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L’Europa svende i suoi gioielli. In saldo

Passaporto maltese: un milione e centocinquantamila euro. Un arcipelago in Grecia: otto milioni e mezzo di euro. Un castello da fiaba in Polonia, pochi spiccioli. Per tutti coloro che sognano una vita da nababbi nel Vecchio Continente e che hanno un conto in banca a più di sei zeri – scrive l’Independent – il 2014 potrebbe rivelarsi un anno davvero molto interessante.

Il ponte di Rialto a Venezia (LaPresse)
Il ponte di Rialto a Venezia (LaPresse)

«SVENDITA DI MERCE FALLATA» – Charlotte McDonald-Gibson, firma del quotidiano britannico, la definisce come una «svendita di merce fallata», e parla della «scelta forzata dei governi» che, messi alle strette dalla crisi economica, sono stati costretti a trovare metodi innovativi per «tappare i buchi» nei bilanci sempre più sottili, vendendo i beni di Stato. Il tutto non senza qualche accesa rimostranza da parte dei cittadini: lo scorso novembre, quando il governo di Malta approvò un provvedimento in grado di consentire a un cittadino extracomunitario di acquistare il passaporto maltese e, di conseguenza la cittadinanza europea, ci fu un clamore tale da costringere il governo a rivedere in parte i propri piani. E anche in Italia, la vendita dell’isola di Budelli a un magnate ambientalista della Nuova Zelanda non è stata digerita senza polemiche. Ma non si tratta solo di riuscire a placare l’opinione pubblica davanti alla politica dello «svendere i gioielli di famiglia»: il professor William Megginson, esperto in privatizzazione di beni pubblici, ha spiegato all’Independent come i governi decisi a vendere  parti del patrimonio pubblico si trovino spesso di fronte a tutta una serie di ostacoli che vanno da una semplice mancanza di interesse per i beni messi in vendita, a una intricata questione di diritti di proprietà, con la quale ogni potenziale acquirente deve fare i conti.

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L’ARCIPELAGO GRECO VENDUTO ALL’EMIRO DEL QATAR – Megginson, docente di Finanza all’Università dell’Oklahoma, conosce bene la situazione del nostro paese: avendo fatto parte del Comitato per le privatizzazioni del Consiglio dei Ministri parla a ragion veduta, facendo un interessante parallelismo anche con la Grecia, dove il governo di Atene ha messo a segno sì alcune vendite, sopratutto di isole, ma senza sapere con esattezza a chi appartenessero le terre vendute: «Non hanno un registro del catasto accurato, e questo vendere pezzi di suolo nazionale dà luogo a un vero problema politico». Megginson, in particolare, fa riferimento al mega acquisto dell’Emiro del Qatar, che nel maggio 2013 ha comprato sei isole nel Mar Ionio per otto milioni e mezzo di euro, intenzionato a costruire una residenza da sogno per trascorrere la vecchiaia con le sue tre mogli e i ventiquattro figli.

IL CASO BUDELLI – Le autorità italiane hanno cercato di riempire le casse dello stato seguendo la stessa strategia ma la questione si è rivelata meno semplice del previsto. A ottobre, l’imprenditore neozelandese Michael Harte ha acquistato per 2,9 milioni di euro l’isola di Budelli che, come è noto, fa parte della riserva naturale dell’arcipelago della Maddalena, a nord della Sardegna. Nonostante le rassicurazioni del nuovo proprietario, che si è impegnato a preservare lo status della famosa isola dalla spiaggia rosa, gli ambientalisti italiani hanno fatto sentire la propria voce, inoltrando petizioni al governo affinché esercitasse il diritto di prelazione per far tornare Budelli in possesso dello stato italiano.

IL GOVERNO E L’OPINIONE PUBBLICA – Gli stessi ostacoli, continua Megginson, potrebbero sorgere anche con decine di immobili storici che il nostro paese potrebbe mettere presto in vendita. Ma, d’altro canto, la politica dell’austerity ha avuto come conseguenza diretta quella di far arrivare meno fondi per la manutenzione dei siti di interesse storico e culturale che ora sono in parte abbandonati, andati in rovina o, come nel caso del Colosseo o del ponte di Rialto a Venezia, affidati alle grandi firme della moda per i necessari lavori di restauro. Ma non si parla soltanto dei grandi monumenti che hanno reso l’Italia famosa nel mondo: sono in tutto una cinquantina gli immobili messi all’asta per cercare di risollevare le finanze dello stato: tra questi c’è anche Castello Odescalchi di Bracciano, diventato famoso per essere stato il teatro del matrimonio di Tom Criuse e Katie Holmes e Villa Mirabellino, antica residenza cardinalizia nel cuore del parco di Monza. E se da una parte – conclude Megginson – le autorità sostengono che la vendita di questi monumenti è l’unico modo per salvarli dal declino, dall’altra l’opinione pubblica si oppone con veemenza, atterriti all’idea che pezzi di storia italiana finiscano nelle mani dei privati.

(Photocredit copertina: Luca Giudicatti/Wikipedia)