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Chi ti spia mentre guardi i porno?

Salon ci parla del monitoraggio da parte di numerose aziende di utenti che vengono studiati mentre sono alle prese con film porno per comprendere i gusti di costoro ed elaborarli per renderli utili a società di pubblicità che così possono pubblicare dati e contenuti da proporre agli individui in questione.

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IL RUOLO DELLA PUBBLICITÀ SELETTIVA – L’allarme è stato lanciato la scorsa settimana dal Financial Times che ha parlato della possibilità che anche i gusti sessuali siano oggetto di monitoraggio da parte di esperti di comunicazione. E facciamo finta che un uomo di professione massaggiatore porno abbia visto tre video consecutivi relativi al bukkake per poi trovarsi la pubblicità di salviette per neonati. Secondo la giornalista Emily Steel, in base a questi dati una società che fornisce carte di credito potrebbe scegliere di non mandare più immagini pubblicitari ad una persona ritenuta un cliente pericoloso perché frequentatore di siti hard mentre invece potrebbe farla da padrona una società specializzata in giochi d’azzardo.

 

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LA DIFESA DI YOUPORN – Youporn, citato nel 2010 per via di una falla nel codice javascript che consentiva di poter scoprire quali fossero gli altri siti porno visitati dall’utente, ha risposto ai quesiti di Salon tramite Corey Price, vice presidente di Pornhub.com, rete che comprende Youtube e Redtube, spiegando che i due siti non consentono a terze parti di accedere alla cronologia web dei clienti, aggiungendo che l’azienda prevede una rigida politica di privacy. Next Up, società di elaborazione dati che ha fornito le sue evidenze al Financial Times, ha spiegato attraverso l’amministratore delegato Scott Meyer che ha minimizzato la questione spiegando che la maggior parte delle aziende che raccolgono dati sensibili possono farlo responsabilmente e che questo non dovrebbe essere considerato come un problema.

UN PROBLEMA SERIO – Sarah Downey, analista specializzata in privacy per conto di Abine, ha risposto a Meyers affermando che il tema del profiling on-line degli utenti e la vendita dei loro dati va affrontato in maniera seria anche perché ha un valore di centinaia di milioni di dollari, con il risultato che così facendo si mette in pericolo la dignità delle persone a causa dell’abuso di tali dati da parte di soggetti senza scrupoli anche perché è difficile, ha concluso la Downey, certificare l’uso responsabile di tali informazioni. Un’altra azienda del settore, Evidon, ha confermato il monitoraggio spiegando che poi le informazioni vengono vendute ad aziende interessate nell’ottimizzazione del monitoraggio degli annunci. Il che se vogliamo è disturbante, anche perché ora su Internet bisogna stare attenti pure a ciò che si fa nell’intimità di casa propria.