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Internidi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 12 dicembre 2008 alle 15:52 dallo stesso autore - torna alla home

A Napoli le cose sono cambiate davvero. Non sono più i tempi della miseria, della fame, della disperata amarezza che portava la gente a dire “Qui si mangia pane e veleno”. Adesso, A Napoli, si mangia solo il veleno.

pane e veleno A Napoli si mangia (ancora) pane e veleno

Sì, c’era una volta una Napoli che forse non c’è più. La Napoli di Miseria e Nobiltà, commedia di Eduardo Scarpetta, nella quale degli squattrinati popolani come Felice Sciosciammocca vivevano alla giornata, arrabattandosi a volte senza dignità nella miseria e nella fame, costretti a mangiare, in una famosa scena, pane e veleno.

Quella Napoli dicono che ora non c’è più, se non nelle pellicole sbiadite di vecchi film. Oggi a Napoli c’è altra gente, tanta brava e onesta. Qualcuno un po’meno. Gente che s’arrabatta in altri problemi: lo scandalo dei rifiuti che prima c’erano e poi spariscono d’incanto, i rapporti e le connivenze tra politica e camorra, quella camorra che prospera tra traffico di droga, contraffazione, scommesse clandestine, contrabbando, racket, furti, rapine, truffe, traffico d’armi e di persone, appalti e forniture. E migliaia di commercianti, bravi e onesti lavoratori intrappolati nelle estorsioni e strangolati dall’usura.

Ne ha parlato di recente in un suo rapporto Sos Impresa. In questo rapporto parla anche del pane di Napoli, ma non se ne trova quasi traccia nella stampa e nella tv nazionale. Perché ora a Napoli va tutto bene: i quotidiani e i telegiornali ce lo dicono tutti i giorni. E quindi del pane di Napoli nisciuno se ne importa, non importa a nessuno. Invece, un giornale inglese, il Guardian, ha deciso di parlarne. Sarà perché gli inglesi ci invidiano il sole e il mare, o forse perché a loro piace pensare alla Napoli di un tempo, quella stracciona di Miseria e nobiltà, quella dove si mangiava pane e veleno.

A Napoli e nei dintorni ci sono chioschi che vendono giorno e notte pane a volontà, fragrante e caldo. E’ bello girare per i quartieri e per i paesi del circondario, e mangiare questo buon pane. Ma, secondo un’ altra indagine fatta dall’assessore provinciale all’Agricoltura Francesco Borrelli, di quei chioschi e quelle panetterie circa 1.400 sono illegali, e la percentuale di pane abusivo consumata ogni giorno è pari a oltre 8.200 quintali, il 37% del totale.

Niente di male: a Napoli la gente è abituata ad arrangiarsi, tra Stato assente e politici distratti. E non importa se in queste panetterie clandestine, che hanno un giro d’affari di circa 600 milioni di euro all’anno, impiegano manodopera in nero. Per la precisione, migranti clandestini, disposti a tutto per un tozzo di pane. Niente di male, certo. In fondo, tutti dobbiamo mangiare, e se qualcuno s’arrangia un po’, che male c’è? E poi a Napoli c’è il sole, c’è il mare, il nuovo governo ha risolto tutti i problemi dei rifiuti e del resto, e o’ Governatore Bassolino continua a guidare senza macchia e senza paura la Regione. Va tutto bene: lo dicono i giornali, la tv. Tutti.

C’è solo un piccolo, trascurabile inconveniente: quel pane viene cotto bruciando vecchi mobili verniciati, gusci di noce impregnati di pesticidi, scarti di industrie chimiche, copertoni d’auto e perfino il legno delle bare riseumate. Roba in grado di avvelenare lentamente i clienti, un po’ come le discariche impregnate dai rifiuti tossici che hanno avvelenato giorno dopo giorno la città. La capitale delle panetterie illegali, scrive sempre il Guardian, è Afragola, dove ne sono in funzione un centinaio. Appena 17 sono quelle legali. E il giro delle panetterie clandestine è controllato – chi l’avrebbe detto? – dalla criminalità organizzata, dalla camorra. Ma come dicono tutti, ora a Napoli va tutto bene, non bisogna preoccuparsi: Infatti, nisciuno se ne importa.

Forse è per questo che ancora oggi è possibile, gironzolando per le vie di Napoli, nei Quartieri Spagnoli o dalle parti di Mergellina, incontrare gente come Felice Sciosciammocca e il suo amico Pasquale il fotografo. Che, ora come allora in quella vecchia commedia di Eduardo Scarpetta, cercano con amara rassegnazione un pezzo di pane, tra la vera Miseria e la falsa nobiltà. Perché ancora oggi, a Napoli, si continua a mangiare pane e veleno. Povera Napoli, povera Italia.

Buon tutto!

Napule ena carta sporca e nisciuno se ne importa e ognuno aspetta a’ ciorta

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