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La Reggia di Carditello torna allo Stato in cerca di un miracolo

Tra Settecento e Ottocento incarnava lo splendore dei Borbone poi, nel corso dei secoli, incuria, degrado e malavita l’hanno portata verso un rapido declino. Rapido, ma si spera, non ineluttabile, visto che la Reggia di Carditello – a pochi chilometri dalla ben più nota Reggia di Caserta – è tornata a essere patrimonio dello stato italiano e, di conseguenza, di tutti i cittadini.

Foto: YouTube/Pupia Campania
Foto: YouTube/Pupia Campania

DAI FASTI BORBONICI AL DECLINO – La storia di questa un tempo sontuosa residenza reale la racconta Gian Antonio Stella sul Corriere del Mezzogiorno: dopo secoli di abbandono – dall’Unità d’Italia in poi – nel 1920 il demanio cede la proprietà, che viene spartita tra l’Opera Nazionale Combattenti (che controlla gli immobili e i preziosi arredamenti interni) mentre i  2.070 ettari della tenuta circostante vengono venduti a lotti.

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LA TRAVAGLIATA STORIA DELLA REGGIA DI CARDITELLO – Ma l’agonia della Reggia di Carditello continua per tutto il corso del Novecento. Scrive Stella:

Passata la II Guerra mondiale, durante la quale era stata occupata dai nazisti che andandosene si erano portati via quanto potevano, compresi un po’ di camini, la Reggia di Carditello finì per entrare nel patrimonio immobiliare del Consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno. Un carrozzone destinato a esser assorbito dalla Regione e via via a sprofondare sotto una montagna di debiti mai pagati. Debiti in gran parte nei confronti del Banco di Napoli. Col risultato che, quando questo naufragò, tutto finì ipotecato dalla Sga, la «bad bank» che ammucchiò, dopo il crac, i crediti in sofferenza dell’Istituto fallito.
Certo, se la Regione Campania avesse restituito il dovuto, la faccenda sarebbe stata chiusa prima. Ma dove trovarli, i soldi? E così, la splendida dimora tra Napoli e Caserta che aveva vissuto una sua ultima stagione decorosa quando era stata scelta come sede di prestigio dai responsabili dell’Alta Velocità allora in costruzione tra Roma e Napoli ed era stata perciò sottoposta a un parziale restauro della parte più nobile, era stata abbandonata a se stessa in attesa di trovare un compratore.

L’ACCORDO CON IL MINISTERO – Le aste, però, vanno a vuoto: passano gli anni e la reggia, chiusa al pubblico, diventa terreno di conquista della camorra, che la spoglia di quel poco che c’era ancora da portare via e la trasformano in una specie di discarica a cielo aperto dove, a quanto pare avrebbero trovato spazio anche rifiuti tossici. Così, appurato che nessuna asta sarebbe mai andata a buon fine, la Sga stringe un accordo con il ministero dei Beni Culturali, di cui è titolare Massimo Bray:

 […] La Sga ha incamerato la Reggia a pagamento del debito. E, ieri mattina, ha firmato un contratto preliminare per cedere la dimora settecentesca al ministero dei Beni culturali e del Turismo che aveva a suo tempo sborsato i soldi per il restauro vanificato dal successivo vandalismo.

LA SFIDA ANTI-CAMORRA – La rinascita della «Reale Delizia», così come viene chiamata, però comincia ora: e l’obiettivo dello Stato è quello di portare a termine i lavoro di restauro senza tenendo lontana la camorra:

Il rischio è che ogni carriola di ghiaia, ogni sacco di cemento, ogni mattone del restauro possano pagare il pedaggio ai Casalesi. E lì lo Stato, a ridosso della Terra dei fuochi, si gioca tutto. Occorrono, con il concorso obbligato degli enti locali e delle associazioni anti-camorra che verranno coinvolti, tre risanamenti paralleli: quello ambientale del territorio avvelenato, quello estetico della Real Delizia dove sono stati strappati perfino brandelli degli affreschi e quello morale di un territorio infiltrato dalla criminalità.

(Photocredit copertina: Wikipedia/Gennaro Mirra/Creative Commons)