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Umberto Toia: il capo ultrà della Juve aggredito

Si chiama Umberto Toia, è un riconosciuto Ultrà della Juventus ed è stato sprangato a sangue nella notte tra il 23 e il 24 dicembre, per motivi ancora sconosciuti. L’episodio si è consumato a Grugliasco, paese in provincia di Torino, dove Umberto Toia gestisce un bar, il Black & White, insieme ad alcuni suoi amici. Gli aggressori si sono introdotti all’interno del cortile del bar, che funge anche da base operativa per una fazione degli ultrà, hanno raggiunto Umberto Toia e hanno cominciato a picchiarlo. Dopo aver utilizzato spranghe e bastoni, gli aggressori hanno ultimato la violenza prendendo il corpo di Umberto Toia, ormai allo stremo delle forze, a calci. Toia ha subito gravi fratture al viso, alla mascella e alle gambe ma, come già scritto in precedenza, fortunatamente la sua vita non è in pericolo.

umberto toia ultrà juventus 2

Gianni Santucci sul Corriere della Sera di oggi si concentra sulle possibili cause dell’aggressione, facendo un passo indietro fino all’agosto scorso:

Roma, stadio Olimpico, la Juve ha appena vinto per 4 a 0 (contro la Lazio) la Supercoppa italiana. Premiazione. La squadra si dirige verso i tifosi. I giocatori si passano di mano la coppa. Vidal. Poi Bonucci. Stacco. Le immagini ripartono su uno sconosciuto che, orgoglioso, a bordo campo, brandisce il trofeo fino a che un responsabile della sicurezza della Juve se lo fa restituire. Come fa un capotifoseria a festeggiare con una coppa in mano come fosse un giocatore?

Una foto che è l’immagine del rapporto malato tra alcune società e le tifoserie organizzate. E c’è qualcosa di più da notare:

Quella sera Toia indossava la maglietta del suo gruppo, Tradizione. È il cuore di una galassia di altre sigle (Fighters, Antichi valori), che allo stadium occupano la parte bassa della curva, vicino al campo, e che in passato si sono contrapposte a chi oggi sta in alto, al secondo anello, i Drughi. Quei posti in curva, nell’estate 2011, durante il ritiro della Juve a Bardonecchia, alcuni gruppi se li contesero in una rissa a coltellate. E non perché da un settore si veda meglio o peggio. La posizione vuol dire potere, che significa seguito, e quindi guadagno per i professionisti del tifo.

Non si parla di milioni di euro, in curva. Ma buoni affari comunque si fanno. Il commercio è uno di questi.

Umberto Toia è ad esempio titolare, con un socio di business e di t i fo, di un’azienda di abbigliamento che porta il nome dei «suoi» stessi ultras: Tradizione lifestyle Srl. E poi ci sono le trasferte.

Anche questo affare e business. Secondo il quotidiano le motivazioni dell’aggressione vanno ricercate tra i soldi, non nel calcio.