Gelli, un bluff sopravvalutato
09/12/2008 - Venerabile de che? La P2 era una banda di semifalliti, sgominata dalla vera massoneria. Altro che la Spectre che ci vogliono far credere Alfio Caruso, giornalista e scrittore, tiene su Giornalettismo la rubrica settimanale “Lo sapesse Indro..”. Il suo
Venerabile de che? La P2 era una banda di semifalliti, sgominata dalla vera massoneria. Altro che la Spectre che ci vogliono far credere
Alfio Caruso, giornalista e scrittore, tiene su Giornalettismo la rubrica settimanale “Lo sapesse Indro..”. Il suo ultimo libro è “Willy Melodia”
In quest’Italia funziona così: s’intervista Gelli, lo si stuzzica a dire che Berlusconi sta attuando il vecchio progetto Rinascita della P2, che Veltroni è una
sciagura e poi ci s’indigna per tali dichiarazioni, benché rientrino nello stucchevole gioco delle parti, mentre si fanno passare per buone le altre affermazioni del poco venerabile personaggio. Gelli, difatti, continua a propinarci l’immagine di un Paese che negli Anni Settanta fu dominato in largo e in lungo dalla sua congrega, composta secondo lui dai meglio fichi del bigoncio.
NON SPARARE SULLA CROCE ROSSA – E’ tutto falso. La P2 fu il superclub di quanti non riuscivano a ritagliarsi manco un ruolo da magliari. Era una banda di semifalliti, che per far carriera riteneva di doversi affidare alle arti pseudo magiche del materassaio di Arezzo. Di quegli oltre mille adepti ufficiali si contano sulle dita di una sola mano quanti sono poi riusciti ad imporsi: Berlusconi, Valori, Costanzo, Cicchitto, Donelli. Gli altri sono miseramente naufragati non perché colpiti dall’indignazione popolare, bensì per l’eccessiva mediocrità. In quella loggia di travet con aspirazioni da capoufficio, da colonnello di presidio, da cavaliere di gran croce non si tramavano arrangiamenti pericolosi della Costituzione, ma avanzamenti, promozioni con riflessi su pensione e Tfr. Da sempre abituati a vivere di raccomandazioni e di piccoli favori, convinti che l’appartenenza a una chiesa sia d’aiuto anche in mancanza di una religione, molti cercavano protezione e conforto. La spiegazione di tanta vigliaccheria fu fornita da Cicchitto, all’epoca fra le teste pensanti del partito socialista. Alla domanda sul perché uno del suo spessore si fosse iscritto alla P2, rispose: l’Italia è infestata dalle bande, se ne stai fuori non hai speranza di sopravvivere.
BLUFF E BLUFFATORI - Fra compassi, triangoli, grembiulini con il giro vita delle massaie emiliane, occhi un po’ abulici del Grande Architetto dell’Universo, ciascuno voleva ritagliarsi la propria fetta di paradiso terreno. E Gelli ne era il garante e l’azzeccagarbugli, il tessitore e la voce del padrone. Con l’esperienza derivante dall’aver praticato il doppio e il triplo gioco prima nella guerra guerreggiata, quindi nella guerra fredda, riuscì a farsi ritenere indispensabile
sia dalla lobby statunitense impegnata a impedire l’ascesa al governo del Pci, sia dai tanti connazionali alla ricerca di protezione e di stipendio. Fu un genietto del bluff, un acuto sollecitatore dei peggiori istinti, un opportunista spietato capace di sfruttare al massimo ogni debolezza del prossimo. La P2, di cui si favoleggia un controllo totale di ministeri, di enti statali, di giornali, era un soufflé di panna rancida malamente montata. Nel decennio in cui avrebbe asservito il Paese esplosero il terrorismo rosso e nero, il sindacalismo divenne incontrollabile, il Pci entrò negli apparati del Potere, l’inflazione raggiunse il 20 per cento, l’Est e l’Ovest usarono la Penisola quale terreno di scontro, un socialista divenne per la prima volta presidente della Repubblica. Al tempo del rapimento Moro i tanti affiliati chiamati da Cossiga nelle diverse commissioni incaricate di fare luce sulla vicenda aumentarono invece la confusione. E non si trattò di confondere le acque, ma di autentica incapacità. Non a caso per sgominare la confraternita dell’intrallazzo bastarono Spadolini e Corona, cioè due esponenti della massoneria seria, che si era alquanto rotta della spregiudicatezza di Gelli e dei suoi accoliti. Andarono tutti a casa, tranne i cinque destinati a brillare di luce propria e di protezioni altrui e del vero, grande regista, Umberto Ortolani. Colui che alla vigilia del conclave del 1963 aveva radunato i più importanti cardinali nella propria villa di Grottaferata per lanciare la candidatura di Montini, il futuro Paolo VI.
Foto di Roberta Hidalgo












gran pezzo
oddio, si fa fatica a pensare a cicchitto, in un passato più o meno prossimo, come ad una “testa pensante”, poi leggo “bande”, “protezione altrui” e tristemente capisco!
pezzo di fattura linguistica notevolissima, aggiungo: sarà che amo quei bei periodi lunghi che..respirano e fanno respirare, quando sono ben scritti:-)
Povero trinariciuto di sinistra! Ormai è senza ossigeno. OK, togliamoli tutto, ma non il suo Gelli!!! Era l’unico mito che restava ancora in piedi…
E IL GRANDE VECCHIO CHI E’ ALLORA
harlot, mi pare ovvio: sei tu
Già Indro Montanelli aveva cercato di spiegare la P2 senza farsi prendere dalle paranoie anitmassoniche. Purtroppo sia in quegli anni che in quelli immediatamente successivi, la figura del Grande Vecchio faceva troppo comodo: agli ex-comunisti sconfitti, come capro espiatorio; ai “destri” che non si capacitavano di vedere la propria parte trionfare, ma con i soliti noti pronti a cambiar semplicemente bandiera e continuare imperterriti.
dove sono state prese queste foto?
@luca,
c’è scritto.
Pingback: Anonimo