Mamma Roma, anno 2008

11/07/2008 - Omaggio a Remo Remotti e alla sua Mamma Roma (Addio). A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado a Cuba. Ma che sei matto? Me ne andavo da quella Roma bigotta, moralista e fascista, da quella Roma dell’aperitivo, da quella

     
 

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Omaggio a Remo Remotti e alla sua Mamma Roma (Addio).

A Roma salutavo gli amici. Dove vai? Vado a Cuba. Ma che sei matto?

Me ne andavo da quella Roma bigotta, moralista e fascista, da quella Roma dell’aperitivo, da quella Roma dei centri commerciale, delle Ztl, della Snai, quella Roma dei gelati sofisticati, dei cornetti notturni con gli scarafaggi, senza scarafaggi, delle olive verdi dolci, dei pistacchi, delle arachidi e delle patatine…

Me ne andavo da quella Roma delle uscite del Raccordo, della Tangenziale, delle truffe, delle costruzioni abusive, delle attese alle poste, dei raccomandati, dei finti colloqui di lavoro, dei co.co.co, quella Roma dei ministeri decentrati e del Campidoglio, quella Roma dei colletti bianchi, dei fannulloni, dei furbetti del quartierino, quella Roma dove nessuno risponde alle tue domande, dove ci voleva un santo in paradiso per passare avanti…

Me ne andavo da quella Roma dei locali notturni, dei turisti di massa, dei sampietrini, del tram numero 8 che deraglia, dell’autobus che non passa mai, del servizio notturno, delle parrocchie senza oratorio, dei conventi delle suore che non pagano il divieto di sosta per il cancello, dei ristoranti con i tavolini all’aperto, pane e coperto non si pagano più, quella Roma delle rumene sulla Salaria, dei transessuali al Villaggio Olimpico, dei marchettari a Valle Giulia, dei barboni alle stazioni della metropolitana…

Me ne andavo da quella Roma dei quartieri bene, la Roma di piazza Bologna, dei Parioli, di piazza Cavour, di Ponte Milvio, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno, quella di notte, quella del concerto a Villa Ada, la Roma delle squadre fasciste…

Me ne andavo da quella Roma di cui tutti parlano ma dove nessuno sceglie di vivere, la Roma caput mundi, del Colosseo illuminato quando risparmiano la vita a qualche assassino, dei sassi disordinati dei Fori Imperiali, delle buche di Piazza Venezia, dei gabbiani all’Altare della Patria, dei raduni all’Università di Tor Vergata, quella Roma dove c’è sempre l’afa, quella Roma dove il mare è a un passo ma si muore sulla via…

Me ne andavo da quella Roma dove la gente rideva di notte a voce alta per le strade oppure pippava, quella Roma luccicante, impomatata, dei cocktail colorati a 8 euro, del ristorante giapponese, quella Roma dei commercianti dai finti saldi: quella Roma dei Caltagirone, dei Toti, dei Warner Village, dei McDonald’s, dei Pastarito e Pizzarito, dei free press, delle veltronate, quella Roma dove mors tua vita mea, dove ci sono i nuovi poveri della Caritas, quella Roma generosa solo a parole…

Me ne andavo da quella Roma dei buffaroli, di Geronzi, delle risse a Campo de’ Fiori, dell’eroina spacciata a San Lorenzo, di Trastevere invasa dai pariolini strafatti, quella Roma dei “che c’hai una cartina?”, “bella fratè?!”, quella Roma della Nuova Fiera sull’autostrada, della Notte Bianca dove si spendono i soldi pubblici allora la chiudo, quella Roma del Foro che portava e porta ancora il nome di Mussolini,
Me ne andavo da quella Roma di merda! Mamma Roma: Addio!

     
 

12 Commenti

  1. lauro menopausini scrive:

    … venite in riva al Po. Qui tra zanzare, mucche ed afa c’è posto per tutti…

  2. acidf scrive:

    si certo! Che schifo stare quì.

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