La scorciatoia bugiarda di Assuntina Morresi

19/06/2011

     
 

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Assuntina Morresi non è nuova alle interpretazioni fantasiose e poco attente alla letteratura scientifica. Ieri se la prende, per l’ennesima volta, con la Ru486, con l’interruzione di gravidanza e con la contraccezione d’emergenza che in realtà sarebbe un mezzo abortivo camuffato (La scorciatoia bugiarda dell’aborto inconsapevole, Avvenire, 18 giugno 2011). Ma andiamo per ordine.

Il primo problema è l’affermazione di Morresi sulla Ru486, ovvero il farmaco che induce farmacologicamente l’interruzione di gravidanza – il cosiddetto aborto medico o farmacologico – invece di intervenire chirurgicamente. Morresi sostiene che il suo uso sarebbe difficilmente conciliabile con la legge 194 che nel 1978 ha normato l’interruzione di gravidanza. Nel 1978 questa possibilità non esisteva, tuttavia all’articolo 15 si legge: “Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza” (il corsivo è mio).

L’altro ostacolo pretestuoso riguarda il ricovero in una struttura sanitaria – così come previsto dall’articolo 8 della 194. Due anni fa l’Agenzia Italiana per il Farmaco aveva sottolineato la necessità di garantirlo come prova del rispetto della legge sulla interruzione di gravidanza. Il motivo di questa decisione? La risposta non è semplice, ma il richiamo all’articolo 8 sembra insoddisfacente (qui Giuseppe Regalzi aveva commentato il comunicato stampa dell’Aifa). Il problema dunque non sembra tanto essere che la legge 194 non possa conciliarsi con la Ru486, ma che Morresi non approvi l’interruzione di gravidanza, soprattutto se eseguita in modo meno invasivo per le donne (già abortire è moralmente ripugnante, ma almeno che si soffra il più possibile e che non si possa scegliere). Nel corso del tempo le strategie di Morresi sono passate dall’affermazione della pericolosità della Ru486 per le donne all’accusa di “aborto fai da te”, colpevole anche di eliminare lo spazio di colloquio con la donna da parte di quanti vorrebbero dissuaderla. Scriveva infatti nel 2008: “La 194 invece, propone una casistica e pretende la valutazione e la certificazione di un medico. Proprio per permettere di discutere le motivazioni che spingono ad abortire, dà molto spazio al colloquio con le donne e prevede un periodo di riflessione – sette giorni – fra la concessione del certificato per abortire e l’intervento. Avere uno spazio in cui inserirsi per incontrare le donne e per ascoltarle è fondamentale: è questo il momento in cui lavorano i volontari dei “Centri di Aiuto alla Vita”. È questo il motivo per cui stiamo lottando contro la pillola abortiva Ru486, sinonimo di “aborto fai da te”, un modo di abortire in cui incontrare le donne diventa impossibile” («Una battaglia per la vita a trent’anni di distanza», ilsussidiario.net, 17 marzo 2008).

Dopo l’attacco alla Ru486, Morresi passa – forse volutamente senza avvertire della differenza – alla contraccezione d’emergenza: “teoricamente dovrebbe significare un’azione contraccettiva – impedire la formazione di un embrione – che si esercita in extremis, cioè in un breve intervallo di tempo dopo un rapporto sessuale potenzialmente fecondo. Se questo fosse con certezza l’unico meccanismo di azione, la discussione si limiterebbe al piano dei comportamenti personali. Ma tale certezza non c’è. Per la cosiddetta «pillola del giorno dopo», per esempio, il foglietto illustrativo non esclude che il prodotto possa impedire all’embrione già formato di annidarsi in utero”.

Morresi ovviamente non è aggiornata sugli studi scientifici in merito. Oppure non le interessano. A lei basta il foglietto illustrativo e non importa che alcuni giorni fa – solo per citare l’ultimo caso in Italia – la Società Italiana della Contraccezione (SIC) e la Società Medica Italiana per la Contraccezione (SMIC) abbiano redatto un documento comune al riguardo: Position paper sulla contraccezione d’emergenza per via orale. Nel paper si afferma: “È ampiamente dimostrato che il LNG [levonorgestrel], quando somministrato in fase preovulatoria, interferisce con il processo ovulatorio, per inibizione o disfunzione dello stesso, e previene quindi la fertilizzazione. In particolare, se somministrato prima del picco preovulatorio di LH, È in grado di impedire l’ovulazione nella maggior parte dei casi. Inoltre, è stato evidenziato che nelle donne che assumono il LNG quando i parametri clinici, ecografici ed ormonali sono diagnostici di ovulazione già avvenuta, il LNG non ha alcun effetto. È evidente quindi che il LNG non interferisce con l’impianto dell’embrione, una volta avvenuta la fertilizzazione; ciò, non causa aborto, né è in grado di danneggiare una gravidanza in atto” (il corsivo è mio)”. Inoltre il paper è corredato da una bibliografia che Morresi dovrebbe almeno degnare di uno sguardo.

Invece no, che importa? Basta il foglietto illustrativo e le sue convinzioni che non necessitano di alcuna fondazione e che dovrebbero essere la luce suprema che ci indica il modo in cui noi tutti dovremmo comportarci.  E se la somministrazione della contraccezione d’emergenza entro le 72 ore successive a un rapporto non protetto o a rischio è per Morresi inammissibile, figuriamoci l’assunzione di EllaOne, che agisce fino a 5 giorni dopo il rapporto sessuale. È difficile non domandarsi come fidarsi delle considerazioni di Morresi considerando che sulle due questioni precedenti non si è presa la briga di riportare l’articolo 15 della legge 194 (se non altro per smentirlo!) né di consultare gli studi riguardo l’azione del LNG.

EllaOne ha suscitato molte discussioni, ma per decidere quale ci convince di più è bene avere delle informazioni e non il parere apodittico di Morresi, che definisce EllaOne come abortiva (“aborto incerto”, ovvero dissimulato, nascosto, ipocrita). L’anno passato il FDA approvava EllaOne e il 13 agosto un articolo di Gardiner Harris su The New York Times (F.D.A. Approves 5-Day Emergency Contraceptive) riportava un parere di James Trussel, direttore dell’ Office of Population Research a Princeton: “Emergency contraception has no effect on pregnancy rates or abortion rates, [...]. Women just don’t use them enough to make an impact”. Tuttavia su EllaOne il dibattito è aperto e come si legge poco oltre nello stesso articolo il punto è il seguente: EllaOne impedisce la fecondazione dell’ovocita o può anche bloccare l’impianto di un ovocita fecondato? La ragione delle polemiche sta tutta qui: se non si può escludere l’effetto sull’impianto, i difensori della “vita” insorgono e condannano il potere abortivo del farmaco, perché un ovocita fecondato ha diritto di vivere proprio come noi.

Il dibattito sullo statuto dell’embrione – a partire dal concepimento – è al centro di tutti i dibattiti sulla interruzione di gravidanza, la contraccezione, le tecniche di riproduzione artificiale e la sperimentazione embrionale. Il dibattito è filosofico, pur necessitando (ovviamente) di informazioni scientifiche. Se non sai cosa sia un embrione e non sei consapevole delle difficoltà di passare da una piano descrittivo a un piano normativo, difficilmente potrai costruire un parere morale sensato al riguardo.

Il dibattito su EllaOne è solo all’inizio e chi fosse interessato a seguire quello italiano, scatenato dal primo passo autorizzato dal Consiglio Superiore di Sanità, può seguire Google News (). Nel Position paper a pagina 2 si legge: “Anche per l’ulipristal acetato [il principio attivo di EllaOne], quindi, il meccanismo d’azione risiederebbe nello spostamento dell’ovulazione, come riportato nel Riassunto delle Caratteristiche di Prodotto (RCP) approvato dall’European Medicines Agency (EMA). Relativamente a possibili effetti contraccettivi accessori, conseguenti ad alterazioni dell’endometrio, non vi sono al momento attuale evidenze risolutive. Tuttavia, va segnalato come tali effetti accessori, che inizialmente erano riportati nel RCP, siano stati eliminati in una recente variazione da parte dell’EMA”.

Verrebbe da aggiungere che anche lo IUD (Intra Uterine Device, cioè la spirale) agisce in modo analogo e viene considerato un mezzo contraccettivo. Forse è il caso di rimettere in discussione anche questo contraccettivo, considerando che non si può escludere l’effetto antinidatorio. E in effetti qualcuno ci pensa da tempo. In un giro di ricognizione negli ospedali romani, un ginecologo mi ha detto con sdegno: “esistono obiettori e obiettori! Io per esempio sono un vero obiettore di coscienza, perché non metto nemmeno la spirale”. Morresi conclude: “Non possiamo accettare un imbroglio linguistico, una scorciatoia bugiarda. Che almeno ci sia l’onestà intellettuale di chiamare le cose con il loro nome, perché tutti – le donne, le coppie, il personale sanitario, specie medici e farmacisti – possano agire pienamente consapevoli dei propri atti e delle relative conseguenze. Non è tollerabile confondere aborto e contraccezione per cercare di distrarre le coscienze”. Peccato che sia proprio lei ad usare la tecnica dell’intorbidare le acque, dimenticando di rimandare a documenti o pareri scientifici, di esplicitare le questioni morali senza imbrogliare e di trarne tutte le conseguenze senza inciampare in contraddizioni e in ostacoli costruiti appositamente.

     
 

2 Commenti

  1. Procellaria scrive:

    Felice che Chiara Lalli sia tornata a scrivere su Giornalettismo.

  2. fra Tarcisio Pagnozzi scrive:

    Ricordo che anche in caso di dubbio, trattandosi di un tema così delicato e importante qual’è quello del rispetto della vita umana, per una valutazione e una scelta morale corrette, si è obbligati a scegliere la via più sicura. Grazie.

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