Nucleare, la beffa del quorum

09/06/2011 - A pochissimi giorni dal voto è caos sul referendum sull’energia atomica Il 12 e 13 giugno la vera partita si gioca sul quorum, la soglia minima di partecipazione che bisogna raggiungere per far sì che i referendum passino. L’articolo 75

     
 

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A pochissimi giorni dal voto è caos sul referendum sull’energia atomica

Il 12 e 13 giugno la vera partita si gioca sul quorum, la soglia minima di partecipazione che bisogna raggiungere per far sì che i referendum passino. L’articolo 75 della Carta Costituzionale fissa nel 50% +1 dell’elettorato il quorum per la validità del referendum abrogativo. Se fino a metà degli anni novanta lo scontro si giocava tra il sì e il no, da una decina d’anni a questa parte il referendum è combattuto tra il fronte del sì e quello astensionista. La determinazione del corpo elettorale è però incerta, a causa del pasticcio creato dal governo per non far votare la popolazione sull’energia nucleare.

TENTATA MORATORIA – A fine marzo il mondo è sconvolto da Fukushima. Il sisma in Giappone ha emozionato tutti, ma l’intero pianeta è terrorizzato da quanto accade nel quarto reattore della centrale nipponica. La fuoriuscita di materiale radioattivo fa riemergere lo spettro di Chernobyl, la catastrofe nucleare che aveva spinto il nostro Paese a uscire dallo sfruttamento della fissione dell’atomo. In Germania i Verdi hanno appena conquistato il Baden-Württemberg, storica roccaforte della destra tedesca, sfruttando proprio l’onda emotiva di Fukushima. Il governo Berlusconi allora decide di far fallire i quattro quesiti referendari, non solo spostandoli in una data successiva alle amministrative, ma ponendo una moratoria sulla legge pro atomo sottoposta al voto.

La moratoria di un anno è stata decisa dal Governo nel Consiglio dei ministri del 23 marzo 2011 e formalizzata nel decreto legge n.34/2011 “tenuto conto che occorre approfondire le valutazioni sul ritorno al nucleare e che la Comunità europea intende sottoporre a scrupolose verifiche le centrali nucleari in funzione”.La moratoria riguarda la realizzazione di impianti nucleari e non lo smaltimento in sicurezza delle scorie radioattive esistenti, che andranno immagazzinate in un deposito nazionale. Per effetto immediato della moratoria, il Ministero dello Sviluppo Economico e il Ministero dell’Ambiente non procederanno all’adozione degli atti necessari alla realizzazione degli impianti nucleari, a cominciare dalla predisposizione del documento programmatico sulla strategia nucleare. Così come disposto dall’Unione europea, restano confermati il deposito nazionale per lo stoccaggio e il ruolo dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare, quale organo competente per lo studio e la programmazione delle politiche riguardanti la sicurezza nucleare. “Il Governo oggi ha fatto una scelta responsabile e nell’interesse dei cittadini. L’Italia – ha affermato il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani – si muove dunque in piena sintonia con gli altri Paesi dell’Ue che, dopo il dramma di Fukushima, stanno definendo nuovi e più condivisi criteri di sicurezza riguardanti l’energia nucleare.

MORATORIA BOCCIATA, QUESITO CAMBIATO – La decisione del governo è stata però contestata con successo nei massimi tribunali del nostro ordinamento. Prima la Cassazione, e poi la Corte Costituzionale, hanno permesso lo svolgimento del referendum, imponendo però una modifica al testo del quesito sul quale gli italiani si dovranno esprimere.

La Corte di Cassazione ha accolto l’istanza presentata dell’Idv che chiedeva di trasferire il quesito sulle nuove norme votate nel decreto legge Omnibus. La richiesta di abrogazione rimane quindi la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà alle nuove norme e dovrà essere modificato il quesito. La Suprema Corte ha stabilito a maggioranza quindi che le modifiche apportate dal governo alle norme sull’energia nucleare non precludono lo svolgimento del referendum.

Sui dubbi sul nuovo quesito ha risposto la Corte Costituzionale, affermando che nonostante le modifiche apportate dalla Cassazione il referendum si potrà svolgere.

Il nuovo quesito referendario sul nucleare, cosi’ come riformulato dalla Cassazione, e’ “connotato da una matrice razionalmente unitaria e possiede i necessari requisiti di chiarezza, omogeneita’ ed univocita”. Lo scrive la Corte Costituzionale nella sentenza numero 174 con cui oggi ha dichiarato ammissibile il referendum sul nucleare del 12 e 13 giugno. Secondo la Consulta il quesito “mira a realizzare un effetto di mera ablazione della nuova disciplina, in vista del chiaro ed univoco risultato normativo di non consentire l’inclusione dell’energia nucleare fra le forme di produzione energetica”. In contrasto con tale intento dei promotori del referendum, le norme del Dl Omnibus di cui si chiede l’abrogazione, proseguono i giudici, sono “strumentali a consentire, sia pure all’esito di ‘ulteriori evidenze scientifiche’ sui profili relativi alla sicurezza nucleare e tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore, di adottare una strategia energetica nazionale che non escluda espressamente l’utilizzazione dell’energia nucleare”. Questo, secondo la Consulta, “in contraddizione con l’intento perseguito dall’originaria richiesta referendaria”. Il referendum va quindi ammesso, anche perche’ il quesito, scrive la Corte, “nella formulazione risultante dal trasferimento operato dall’Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, rispetta i limiti espressamente indicati dall’art. 75 della Costituzione o comunque desumibili dall’ordinamento costituzionale”. La Corte Costituzionale ribadisce quindi il giudizio di ammissibilita’ del referendum dal momento che “l’attuale quesito ‘non viola i limiti stabiliti dall’art. 75, secondo comma, Costituzione e quelli desumibili dall’interpretazione logico-sistematica della Costituzione’, poiche’ le disposizioni legislative delle quali si chiede l’abrogazione, ‘non rientrano fra quelle per le quali detta norma esclude il ricorso all’istituto referendario. In particolare, essa non si pone in contrasto con obblighi internazionali e, segnatamente, con il Trattato istitutivo della Comunita’ europea dell’energia atomica (Euratom), firmato a Roma il 25 marzo 1957′

NUOVO QUORUM ? – Come già notato dopo la sentenza della Cassazione, la situazione per il terzo quesito, quello sull’energia nucleare, si fa complicata. Il quorum si calcola sul corpo elettorale residente in Italia, sommandolo agli italiani che invece votano nel collegio estero. 47.357.878 sono gli italiani iscritti nei registri elettorali nazionali che hanno diritto di voto al prossimo referendum, ai quali vanno sommati altri 3.236.990 elettori. Lo stesso sito del ministero dell’Interno chiarisce però come il numero degli italiani che votano all’estero è solo indicativo. Il dato è suscettibile di variazione in relazione all’eventuale ammissione al voto disposta dalle autorità consolari competenti Questa considerazione vale però per i tre referendum che si svolgeranno sull’acqua e sulla giustizia, perché per il nucleare nessun italiano che vota all’estero si esprimerà sul quesito fissato dalla sentenza della Cassazione e confermato dalla Corte Costituzionale.

Sono in corso di stampa e distribuzione in tutto il Paese, al fine di garantire il regolare svolgimento delle operazioni, le schede di colore grigio con la nuova formulazione del quesito sul nucleare, cosi’ come disposta dall’ordinanza 1 giugno 2011, depositata il 3 giugno dell’ufficio centrale per il Referendum presso la Cassazione. Le nuove schede pero’ non saranno nuovamente inviate agli italiani residenti all’estero, dal momento che il voto poteva validamente essere espresso entro il 2 giugno. E’ il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, a chiarirlo a nome del ministero dell’Interno, nel corso del question time alla Camera. “Attesa la tempistica prevista dalle disposizione vigenti per il voto per corrispondenza – spiega infatti Vito – il ministero dell’Interno comunica che risulta pertanto impossibile procedere a una nuova stampa e distribuzione, per gli elettori residenti all’estero, delle schede con il nuovo quesito sull’energia nucleare”. Vito, rappresentando la posizione espressa dal ministero dell’Interno, ricorda che per gli elettori italiani residenti all’estero, secondo quanto previsto dall’articolo 12 comma 3 della legge 459 del 2001, recante norma per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero, sono stati inviati dai consolati italiani, entro il 25 maggio scorso, i plichi elettorali con le quattro schede referendarie, ivi compresa quella grigia nella vecchia formulazione del quesito”. Problema e’ che “tali elettori, secondo il comma 6 del suddetto articolo 12, potevano esprimere il proprio voto e rispedire il plico con le schede votate al consolato competente entro il 2 giugno scorso”. E, in ogni caso, “solo le schede che perverranno ai consolati entro le 16, ora locale, del prossimo 9 giugno, ai sensi del comma 7 del predetto articolo 12, potranno essere inviate in Italia dai consolati medesimi, per il successivo scrutinio da effettuarsi a partire dalle 15 del prossimo 13 giugno, contestualmente allo spoglio dei voti espressi nel territorio nazionale”

I nostri connazionali che hanno già votato vanno dunque conteggiati o tolti dal calcolo del quorum?

ITALIANI ALL’ESTERO SENZA VOTO – Il quorum di ogni referendum si calcola in base a quanti elettori si sono recati alle urne ritirando la scheda. Il problema del nuovo quorum da calcolare eventualmente riguarda solo il terzo quesito, quello sull’energia nucleare. Il problema è emerso da alcuni giorni, e in Parlamento il ministro Elio Vito si è espresso così.

Quanto ai voti gia’ espressi, prosegue Vito, e’ sempre il ministero dell’Interno a osservare che “ogni decisione resta riservata agli uffici competenti per legge”. In particolare, mentre i voti espressi in Italia, “sono sommati, sulla base dei verbali trasmessi dai presidenti di seggio, dagli uffici provinciali per il referendum presso i tribunali, per il voto postale all’estero le funzioni in questione sono esercitate dall’ufficio centrale per la circoscrizione Estero presso la Corte d’Appello di Roma”.

Una soluzione certa al momento non c’è. Da una parte c’è il problema di come sommare il voto su due quesiti diversi, dall’altra se sia possibile privare il diritto di voto a chi l’abbia già fatto, cancellando i risultati del “vecchio” referendum sul quale solo chi è residente all’estero si è espresso. Sul web, come racconta questo articolo del Fatto, chi ha già votato si è scagliato con rabbia contro il governo per il possibile danno subito. L’opposizione si è subito mobilitata, con una dichiarazione congiunta contro l’esecutivo. Una nota congiunta siglata dagli esponenti di Pd, Psi, Fli, Udc, Idv e Sel, chiede che ”il Governo, dopo aver tentato inutilmente di impedire il pronunciamento di tutti gli italiani sul nucleare, ora faccia di tutto per tutelare l’uguaglianza dei cittadini e garantire il voto degli cittadini all’estero al referendum del 12 e 13 giugno prossimi”. Se il loro voto non sara’ considerato valido, spiegano i rappresentanti dei partiti di opposizione, ci sara’ ”da una parte una discriminazione tra italiani in Italia e italiani all’estero e dall’altra il mancato raggiungimento del quorum”.”Sono Governo e maggioranza – sottolineano – ad aver creato questo problema: dunque ora chiediamo che si facciano carico di risolverlo, garantendo il voto ai connazionali all’estero o, se davvero non ci sono i tempi, considerare valido per l’estero il vecchio quesito o, nel peggiore dei casi, non considerare il voto all’estero ai fini del conteggio del quorum”.

BEFFA PER IL GOVERNO ? – Il mancato conteggio degli italiani all’estero rappresenterebbe però una buona notizia per il fronte referendario. Dagli stimati 25.297.434 elettori il quorum si abbasserebbe a 23.678.939, più di un milione e mezzo di votanti, quanto raccoglie un partito come l’Udc alle politiche. In questo senso si è mossa l’Italia dei Valori, che ha presentato oggi un’istanza presso la Corte di Cassazione che chiede di non includere nel quorum gli elettori residenti all’estero che si sono espressi su un quesito diverso.

L’iniziativa, già preparata dai legali dei promotori dei referendum di cui Italia dei Valori è parte attiva, si articola in tre richieste, una subordinata all’altra. Della prima si è detto: certificare di propria iniziativa l’esistenza di un quorum di validità più basso per la validità della consultazione sul nucleare. In subordine, qualora l’ufficio per il referendum della Cassazione non si ritenesse titolare di questo potere, la richiesta dell’istanza alla Suprema Corte è di non procedere alla proclamazione del risultato del referendum e della sua validità/invalidità sulla base della semplice e decretarne la sospensione. Sollevando al contempo una questione di legittimità davanti alla Corte Costituzionale della legge sui referendum nella parte in cui non prevede, appunto, il potere per la Cassazione di calcolare autonomamente il quorum di validità nei casi particolari in cui non a tutto il corpo elettorale avente diritto venga consentito di esercitare il voto, come accadrà quest’anno sul nucleare per i residenti all’estero. Terza e ultima subordinata della istanza preparata da Di Pietro, è il preannuncio nella qualità di promotori del referendum sul nucleare di un proprio ricorso sempre davanti alla Consulta per conflitto di attribuzione con il Governo. Accusato di “abuso di potere” nei confronti del corpo elettorale, “avendo agito in modo da rendere impossibile ad una sua parte di esercitare il diritto di voto” nel referendum sul nucleare, mettendone conseguentemente a rischio la validità.

Modalità e tempistica del deposito dell’istanza alla Cassazione, sono state congeniate dai legali di Italia dei valori e dei referendari in modo tale che ogni ragione di contestazione venga a cadere e risulti preclusa, qualora invece il risultato finale dell’affluenza alle urne sul quesito sul nucleare sia tale da aver consentito comunque il superamento del quorum complessivo, nonostante l’impossibilità di voto per i residenti all’estero che è stata ufficialmente confermata oggi dal Governo al Parlamento, nel corso del question time alla Camera per bocca del ministro Elio Vito.

SOLUZIONE ALL’ITALIANA? – La decisione sul quorum degli italiani residenti all’estero spetta prima allo scrutinio della Corte d’Appello di Roma, che poi inoltrerà le schede all’Ufficio centrale per i referendum della Cassazione, che deciderà la questione. Gli italiani all’estero sono già stati decisivi nel 1999, quando il referendum fallì per poche decine di migliaia di elettori.

I promotori del referendum ricordano del resto che già nel passato il voto all’estero è stato usato per far mancare il quorum. Il 18 aprile 1999, giorno del voto sull’abolizione della quota proporzionale del “Mattarellum”, il referendum non venne deciso dagli oltre 21 milioni di italiani che si recarono alle urne (e il 91,5% si dichiarò per il sì), ma dai 150 mila voti mancanti al raggiungimento del quorum. Dei 2.351.306 residenti all’estero, soltanto 13 mila ricevettero effettivamente il certificato elettorale. Oggi gli italiani con residenza all’estero sono più numerosi rispetto al 1999. Si tratta di 3 milioni 200 mila persone, concentrate soprattutto in Europa (circa 2 milioni) e nelle Americhe (più di un milione). I Paesi che guidano le classifiche sulla presenza italiana sono la Germania e la Svizzera, per quanto riguarda l’Europa, l’Argentina (più di 400 mila persone) e gli Stati Uniti (187 mila), per quanto riguarda le aree extra-europee.

E’ dunque possibile, anzi probabile, che il caso verrà deciso dallo stesso andamento del referendum, visto che i precedenti in materia non esistono. Se ci sarà un possibile raggiungimento del quorum, oggettivamente molto difficile visto che sono già partiti gli appelli all’astensione dal fronte governativo, tutto sarà messo in discussione e una lunga battaglia nei tribunali non è improbabile. Se invece il quorum sarà molto lontano, anche la privazione, o svuotamento, di un diritto fondamentale come quello del voto cadrà nel dimenticatoio.

     
 

6 Commenti

  1. jena scrive:

    Ladri !
    Anche nel rubare schede Elettorali ! L’astuzia del famoso ricorso fatto presentare all’Avvocatura dello Stato alla Corte Costituzionale,aveva un vero obiettivo : far perdere tempo ! Ciò allo scopo di non conteggiare ( abbassando così il Quorum ) più di Due milioni di voti provenienti dall’Estero ! Molto astuta la cosa e molto ingegnosa nel dirottare il pensiero dell’opinione pubblica sul ( DL OMNIBUS ), ma trovo molto scadente ” a questo punto ” il valore che posso misurare all’Avvocatura dello Stato che vergognosamente s’è prestata a quest’intrigo di potere ! Roba da Massoneria.

  2. SE. scrive:

    CE LA FAREMO LO STESSO ANCHE CON GLI IMBROGLI ELETTORALI!GLI ITALIANI NON SONO PERSONE STUPIDE ANDRANNO A VOTARE IN MASSA SONO STANCHI ,ORA BASTA!

  3. MORANDO SERGIO Crocefieschi Genova malpotremo Lesegno Italia Argentina scrive:

    VERO ieri come oggi e per il futuro il NUCLEARE è uguale a MORTE certa! SEMPRE !
    Votare si per dire no..solo questo crea un poco di confusione ma tanti sanno come votare non siamo più in lavaggi di cervello e calciodipendenti…

  4. Luca scrive:

    Ormai la gente si è svegliata e ha capito chi ci governa, destra o sinistra poco conta qua ne và della nostra vita e soprattutto della vita delle generazioni future. Spero proprio che questo referendum sarà uno schiaffo a tutta la classe politica facendogli capire che la gente vuole risposte non più giochi di palazzo! Andiamo tutti a votare gente!

  5. Fabrizio scrive:

    scustae , ma qui c’é scritto che le schede devono pervenire entro il 9 , non che bsogna votare entro il 2 giugno ….
    chi dice giusto ??
    http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Approf_PostingDettaglio/2011/05/20110504_Referendum2011.htm

  6. Jena scrive:

    Amici, ci stanno TURLUPINANDO ancora una volta !
    L’appello è di recarsi tutti alle Urne ! C’è stato un’imbroglio sui numeri del Quorum ! L’annuncio fatto da quell’imbroglione di Roberto Maroni, braccio armato di questo esecutivo che ci governa, parlava di 25.332.487 elettori per superare il Referendum ! Gioco sporco della squadra di governo, non addizionava infatti che con i votanti all’estero il numero era ben Maggiore ! Il quorum vero, da superare é del 53,2 % per questo occorre andare subito a votare anche gli scettici e gli ottimisti che preferiscono soprassedere a questo importante appuntamento!

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