Nonostante la buona volontà, molti dei vari interventi per arginare la crisi finanziaria si sono rivelati poco efficaci o addirittura controproducenti.
Grazie a George Akerlof sappiamo da quasi 40 anni quanto sia importante l’informazione in un’economia di mercato: in un contesto di informazione asimmetrica (una controparte ne sa più dell’altra) esiste un fondato rischio che il mercato fallisca. Secondo uno dei miei autori preferiti la soluzione perfetta sarebbe trasferirsi tutti nel world of truth, dove tutti sono obbligati a dire la verità. Purtroppo, nel mondo reale, bisogna cercare di correggere le potenziali distorsioni per evitare che il mercato fallisca. Il problema è che anche questi meccanismi, nonostante le premesse, tendono a fallire. Eccovi allora una miniguida all’ultima crisi finanziaria e ad alcuni fatti bizzarri: perché d’accordo l’eccesso di liquidità, d’accordo la crisi dei subprime, ma per una bella crisi c’è bisogno anche dell’ambiente giusto.
IAS, BASILEA E IL VAR - Fatta la legge trovato l’inganno. Già, perché tanta fatica è servita per arrivare ad una reportistica condivisa per i bilanci (i cosiddetti IFRS o IAS), per poi trovarsi con una banca tedesca (IKB) che va a fondo a causa di un’entità fuori bilancio (Rhineland) con cui, tuttavia, la banca aveva forti legami finanziari. Ma è un solo esempio tra tanti. Un altro caso: Il Comitato di Basilea, nel cercare di delineare dei nuovi principi che definissero un “margine di sicurezza” per le banche (cosiddetti capital ratios) decise che il Value at Risk era un sistema egregio per valutare le perdite attese. Tralasciando la matematica, c’è quel problema delle ipotesi: certo, il VaR segnala la perdita massima attesa nel caso in cui i mercati siano efficienti, cioé vi sia sempre incontro tra domanda e offerta. Ma che succede se il mercato sparisce? Insomma, dove sta il rischio di liquidità in questo approccio? Ultimamente avete sentito parlare spesso di scarsa liquidità dei mercati? Infatti.
BASILEA II E I RATING - Già ai tempi della Grande Depressione ci si era accorti che il sistema monetario è prociclico. Facendola breve, quando le cose vanno bene il credito si espande, quando vanno male si restringe; anche se è probabile che è proprio quando le cose vanno male che avrete bisogno di credito! Il solito Comitato ha pensato di legare la valutazione del rischio di insolvenza al rating delle principali agenzie; in pratica se la vostra banca presta soldi alla General Electric (AAA) la sua esposizione pesa poco (in termini di capitale da mettere da parte per coprire il rischio), mentre se li presta a Fiat (BB) l’esposizione pesa molto di più, e la banca può concedere meno prestiti. Ma i rating non sono una cosa costante, visto che quando le cose vanno male le Moody’s, Fitch e Standard & Poor li abbassano senza problemi. E allora la vostra banca dovrà ridurre le sue esposizioni nei momenti di crisi, rischiando di esacerbare la crisi stessa.
QUANDO IL RIMEDIO È PEGGIORE DEL MALE - Ce ne sarebbero altri, ma per questa volta mi fermo qui. La morale è piuttosto banale: è vero che i mercati sono fallibili e quindi vanno “corrette” alcune distorsioni; anche le correzioni sono però fallibili, e a volte sono addirittura peggio dei mercati lasciati a loro stessi. L’unica consolazione, parafrasando Churchill, è che (finora) questo è il peggior sistema possibile, esclusi tutti gli altri.




Mi sembrava meno tecnico mentre lo scrivevo… E meno male che ho tagliato la parte “quantitativa” sulle ipotesi del VaR, altrimenti diventava senza dubbio il post meno letto della storia
Che pessimista
puoi fare di peggio.
bravo 7+
Va bene greg, prossimo articolo sulle distribuzioni di pareto-levy.
Al di là del fatto che non ho mai capito il concetto di “fallimento di mercato”, visto che il termine di paragone (la concorrenza perfetta tra esseri onniscienti) non esiste, ottimo post. Non è per molto tecnico ed è molto chiaro.
Ciao LF, credo che la miglior spiegazione della “market failure” sia una situazione in cui compratori e venditori smettono di scambiare per problemi di fiducia reciproca. Praticamente il risultato tipico dell’adverse selection.