omicidio stradale
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Serve davvero il reato di omicidio stradale?

Nel pacchetto di norme che verrà presentato nei prossimi giorni in Consiglio dei ministri, la ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri vorrebbe inserire anche l’introduzione del reato di omicidio stradale. Ad annunciarlo è stata la stessa Guardasigilli, nella stessa giornata in cui si sono registrate le prime due vittime sulle strade italiane del 2014. Sono state due donne, una madre e una figlia, a perdere la vita nella notte di Capodanno sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, all’altezza di Montalto Uffugo (Cosenza). Un incidente mortale che ha riaperto il dibattito sui pericoli nelle strade della penisola. Entro gennaio, come ha annunciato la ministra, ci saranno regole e sanzioni più severe. Convinta che l’introduzione della nuova fattispecie di reato possa rappresentare un deterrente e frenare l’emergenza, considerati i numeri elevati di morti a causa di incidenti stradali.

incidente stradale - italia

REATO DI OMICIDIO STRADALE IN ARRIVO – Come spiega Repubblica, Cancellieri non è la prima a tentare di introdurre il reato di omicidio stradale. Già nell’estate del 2011 Roberto Maroni e Francesco Nitto Palma (rispettivamente ministri dell’Interno e della Giustizia), annunciarono l’intenzione di introdurre questo reato. E tante sono anche le associazioni di vittime della strada che hanno presentato proposte di legge. Proprio come quella di Omicidiostradale.it, in grado di raccogliere oltre 75mila adesioni. In pratica, la Guardasigilli intende modificare quanto previsto oggi per quanto concerne l’omicidio colposo. Ieri Cancellieri e il vice-presidente del Consiglio Angelino Alfano si sono riuniti per decidere le prossime mosse. L’intervento, secondo il quotidiano diretto da Ezio Mauro, non è semplice sul piano giuridico. Senza dimenticare come bisognerà valutare quali benefici comporti. Tutti auspicano però tempi celeri, compreso il segretario del Pd, Matteo Renzi: «Basta annunci! Se c’è volontà si faccia subito, senza perdere tempo », ha rilanciato ieri su twitter il neo segretario del Partito democratico. Tutto resta però ancora in un fase di studio: tra le idee in discussione quelle già proposte dal comune di Firenze, con l’introduzione dell’arresto in flagranza (ora non sono previste misure cautelari), l’aumento della pena da 3 a 10 anni fino a 8-18, oltre al cosiddetto “ergastolo della patente”. Chi ucciderà a causa di incidenti stradali dovuti all’effetto di alcol o droga dovrà dire per sempre addio alla licenza di guida.

CHI RESTA SCETTICO – Non tutti però sembrano entusiasti della proposta di introdurre il reato di omicidio stradale. Tra questi Alessandro Marchetti, presidente di Anaspol: «L’omicidio stradale è sicuramente una punizione esemplare per chi usa alcol e droga alla guida causando morti e lesioni, ma è purtroppo una azione repressiva che arriva solo dopo e non evita le stragi, anzi probabilmente farà aumentare anche i pirati, che dopo il danno fuggiranno per evitare la pena. Non credo nell’azione preventiva dell’inasprimento di questa pena, anche perché‚ uno in stato di ubriachezza raramente si rende conto di esserlo», ha spiegato Marchetti, funzionario della polizia locale di Roma Capitale. Per questo ha tentato di rilanciare con altre proposte: «Noi vogliamo che accanto all’istituzione dell’omicidio stradale il Governo intervenga anche nell’attività preventiva: esistono meccanismi e tecnologie, come il riflessometro, che rilevano l’insufficiente idoneità psicofisica alla guida e che impediscono, a chi risultasse negativo, alla stessa auto di partire e dunque di poter diventare uno strumento di morte. Occorre intervenire in questa direzione ed il Governo italiano deve farsi ispiratore anche a livello europeo per soluzioni come queste», ha spiegato. Non senza aggiungere come, a suo dire, «chiunque guidi un veicolo sia un potenziale assassino: per questo occorre impedire preventivamente che le macchine, nelle mani sbagliate, diventino armi ed evitare così tante, troppe, dolorose morti», ha concluso Marchetti.

I NUMERI DELL’EMERGENZA – Se non manca chi resta perplesso sulla reale potenzialità della misura che Cancellieri vorrebbe introdurre, tutti evidenziano invece come quella delle morti sulla strada sia ormai un’emergenza. Lo confermano i numeri e le statistiche, fornite da Occhioallastrada.it, che ha analizzato gli incidenti stradali negli ultimi dieci anni nel comune di Firenze e le loro cause: «Secondo le analisi, il 30% degli incidenti gravi è associabile all’alcool, il 40% dei decessi di pedoni è causato da motocicli e ciclomotori e oltre il 80% di morti e feriti sono pedoni e motociclisti. Gli incidenti mortali sono causati nell’87% dei casi da adulti con più di 25 anni. E l’80% di questi sono maschi», si legge. Si spiega anche a cosa servirebbe l’aumento della pena:

«Passare da una pena di 3-10 anni per aver ucciso una persona in un incidente quando si è sotto l’effetto di alcol e droga a 8-18 anni significa essere certi che non ci siano patteggiamenti e riti abbreviati che possano far evitare completamente il carcere».

L’obiettivo della Cancellieri sarebbe inoltre quello di garantire un processo rapido, per fornire giustizia alle vittime, anche dal punto di vista dei risarcimenti da ottenere. In questo senso, come spiega il Corriere della Sera, si studia la possibilità di ricorrere al rito direttissimo (quando la dinamica dei fatti sia stata accertata con ragionevole precisione) o a quello immediato, saltando così alcuni passaggi che tendono ad allungare la durata del processo stesso.