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Rifiuti, il Partito Democratico a Roma nella rete di Cerroni

L’indagine su Manlio Cerroni arriva a lambire la politica. E nel mirino c’è anche l’autorizzazione di impatto ambientale firmata nel 2012 dal prefetto Sottile. Il Messaggero di oggi chiama in causa i contatti di Cerroni con i rappresentanti del Partito Democratico e di Legambiente. Spiega il quotidiano in un articolo a firma di Sara Menafra:

Un via libera ottenuto grazie a forti pressioni e contatti con «i massimi esponenti della politica», scrive il gip Battistini specificando che il riferimento è «ai reiterati contatti, anche personali, con parlamentari come Beppe Fioroni, Ermete Realacci » e alla donazione alla Fondazione presieduta da Edo Ronchi, «20.000 euro nel solo 2008, oltre ai vari politici di livello regionale».

L’infografica di Centimetri sull’inchiesta dei rifiuti a Malagrotta:

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Giuseppe Pecoraro, intervistato dal quotidiano romano, non si nega lo sfizio di togliersi qualche sassolino dalla scarpa:

«Io posso dire che un grande sostegno l’ho ricevuto dall’ex presidente della Regione, Renata Polverini. Zingaretti non mi ha ostacolato. Alemanno all’inizio mi ha sostenuto, poi sono rimasto molto amareggiato quando si è tirato indietro. Non so per quali ragioni. C’è un altro episodio che mi fa pensare che Cerroni avesse legami con la politica. Andai al Parlamento europeo, e alcuni parlamentari italiani, di vari partiti, mi accolsero, con alcuni comitati anti discarica, in modo indegno. Guardi, Cerroni ha fatto l’imprenditore, ciò che deve preoccupare è la sudditanza e i favori che gli hanno concesso tanti politici».
Il governo Monti la sostenne?
«Posso dire che due ministri diedero parere negativo a Corcolle, Ornaghi e Clini. So solo che nella prima riunione il ministro Clini proposecome sede della discarica Monti dell’Ortaccio».

Il sindaco Ignazio Marino parla con il Corriere della Sera proprio del caso Cerroni:

«Ho un rispetto sacrale della magistratura e non mi permetto di commentare le sue azioni. So che è esistita per decenni un’immensa fossa di 240 ettari per rifiuti indifferenziati, dai materassi al cibo, un’immensa ferita per l’Europa. E sono fiero di averla chiusa il 30 settembre. Per sempre. Ho discusso con l’avvocato Cerroni fino al 27 settembre, e duramente, per ore intere. Sosteneva che sarebbe stato impossibile chiudere Malagrotta come volevo io. Invece così è stato. Il piano alternativo è stato studiato per tutta l’estate. Roma non sarà sommersa dai rifiuti, lo assicuro»