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I movimenti contro la discriminazione dei brutti

La nostra società è dominata dalla bellezza. Un aspetto esteriore esteticamente gradevole è, come mostrano le ricerche, una chiava importante per una vita di maggior successo. La società dell’immagine costruita in questi ultimi decenni dai media ha ulteriormente ampliato questo fenomeno. Per contrastare questa deriva si stanno mobilitando movimenti che rivendicano maggiori diritti anche per i brutti.

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DITTATURA DEL BELLO – Una delle case di moda di maggior successo del mondo , l’america Abercrombie&Fitch, ha elevato la bellezza ad ideologia. La figlia di Mike Jagger, Jade, ha detto che non capisce come si possano assumere brutti. Un caffè di Parigi sposta i clienti con un aspetto fisico poco gradevole vicino ai bagni, per far apparire più bello il loro locale. Sono tre esempi di come la società attuale sia sempre più dominata dalla bellezza, come spiega un’analisi del quotidiano svizzero TagesAnzeiger. L’economista americano Daniel S.Hamermesh ha scritto un libro, La bellezza paga, nel quale ha elencato tutti i, numerosi, vantaggi garantiti da un aspetto fisico gradevole. La bellezza offre solo vantaggi, in praticamente tutte le culture del mondo, un principio che vale per uomini e donne.  Un dato oggettivo come ne è la valutazione. Secondo i dati di Hamermesh il 10% delle persone viene valutato nella categoria degli estremamente attraenti, mentre il 1o ed il 12 è la percentuale di chi piace poco. Gli oggettivamente brutti sono pochi, dall’1 al 2%. Il centro è occupato dal 75% delle persone, che vengono ritenute normali.

VANTAGGI ECONOMICI – La bellezza ha sempre offerto, fin dall’antichità, quando un aspetto estetico gradevole segnalava salute e forza. Per questo gli uomini preferivano riprodursi con chi aveva questo tipo di caratteristiche. Ora il problema della sopravvivenza non esiste più, rimarca TagesAnzeiger, ma la logica è rimasta quella della preistoria. Platone tuonava contro l’aspetto esteriore come inganno, ma i belli ottengono dei benefici economici significativi. Secondo i dati dell’economista americano Hamermesh negli Usa i belli guadagnano il 15% rispetto ai brutti, con la stessa età e con le stesse capacità. In un’intera esistenza ciò provoca una differenza di reddito di circa 200 mila euro. Lo svantaggio dei brutti rispetto alla media è calcolato in 110 mila euro circa. Per l’economista americano simili dati valgono anche per l’Europa. Anche nelle professioni intellettuali i professori belli fanno carriera più rapidamente di chi invece non è attraente. Allo stesso modo gli studenti con un aspetto esteriore gradevole appaiono più bravi ai loro insegnanti.

RIBELLIONE DEI BRUTTI – Essere brutti significa essere discriminati, un’opinione comune per molti economisti e sociologi secondo TagesAnzeiger. In inglese c’è una parola che esprime il concetto della preferenza assegnata ai belli, Lookism.  Fino agli anni settanta c’erano città statunitensi che ponevano limiti di movimento alle persone giudicate brutte. Norme poi cancellate, e sostituite da pochi regolamenti che vietano la discriminazione per aspetto fisico. Finora nessun tribunale americano ha dato ragione alle cause intentate per discriminazione ottica. L’aspetto esteriore è difficile da valutare, e poche persone hanno il coraggio di affrontare un processo nel quale denunciare la discriminazione subita per la propria bruttezza. Per facilitare la ribellione di queste persone stanno nascendo movimenti Anti Lookism che vogliono contrastare la dittatura del bello. In Germania ci sono state proteste di questi movimenti che sono diventati noti all’opinione pubblica internazionale, come il picchetto effettuato di fronte alla casa di Barbie aperta a Berlino. I Verdi tedeschi hanno provato a raccogliere le istanze di questi movimenti, chiedendo di aprire i concorsi di bellezza anche alle persone più brutte.

CAMBIARE LA PERCEZIONE – L’Anti Lookism non è un movimento che vuole cambiare i corpi, ma mutare la percezione dell’opinione pubblica, e ridurre il peso che attribuiamo nelle nostre scelte alla bellezza. Secondo TagesAnzeiger in questi mesi si sono visti i primi risultati della crescita di questa nuova sensibilità. Abercrombie&Fitch ha annunciato che venderà abiti pensati anche per donne dalle taglie più grandi, rinunciando all’ideale di magra bellezza canonizzato nella sua offerta di indumenti. La richiesta di scuse rispetto alle precedenti dichiarazioni fatta dal Ceo Mike Jeffries ne è ulteriore dimostrazione. Lady Gaga ha invitato le sue giovani fan a liberarsi dagli ideali di bellezza standardizzata, chiedendo loro di essere orgogliose delle loro caratteristiche, ovvero dei loro difetti. Lo stesso apprezzamento riscosso dai modelli androgini evidenzia per Hamermesh una novità nella valutazione della bellezza, che finora non c’era mai stata nella storia dell’umanità.