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Perché il referendum sull’euro è una boiata pazzesca

Il 3 gennaio di questo 2014 il MoVimento 5 Stelle, attraverso il blog del suo fondatore, ha diffuso un manifesto di sette punti per le Elezioni Europee che si terranno a maggio. Primo punto di questo elenco è un non meglio precisato “referendum per la permanenza nell’euro” che, riprendendo varie dichiarazioni sul tema dello stesso Beppe Grillo, non fa nulla per esplicitare quella proposta in maniera più chiara, rimanendo invece estremamente debole sia sotto il profilo formale che quello sostanziale.

REFERENDUM EURO BEPPE GRILLO

IL REFERENDUM SULL’EURO DEL MOVIMENTO 5 STELLE – La debolezza formale è dovuta all’art.75 della Costituzione che non ammette referendum per l’abrogazione di leggi di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. Esattamente la fattispecie sotto la quale ricade la legislazione che ha introdotto l’euro come valuta legale in Italia: più precisamente l’art.108 del trattato istitutivo della Comunità europea, attuato con la legge 17 dicembre 1997, n.433 e col Decreto legislativo (DLG) n. 213 del 24 giugno 1998. In sostanza a meno di cambiare la Costituzione, ipotesi completamente irrealistica stante i tempi che necessiterebbero e la maggioranza necessaria che il M5S attualmente non ha in Parlamento, un quesito referendario di tale genere verrebbe rigettato immediatamente dalla Corte Costituzionale.

L’IMPOSSIBILITA’ POLITICA – Questa impossibilità formale si aggiunge alla opportunità politica. Che significato hanno le parole “Il MoVimento 5 Stelle entrerà in Europa per cambiarla”? Per cambiarla come se non si ha una idea chiara su un punto così essenziale? Se il M5S ha una posizione critica sulla permanenza dell’Italia nell’Euro elabori una sua proposta e si assuma la responsabilità politica di sottoporla al giudizio dell’elettorato. Nessuno degli altri 6 punti è infatti sottoposto ad alcun referendum. Sembra in sostanza una posizione interlocutoria un po’ furbetta, senza una reale volontà politica di modificare alcunché, per poi vedere come finirà e nel caso dire “ehi! Io l’avevo detto!”.

referendum euro

 

LA FUGA DI CAPITALI – Il peggio sarebbe poi se, per qualche impossibile scherzo del destino, davvero un referendum di tal tipo si tenesse. Pensate, mesi di campagna elettorale sul tema a mercati aperti permettendo agli operatori di accumulare posizione speculative con tutta calma e col rischio di irragionevoli ondate di panico fra i piccoli risparmiatori. Non ci preoccupa tanto la fuga dei grandi capitali, quelli si sanno tutelare da soli e si sono già tutelati da tempo (ricordate la fuga di capitali sotto il Governo Monti ad esempio? Un esodo pari a circa il 15% del PIL ).

IL PICCOLO RISPARMIATORE – Preoccupa invece i rischi che correrebbe il piccolo risparmiatore che, influenzato dalle discussioni di questa ipotetica campagna referendaria (i cui toni già ci immaginiamo, fra i chili di lire per comprare il giornale e le sparatorie nei garage) cercherebbe in ogni modo di mettere al sicuro all’estero i pochi soldi a disposizione con un’alta probabilità di finire “spennato” fra commissioni, spese e quant’altro da chi promette un asilo sicuro (che sicuro non sarebbe nemmeno, già l’economista DeGrauwe ha ipotizzato che in caso di uscita limitazioni penalizzanti sarebbero applicate ai depositi dei non residenti da parte dei governi degli altri Stati europei, in particolare la Germania).

referendum su euro beppe grillo

IL COLPO AL SISTEMA BANCARIO – Questo poi al netto di tutte le problematiche sul sistema bancario italiano che sarebbe durante quel periodo ancora formalmente nell’Eurozona e quindi “succube” delle scelte della BCE e con Bankitalia senza gli strumenti di intervenire autonomamente a sopperire a situazioni di difficoltà. Sarà un caso ma qualunque studio un minimo serio sulle modalità di uscita dall’Eurozona di un paese, basandosi sulle precedente esperienze storiche, prevede una conversione fatta nel maggior segreto possibile durante un weekend, o meglio un “bank holiday”, cioè un periodo di chiusura di qualche giorno delle banche e con controlli sui movimenti dei capitali. Se ci pensate è la stessa tecnica usata durante l’haircut ai depositi dei poveri ciprioti, quelli i cui risparmi erano protetti dall’euro. Ma questo è un altro discorso su cui magari torneremo.

LA SINTESI – In sintesi la proposta di un referendum sulla permanenza dell’Italia nell’euro non è solo inutile: è dannosa, perché non fa che aumentare la confusione su un tema che è sempre più dibattuto e che invece necessiterebbe di una informazione correttamente motivata, a prescindere da come la si pensi.

(Vignetta Grillo e lire da qui)