onesti”, no, questi sono i Nar) precedetemi a quel Tabacchi, che dovrò pure pettinarmi di si questa barba. Signore, la stimo, a lei invece la infilzo, io sono Nietzsche altro che ecce homo, io sono nietzsche e voi non siete un cazzo! come si dice siete un cazzo, palo della luce, scappa! ci hanno scoperti mentre parliamo, vai avanti tu che a me viene da ridere (ora viene una guardia e la facciamo finita, per quanto ). Una cartolina da Torino 1889, prego fate la carità al super uomo pieno di amore, pregno di tutto, cobalto signora? han finito le scorte nella foresta, lei strilla? grazie a buon rendere. Rido, piango, rido, e vi vengo a cercare sotto la neve come si fa, tu
omino di neve puoi morire, un filosofo questo lo sa ma è il genio che morire non può. Danzare tutto ma proprio tutto, le piastrelle, i singulti, le neomamme, il fesso che dice grazie al cazzo, il paese mio che sta sulla collina, danzare il signore nell’attimo, quando ha sorriso poi invece s’era sbagliato e danzare la luna nel pozzo, per chi s’è svegliato, chi ha detto cosa, tutto di tutto fino all’ultimo ballo di pioggia. Dovrei raddrizzare le albe, renderle visibili a mezzodì, lei signore la vedo interessato al problema, ha mica una idea felice da tramandare? e non smetta! andiamo a dir messa, cagnone, entriamo e baciamoci in chiesa, oggi è tutto possibile per chi addomestica note.
C’E’ QUALCOSA DI GRANDE TRA DI NOI - Che ci vuole a impazzire a Torino. Una città così grigia: basterebbe cambiare colore ai calzini per così risultare. A Torino poteva succedere, solo a Torino potevo fargliela (non a Roma o Napoli, dove nel chiasso sarei impazzito invano e a Torino sembrerebbe folle anche uno starnuto figurati un tedesco e impaziente d’esser contento). Un cavallo, il mio regno inedito per un cavallo. Un inaudito cavallo. Cosa ho detto al cavallo? da quando si parla a un cavallo, eh? buffoni! Rincaso, la storia è puntuale. Ora non devo far altro che aspettare. La cuccaracha nella fanga a terra, come un epilettico, l’ho fatta. Bigliettini della pseudo follia li ho mandati: solo quell’umile allievo, che eran mie citazioni, si è accorto. Tutti gli altri dormivan se quando ero savio m’han letto. I capelli li ho in testa. Gioca jouer coi monelli, fatto. Le trecce a quella le ho tirate. Le campane fatte suonare impegnandomi l’ultimo libro delle spiegazioni al forno del robivecchi. Che altro. Ah si. Diranno che sono pazzo per non seguire quello che ho scritto. Mi useranno nei cioccolatini per le smancerie, darsi un tono, rubare cuori e posti di lavoro. Creerò un enorme eco tra i libertini, giustificherò in coscienza più corna ai mariti e alle mogli che il Signore del desiderio. Sarò uno tra i primi a svegliarsi nei cuori al buongiorno e l’ultimo a sera abbandonato dai vecchi. Sarò di ogni tribunale la assoluzione. Diranno che ogni colpa era urgente e ogni ben di dio di freno inutile e morto. Ah si. Scusate. Diranno che sono pazzo, ma è colpa loro. Loro hanno letto e poi creduto. La pigrizia loro sarà la fede mia. Pazzo si ma non dall’inizio e non per intero. Quel tanto che gli basterà. Signora affacciata, entro in casa con-questo-gelo-stare-nudi-non-si-può e non si preoccupi, da domani con-questa-faccia stamperanno, per lei e i suoi modesti figli e le sue oneste figlie affinché dannazione sia ai suoi poveri e limitati lombi, felicità al portatore. Sarà poi vendicata. Un giorno però di tutto quel che ho detto si capirà d’improvviso tutto e mi verranno a cercare, chi per uccidermi chi per fare figli con me. Lasciatelo in pace e pagate soltanto il biglietto. Voi non c’entrate, voi con i vostri problemi e le vostre domande, voi che siete salvi se rimanete fermi, voi saggi che il tempo perdete restando a terra con il sesso delle verità, voi tutti per quanto ne siate con lui non c’entrate, lui è la non soluzione e come tale non ha soluzioni. Vuole solo vedersi danzare.
LA CONFESSIONE (DANCING QUEEN) - Eccoli, stanno venendo a prendermi. Di questa ballerina, un aerostato senza ritorno men che meno uguale che deve solo sfiatare posandosi in faccia al destino ed in barba all’eterno, tra poco rimarrà solo un omino impagliato in una morsa di forza che vi saluta come Charlot ma in tedesco, buono a tutti gli usi, che tacerà avendo detto tutto quello che vi serve e tutto quello che è servito a lui, ossia dir Si, lo voglio al mondo. E loro, voi altri (invece io a voi vi tengo tutti ed il vostro contrario), non saprete più come tornare indietro da questa follia, burp. Bussano. E’ stato tutto uno scherzo (vi piacerebbe che lo dicessi eh? magari ve lo lasciassi per iscritto, il richiamo della foresta quello dell’autorità). tanto cos’è exactly uno scherzo, cos’è la vita e tricche e ballacche (e si ricomincia, stancante, la danza). Ah si. Ribussano, quanta fretta ha la storia (e le maniere che mena costei poi, non vi dico): (ora che aprono, in posa) o Elicone mio, una fine che non viene mai, eccoli amori miei che mi perseguitate, quest’omino che sorride ai fiori mentre gli mettono la camicia di forza, aspè. Diranno che sono pazzo. Forse proprio adesso chè sono e m’han veduto felice, arrivo.












“che perfidia la poesia da pianerottolo”… e invece è la migliore, quella dei poeti senza poesia, che rimano con la vita per autentica ispirazione, possibilmente in metri scazonti perché la vita intendono colpirla in faccia e la loro noia non è mai uno sputo. Nel pianerottolo passano le vite davanti che sian belli o sian carini, che sian furbi o sian cretini…che sian uomini o caporali:-)
Vincé, ma che ci fai tu, alla penna?:D
POESIA… stamperò il tuo pezzo è lo attaccherò ovunque, aspetterò dunque di memorizzarlo per poter poi declamarlo alla terra senza uomini…
GRAZIE !
solange, sei sicura di sentirti bene?
Mai stata meglio Gregoy !
I capolavori sulla pazzia son sempre legati ad un modo esagerato di esprimersi…ma divertenti!
“ALBERTO:…e poi, abbiate compassione di questo povero perseguitato dalla sorte!Figuratevi che l’alfabeto, d’accordo con i quattro punti cardinali, mi ha rubato il progetto di una mia invenzione…il parafulmine ad aria compressa…sarebbe stata la mia ricchezza! Voi non mi volete accordare la mano di vostra moglie? è giusto, lei deve fare il suo dovere di padre onesto…ma io mi rivolgo alla sorella di carnevale per ricevere l’onore di porgerle i saluti di Muzio Scevola, direttore generale della rinascente, nonchè segretario e amministratore di Giuseppe Garibaldi, discendente diretto del Duomo di Milano!”(uomo e galantuomo E. De Filippo)
…(e si ricomincia, stancante, la danza)…la llà ra llà là…
Non sempre divertenti, Lucia: se leggi “Gelo” di Thomas Bernhard, ad esempio, l’immedesimazione da parte del narratore nella mente del suo folle fratello ti catapulta in un mondo di assurda lucidità e vertigine: vertigine che nasce dalla profondità dell’immersione. Impossibil procedere nella lettura, per me.
Complimenti a ricchiuti per il pezzo, se li merita tutti!