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«Il Vaticano è un paradiso per gay»

Un ex componente della Guardia svizzera pontificia, l’esercito che vigila sul Papa, ha confessato di aver ricevuto una ventina di proposte a sfondo sessuali dai religiosi che vivono in Vaticano, dalle alte gerarchi ecclesiastiche ai preti con ruoli di secondo piano. Una situazione che porta l’ex Guardia svizzera a dire come la Santa Sede sia un vero e proprio paradiso per gay.

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CONFESSIONE AD UN GIORNALE – Il quotidiano Schweiz am Sonntag ha pubblicato un’intervista ad un ex guardia svizzera, che ha svolto per alcuni mesi servizio presso l’esercito che garantisce la sicurezza del Papa. L’ex soldato, ora uscito dal corpo fondato a metà del ‘500 e composto solo da cittadini elvetici di religione cattolica, ha confessato di aver ricevuto una ventina di avances sessuali da alti prelati così come da semplici religiosi, che l’hanno portato a definire il Vaticano un vero e proprio paradiso per gay. Gli episodi raccontati dall’ex guarda svizzera, che ha preferito rimanere anonimo – è citata solo una lettera iniziale del suo nome, G., – sono numerosi e boccaceschi. Il primo riguarda una telefonata nella notte, nella quale un componente delle alte gerarchie ecclesiastiche ha rivolto esplicite richieste sessuali. L’invito, ripetuto più volte, a salire in camera nel pieno delle notte è stato rifiutato, così come le altre numerose proposte sono state respinte al mittente.  Rifiuti che secondo G. sarebbe costati anche un avanzamento di carriera, una tesi che lascia immaginare come il modo migliore per essere promossi all’interno della Guardia Svizzera sia ingraziarsi, in vari modi, i vertici delle gerarchie ecclesiastiche.

SEI IL MIO DESSERT – Le offerte di incontri sessuali raccontate dall’ex guardia svizzera, sempre che siano vere visto l’anonimato e la mancanza di riscontri fattuali provati, sono piuttosto suggestive. In un caso un vescovo avrebbe lasciato nella postazione all’ingresso di Porta Sant’Anna una bottiglia di whisky, con un biglietto da visita del porporato. Un altro religioso con un ruolo di spicco nelle gerarchie ecclesiastiche lo avrebbe invitato a cena in un ristorante. Dopo che erano stati portati a tavola la bistecca di carne con condimento di spinaci, avrebbe detto alla guardia svizzera che lui sarebbe stato il dolce della serata. G. racconta di essersi subito alzato dal tavolo, andandosene immediatamente dopo l’avance così esplicita, senza neppure toccare il cibo portato dai camerieri.  Un collaboratore della Segreteria di Stato, il ministero degli Esteri del Vaticano, l’avrebbe ripetutamente palpato.

SESSO CONTRO LAVORO – G. racconta altri episodi che corroborano la sua affermazione della Santa Sede come un paradiso per omosessuali. Dopo che si era concluso il suo periodo di servizio presso la Guardia Svizzera, il giovane elvetico ha chiesto consigli su come trovare un’occupazione, ed un prete gli ha detto di rivolgersi ad un vescovo suggerendogli di fare prima una doccia. Un’esplicita allusione al fatto che se avesse avuto un incontro sessuale con l’alto religioso, il porporato si sarebbe premurato di trovargli un’occupazione. In Vaticano, rimarca G., sarebbe abituale l’utilizzo del corpo maschile per fare percorsi di progresso nella propria carriera. Lo svizzero sottolinea di non averlo mai fatto, ma di non sapere quale sia il comportamento dei suoi commilitoni. Nell’intervista a Schweiz am Sonntag viene però evidenziato come anche i vertici dell’esercito papale preferiscano non intervenire in questi casi.

LOBBY GAY – L’ex guardia svizzera sottolinea infatti di aver raccontato le avances subite dai religiosi ai suoi ufficiali, ma di non aver ricevuto alcun tipo di supporto. Al contrario, i comandanti dell’esercito vaticano gli avrebbero detto di non rivelare nulla di quanto successo, perché G. non avrebbe compreso quanto riferitogli dai vescovi o dai cardinali. L’ufficio stampa della Guardia Svizzera ha risposto alle affermazioni del suo ex soldato, rimarcando come per l’esercito papale la cosiddetta lobby gay descritta dall’intervista non rappresenti un problema reale. La Guardia Svizzera ha rimarcato come i giovani elvetici che prestano servizio siano caratterizzati da forte dedizione al lavoro e dalla condivisione dei valori cattolici. Schweiz am Sonntag ha invece rimarcato nel pezzo come le rilevazioni raccontate in forma anonima traccino un quadro che molti osservatori ritengono credibile. Allo stesso tempo vengono sollevati dubbi sui pontificati precedenti a quelli di Francesco, dove avvenivano simili comportamenti senza interventi da parte dei capi della Chiesa cattolica.