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La lettera del cane Gunther a Marco Travaglio

Antefatto: nei giorni scorsi è nata una polemica tra l’Unità e il Fatto dopo che il quotidiano di Padellaro ha rivelato che nella composizione azionaria della proprietà del giornale che fu di Gramsci c’era Maria Claudia Ioannucci, ex senatore di Forza Italia. Travaglio aveva anche ricordato un’altra imbarazzante presenza nel capitale del giornale, quella della Gunther Reform Holding, società creata da Maurizio Mian per gestire l’eredità della madre, 200 milioni lasciati al loro cane Gunther e scudati dieci anni fa per essere investiti, fra l’altro, nel 37% del quotidiano fondato da Gramsci. Oggi Gunther scrive a Marco Travaglio:

Gentile Marco Travaglio, nel ringraziarla per l’attenzione mostrata nei nostri confronti vorremmo puntualizzare alcuni particolari riguardo la sua acuta disamina sulla situazione creatasi nell’azionariato del giornale l’Unità. La Gunther Reform Holding è nella proprietà del giornale l’Unità da dieci anni, e come lei ben sa grazie anche al cane Gunther e ai suoi soldi scudati, i giornalisti de l’Unità hanno continuato a percepire i loro stipendi. Sbaglio, o lei ne sa qualcosa in prima persona? Non lavorava anche lei da quelle parti? Il cane Gunther ci tiene ad informarla che non ha abbaiato tre volte per festeggiare la presunta entrata della Ioannucci. La Gunther Reform Holding è per le grandi intese, per il coinvolgimento di tutti. Ben vengano nuovi interessati e nuovi capitali, anche scudati, per aiutare l’impresa giornalistica ad uscire dalla crisi. D’altra parte, l’editore non può pretendere alcunché dai giornalisti per non intaccare la loro libertà di scelta e di pensiero. E si ricordi infatti che quando il dottor Maurizio Mian si candidò alle elezioni nelle file del Partito Radicale, non chiese e non pretese mai che il giornale del quale era comproprietario, appoggiasse la sua campagna elettorale. Purtroppo, come avrebbe detto il grande Carmelo Bene, in questo caso lei ha fatto quello che il nostro amato ed educatissimo cane Gunther non farebbe mai: ha “pisciato fuori dal vaso”. Ha sbagliato la mira e il bersaglio. La Gunther Reform Holding infatti oggi non è Maurizio Mian, laureato, plurititolato dottore di Pisa, filantropo, pensatore e studioso dei comportamenti umani e degli stili di vita, e soprattutto non è una società di un immobiliarista palazzinaro, ma è un gruppo ben preciso di cinque persone che da tempo stanno testando sotto la guida di valenti scienziati di tutto il mondo, un rivoluzionario esperimento scientifico sulla ricerca della felicità individuale, fisica e psichica. Esperimento che, proprio per la sua valenza rivoluzionaria, fuori dagli schemi del comune senso di intendere i rapporti sociali, famigliari e umani, viene condotto in rete, attraverso simulazioni e “avatar”, ossia ciò che richiede oggi la ricerca più avanzata. Lei fu definito da Vittorio Sgarbi il fascino virile della sinistra. Ebbene, da uomo intelligente e affascinante qual è, ma sarebbe un disastro per la sinistra se lei diventasse il “suo bello”, la invitiamo a visitare quelli belli per davvero, i nostri volontari, e vivere per qualche tempo le nostre straordinarie esperienze. Noi adoperiamo uno strumento tecnologico, “l’edodisc”, per stabilire il livello di felicità latente in ogni persona; lei dovrebbe sottoporsi al test e se “edopositivo” entrare a far parte del gruppo della sperimentazione GR5 e condividere per un po’ con noi la nostra sede di Miami ed essere finalmente felice e appagato. In ogni caso “Charlotte” e “Kristine”, le due affascinanti rappresentanti di Gunther Reform Holding incaricate di seguire l’Unità e i nuovi progetti editoriali (a giorni acquisiremo anche una importante testata periodica), sono sempre a sua disposizione per un chiarimento. Siamo certi che conoscendo la sua inclinazione per la bellezza e per l’intelligenza, saprà apprezzare la nostra proposta. I GR5, Charlotte, Kristine, Gene, Barbie, Gunther

La risposta di Travaglio:

Dopo una prima lettura, appena ho finito di scompisciarmi, ho scrupolosamente verificato l’a utenticità della missiva, parendomi impossibile che fosse davvero opera di uno degli editori dell’Unità. Poi mi è giunta l’agghiacciante conferma: è tutto vero. Il che incrementa vieppiù la mia solidarietà verso i colleghi dell’Unità. Al filantropo laureato plurititolato dottore pensatore studioso ecc., non saprei che rispondere, se non che gli auguro i migliori successi nel suo studio dei comportamenti umani e degli stili di vita. Così come alle cinque persone che stanno testando, con grave sprezzo del pericolo, l’esperimento scientifico sulla felicità individuale, fisica e psichica, anche attraverso avatar. Mi riprometto quanto prima di sottopormi alla visita guidata nei laboratori di Miami e alla prova dell’Edodisc, che immagino appassionante, anche per via della presenza di Charlotte e Kristine. Una sola precisazione: ho collaborato quotidianamente con l’Unità – come ben sanno il cane Gunther e il suo padrone – fra il 2002 e il 2009 dietro compensi piuttosto modesti, che però pensavo provenissero dalle casse di una società, la Nie, che si giovava delle buone tirature del quotidiano nelle gestioni Colombo, Padellaro e anche De Gregorio. Tant’è che l’azionista di maggioranza Renato Soru, arrivato nel 2008, annunciò che avrebbe rinunciato – come personalmente avevo più volte chiesto dalle colonne della stessa Unità – ai finanziamenti pubblici. Invece Mian sostiene che faceva tutto lui con i 200 milioni rimpatriati da lui e dal cane Gunther 12 anni fa con lo scudo fiscale dal Liechtenstein e dalle Bahamas. Se l’avesse detto prima, avrei chiesto un aumento di stipendio o magari, in alternativa, me ne sarei andato prima.