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Anna Teresi: la vigilessa arrestata a Palermo per un giro di prostituzione

Anna Teresi, una vigilessa di 41 anni, è una delle persone finite in manette a Palermo nell’operazione “Relax Time“, in merito all’attività di prostituzione scoperta in tre centri massaggi (due in uno stabile di via Petrarca e uno in via Vigo). La donna, ora ai domiciliari, è accusata di aver procacciato le donne che si prostituivano all’interno dei centri, frequentati da professionisti, commercianti e operai. Oltre che da un politico, come risulta dalle intercettazioni: un consigliere del Comune di Palermo.

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PROSTITUZIONE: LA VIGILESSA ANNA TERESI E GLI ALTRI ARRESTATI – In totale dieci sono stati i provvedimenti cautelari emessi, due ancora non eseguiti: due in carcere, sei ai domiciliari e altri due con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.  La vigilessa, invece, avrebbe adescato prostitute per il centro benessere di via Petrarca, tenendo poi per sé un quinto del denaro ricavato dalla prestazione: il 10% sulla tariffa base di 50 euro. Ma non solo: anche la stessa Anna Teresi si sarebbe prostituita per soldi all’interno del centro di via Petrarca. Il Comune di Palermo, oltre a comminare la misura disciplinare, ha spiegato che si costituirà come parte civile nei confronti della vigilessa Anna Teresi, qualora si arrivasse a un rinvio a giudizio. Il centro di via Petrarca era gestito da Giuseppe e Federica Drago, padre e figlia di 53 e 22 anni, ora tra gli indagati.

PROSTITUZIONE NEI CENTRI MASSAGGI – Sono tre gli appartamenti dove avevano luogo gli incontri erotici a pagamento. Con frequentatori di ogni genere, passando dai professionisti agli operai. Tra loro c’era anche un politico, un consigliere del Comune di Palermo. come emerso nelle intercettazioni: il vicequestore Rosaria Maida ha spiegato come «l’uomo si trovasse nel corso di una riunione politica e aveva preso appuntamento con una ragazza del centro». Ma tra gli indagati non risultano clienti: le indagini si sono concentrate per adesso soltanto sui titolari e sulle persone accusate di reclutare le donne.

IL CASO – Come hanno ricostruito gli inquirenti, i proprietari dei centri massaggi e i dipendenti, quasi tutti italiani, pubblicizzavano i servizi offerti con inserzioni pubblicate non sulla carta stampata,  bensì on line, attraverso i social network. Messaggi ammiccanti, dove veniva nascosta però la reale prestazione offerta. Ma dai post lasciati per mesi nelle bacheche non era impossibile ipotizzare cosa si nascondesse, tanto che i poliziotti hanno facilmente intercettato in rete i messaggi, avviando le loro indagini. Tra appostamenti e pedinamenti di clienti dei centri, è stato svelato il giro di prostituzione presente nei tre centri. Gli incontri venivano organizzati telefonicamente e venivano consumati in alcove ricavate nel contesto di due eleganti stabili cittadini. Considerate le tariffe base non troppo costose e i centri benessere ricavati in un’area dell’alta borghesia palermitana, trasversale era poi la natura dei clienti.