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Chi non vuole legalizzare la marijuana?

La proposta di legalizzare la cannabis anche in Italia ha diviso le forze politiche, tra chi vorrebbe emulare gli Stati dove la marijuana non è più un tabù, dopo la fine del proibizionismo nell’Uruguay del presidente José Mujica e la vendita delle droghe leggere permessa negli stati americani di Washington e Colorado, e chi invece continua a rifiutare possibili aperture. Il dibattito ha spaccato anche l’opinione pubblica: su Libero è Filippo Facci a spiegare come, a suo dire, la marijuana faccia «male, ma è giusto legalizzarla»: «L’equivoco è credere che legalizzarla sia obiettivo anzitutto dei consumatori – quelli che si fanno le canne, cioè – e non anche di chi della cannabis resta sostanzialmente un nemico culturale, e pensa perciò che questa abitudine vada combattuta in altro modo rispetto a come si fa o non si fa oggi», ha spiegato il giornalista. Ma tra i partiti gli appelli per una revisione radicale dell’impianto restrittivo della Fini-Giovanardi sembra ancora un’ipotesi complicata. Le posizioni singole “aperturiste” (Fava e Pini nella Lega Nord, Luigi Manconi del Pd, sposate da Sinistra Ecologia Libertà) sono state subito stoppate dai rispettivi segretari.

Gianni Fava legalizzazione cannabis
Gianni Fava ha aperto il dibattito sulle legalizzazione della cannabis nella Lega Nord, stoppato da Matteo Salvini e Roberto Maroni

MARIJUANA LEGALE? CHI DICE NO: LO SCONTRO NELLA LEGA NORD – Il dibattito sull’«erba libera» si è aperto, a sorpresa, all’interno del Carroccio, con le dichiarazioni dell’assessore lombardo Gianni Fava. Su Twitter, commentando un articolo relativo alla liberalizzazione della cannabis in Colorado, aveva scritto: «Credo valga la pena cominciare a parlarne. Il proibizionismo ha fallito». A seguirlo era stato poi Gianluca Pini, che aveva condiviso le aperture del collega: «Al netto del fatto che vi sono emergenze più drammatiche come la mancanza di lavoro, sul rivedere la legge Fini-Giovanardi (e aggiungo anche anche la Merlin sulla prostituzione) sono d’accordo. [..] Non penso sia saggio rifugiarsi nella libertà di coscienza dato che ogni modifica a queste leggi implica risvolti sociali di non poco conto. Sono certo che Matteo Salvini saprà trovare una sintesi intelligente sulla questione», aveva spiegato. Ma dai vertici del Carroccio la questione è stata subito bocciata: il neo segretario ha stoppato la proposta, affermando come «per il momento» non costituisce per il Carroccio una priorità. «Non vedo spazi di discussione», aveva spiegato. Aggiungendo poi, come, se, nel 2014, il partito avrebbe condotto «una battaglia per legalizzare qualcosa», sarebbe stata quella per «la prostituzione». «Non abbiamo alcuna intenzione di batterci per legalizzare le droghe, leggere o pesanti che siano. È un dibattito che vedo bene in bocca a Matteo Renzi», aveva concluso Matteo Salvini.

 

MATTEO RENZI E LE POSIZIONI SULLA CANNABIS NEL PD – In realtà, proprio Matteo Renzi, a sua volta, ha stoppato le posizioni aperturiste di Luigi Manconi, il senatore democratico che da tempo punta a modificare la normativa restrittiva presente nel nostro Paese. Già in passato, con un’intervista a Repubblica, aveva denunciato come «la cannabis resti in Italia un tabù culturale, non solo d’origine cattolica, introiettato da una vasta sezione della classe politica che ne ostacola persino il suo importante uso terapeutico». Subito dopo le dichiarazioni del leghista Fava, Manconi aveva  presentato un disegno di legge «in materia di coltivazione e cessione della cannabis e dei suoi derivati», spiegando come, «dopo trent’anni di fallimenti della politica proibizionista in tutto il mondo che ha portato soltanto all’ampliamento del mercato e del numero di consumatori, carcerizzazione di massa e sofferenze sociali», si fosse avviata una riflessione anche nel nostro Paese. «Persino in Italia cominciano a manifestarsi i primi timidi segnali di un ravvedimento», aveva chiarito. Ma il neosegretario del Pd ha spento subito l’entusiasmo di Manconi e dei sostenitori della liberalizzazione della marijuana. «Mi pare schizofrenico un Paese in cui si passa dal proibizionismo più totale alla liberalizzazione delle droghe leggere. Iniziamo a cambiare la Fini- Giovanardi che è una leggiaccia, rimettiamo la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti e mettiamo in prova chi è stato arrestato per detenzione di droghe leggere», ha spiegato. Aprendo di fatto a modificare la normativa attualmente in vigore, ma senza spingersi fino alla legalizzazione. Ancora in silenzio, invece, l’area cattolica del Partito democratico.  A sinistra, è stato invece Nichi Vendola per Sel ad appoggiare le proposte di legalizzare la cannabis: «La legge Fini-Giovanardi è sbagliata, feroce, inefficace. Proibizionismo è manna dal cielo per trafficanti. È ora di legalizzare la cannabis», ha spiegato. Sel aveva già annunciato, attraverso i deputati Daniele Farina e Giovanni Paglia, la volontà di presentare una proposta di legge in materia, sottolineando anche benefici per l’erario in caso di aperture sulla “marijuana di Stato”: «Si avrebbe un introito di sole accise per l’erario di almeno quattro miliardi all’anno», avevano spiegato.

legge elettorale a che punto siamo

FORZA ITALIA E IL NO DI MAURIZIO GASPARRI – Contrario resta Maurizio Gasparri di Forza Italia: il vice-presidente del Senato ha spiegato di essere «sconcertato» di fronte alle iniziative legislative per la liberalizzazione della cannabis. «Antiche questioni che l’evidenza scientifica e il buon senso avrebbero dovuto chiudere ma che invece tornano contro ogni logica. È ridicolo chi ancora pensa ad una distinzione tra droghe leggere e pesanti», ha aggiunto, convinto che, in caso di legalizzazione, aumenterebbe il rischio di uso di stupefacenti.

maurizio gasparri indagato
Maurizio Gasparri contrario alla legalizzazione della marijuana

Anche dal Nuovo Centrodestra sono arrivate bocciature: «Case chiuse, droghe aperte…ma dove stiamo andando?», ha commentato il consigliere lombardo del Ncd, Stefano Carugo, presidente della commissione Affari Istituzionali in Regione. E anche Riccardo De Corato di Fratelli d’Italia, sempre dal Consiglio lombardo, ha confermato la sua contrarietà a modificare la normativa. Convinto, anzi, che ci sia spazio per inasprire ancora di più quanto previsto dalla Fini-Giovanardi. Il motivo? «Ancora troppi giovani muoiono di overdose». ha spiegato. Su Libero, infine, ha spiegato le sue aperture Filippo Facci. Il giornalista ha spiegato di essere contrario alla marijuana, ma di ritenere condivisibile l’idea della legalizzazione:

«La vera scommessa infatti è questa: verificare se la legalizzazione possa far calare i consumi eliminando l’aura del proibito – come accadde a suo tempo per l’alcol, ovviamente dopo una prima fase di euforia – o se invece le cose peggiorerebbero e basta. Oddio, difficile che peggiorino, visto che oggi farsiuna cannaè la cosa più semplice e comune del mondo e la proibizione non fa che regalare status a un consuetudine tutto sommato banale. C’è chi giura che a una legalizzazione ci arriveremo tutti, anche perché porterebbe soldi all’erario: maèfrustrante che l’Europa – figurarsi l’Italia – debba andare a rimorchio di esperimenti e cambiamenti che al solito vengono anticipati oltreoceano, diversamente da come accadeva in passato»

Per Facci «uno Stato moderno dovrebbe rendere eticamente accettabile tutto ciò che sia legale: ha poco senso legalizzare qualcosa e contemporaneamente disincentivarne l’uso o condannarlo moralmente». Ma, in Italia e in altre nazioni cattoliche, ha spiegato, si è preferito «scegliere di proibire e contemporaneamente tollerare che le leggi vengano evase». In pratica, il consumo della cannabis viene proibito, ma nella pratica questi divieti non hanno effetto. Senza contare come «in tutto questo si arricchiscono le organizzazioni criminali e si alimenta un infinito indotto illegale». Per Facci una questione considerata assurda: «E non stupisce che oltreoceano se ne siano accorti da un pezzo», ha concluso.